Il Comune di Rimini chiede le bollette a Casa don Gallo, monta la protesta

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L'amministrazione ha chiesto alla struttura di accoglienza per senzatetto di pagare le utenze eccedenti gli 8.000 euro coperti da convezione, ovvero 4.570 euro
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RIMINI – “Ingiusto e inaccettabile”. Il network di Casa Madiba di Rimini si schiera al fianco di Casa don Gallo. La struttura che accoglie persone senza tetto si è infatti vista recapitare dal Comune la richiesta di pagare le utenze eccedenti agli 8.000 euro coperti da una convenzione, vale a dire 4.570 euro. Da qui lo stato di agitazione e domani un presidio in piazza Cavour alle 11.30 contro la decisione dell’amministrazione.

Con Casa don Gallo ci sarà appunto anche il collettivo Casa Madiba che in città gestisce il Guardaroba solidale che con la pandemia, spiegano le attiviste in una diretta sui social questa mattina, ha registrato “un notevole incremento degli accessi”, anche da parte di italiani. Dunque il profilo sociale di chi entra in quello che è a tutti gli effetti un negozio di vestiti è “cambiato”: si tratta di “lavoratori impoveriti, in nero, non solo stranieri ma sempre più italiani, disoccupati e precari; di badanti dell’Est, lavoratrici stagionali, casalinghe con il marito in cassa integrazione e figli in dad con difficoltà di gestione”. Persone, aggiungono le attiviste, che “prima della pandemia si mantenevano in equilibrio e negli ultimi mesi sono precipitate”. E che inoltre sono “esclude dai bonus del governo o non riescono ad accedere alle pratiche relative”. Numeri alla mano, i primi tre mesi dell’anno registrano “tristi record”: gli accessi al Guardaroba solidale sono stati 369 e 62 quelli nuovi. Sono in crescita i migranti, 118 solo a marzo, ma anche gli italiani, stabili invece i senza tetto. Il dato “più preoccupante” riguarda l’aumento delle persone in precarietà abitativa, che vivono in albergo o in case condivise con amici spesso sovraffollate: sono passate dalle 26 di fine gennaio alle 102 di fine marzo. Numeri confermati anche dalla Staffetta solidale che distribuisce pacchi viveri.

Insomma, ribadiscono le attiviste del Guardaroba, 12 in tutto a cui si aggiungono due ragazzi della Casa don Gallo, c’è stato dalle ultime settimane di ottobre “un incremento notevole degli accessi” a causa del Covid-19. Se prima si trattava principalmente di migranti e senza fissa dimora, ora c’è “una nuova fetta di poveri, con molte badanti che hanno perso il lavoro e persone in difficoltà abitativa, con problemi di accesso ai servizi e alle cure, a pagare affitti e rette scolastiche”. Così nelle ultime settimane del 2020 gli accessi al Guardaroba, dove è stata creata un’area di filtro e salute, sono stati 125, con gli uomini in maggioranza e le donne al 15%, la maggior parte, appunto, badanti dell’Est. In un mese i migranti sono saliti da 21 a 49, le persone in precarietà abitativa da 15 a 44, stabili i senza tetto, una trentina. I nuovi accessi sono stati 34, con una media di quattro persone nuove a ogni apertura. Questa mattina sono state otto. Infine, per quanto riguarda Casa don Gallo, tra 2019 e 2020 ha accolto 102 persone, di cui 42 l’anno scorso in piena pandemia, in uno spazio di 300 metri quadrati per tre mesi, non sicuro, senza direttive istituzionali e con le mascherine acquistate in autonomia. E con Palazzo Garampi che batte cassa per le utenze in eccedenza, monta la protesta.

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