VIDEO | Coronavirus, Cgil: “La Sardegna rischia di perdere il 10% del Pil”

Il segretario regionale della Cgil Sardegna lancia l'allarme. E parla anche di reddito e di ripartenza: "Ma ci vuole cautela"
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CAGLIARI – “Penso che noi andremo incontro ad un calo drammatico e atroce del 10% del prodotto interno lordo. Se si considera che negli ultimi anni il pil della Sardegna è oscillato tra i 29 e i 33 miliardi, capiamo bene di che cifre stiamo parlando”. Così Michele Carrus, segretario regionale della Cgil Sardegna, intervistato via Skype dall’agenzia “Dire”.

“Per far fronte ad una prospettiva di questo genere è assolutamente necessario moltiplicare gli sforzi per accelerare quantità e tempi degli investimenti pubblici– spiega Carrus-. Se riusciremo a procurarci le risorse e ad utilizzare bene quelle che già ci sono, saremo in grado di ridurre l’impatto negativo di questa perdita, sia dal punto di vista della ricchezza prodotta, sia dal punto di vista dell’occupazione”. Ma, sottolinea il numero uno della Cgil sarda, “per fare questo occorre una giunta efficiente, con le idee chiare, e non sono in grado di dire se in Sardegna ci sia: il presidente Solinas, quando ci parlo, mi fa ben sperare, però quando vedo il modo in cui si muove la compagine di governo e anche la maggioranza, con preoccupazione noto la tendenza da parte di ciascun assessorato ad agire in modo non strettamente collegato ad un piano complessivo di azione. Piano che invece Solinas deve imporre, innanzitutto ai suoi, e realizzare passo passo”.

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“RIAPRIRE ATTIVITÀ SARDEGNA? CAUTELA”

“Qui in Sardegna il picco non è stato ancora raggiunto, a differenza di quello che si rileva in altre Regioni, in cui c’è già una tendenza all’appiattimento dei dati di diffusione della malattia. Questo ci dicono gli esperti anche nominati dalla regione, e questo quindi ci porta ad essere molto cauti rispetto a tutte le ipotesi di allentamento dei vincoli alla mobilità, alla ripresa delle attività e così via”, dice ancora Carrus, segretario regionale della Cgil Sardegna.

“In Sardegna non sono partiti gli screening di massa– spiega Carrus- abbiamo fatto in totale, ad oggi, il numero dei test che la Lombardia fa in un giorno. Solo quando si faranno controlli a tappeto, si potrà stabilire la curva dell’andamento epidemiologico, per poi prendere delle decisioni ponderate. Quindi riteniamo che nelle attività lavorative che stanno proseguendo -e in quelle che stanno chiedendo via via autorizzazione ai Prefetti per riaprire- debba essere assicurata la presenza di tutte le modalità sicure di lavoro: se hai le condizioni di aprire -a prescindere dai codici Ateco- bene, altrimenti rimani chiuso”.

Prosegue Carrus: “In Sardegna come sindacato abbiamo denunciato situazioni preoccupanti, in particolare nelle case di cura private e nelle case di riposo per gli anziani. L’Azienda per la tutela della salute ha emanato una disposizione interna nella quale in buona sostanza dice alle case di cura ‘tenetevi i contagiati e dotatevi dei medici e specialisti utili ad assisterli’. Questo è un problema serissimo. Noi invece riteniamo che occorra predisporre delle strutture dedicate all’accoglienza ospedalizzata -con tutte le attrezzature e le competenze necessarie- all’interno del Servizio sanitario nazionale, per assistere adeguatamente questi pazienti. Che purtroppo sono i più fragili e infatti in numero rilevante soccombono alla malattia”.

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“SOSTEGNO REDDITO, IN SARDEGNA 30.000 LAVORATORI”

“In Sardegna circa 30.000 lavoratori hanno fatto domanda per gli strumenti di sostegno al reddito di vario di tipo”, afferma Carrus, segretario regionale della Cgil Sardegna, intervistato via Skype dall’agenzia “Dire”.

“Penso che nel complesso in Sardegna siano state messe in campo misure per l’emergenza abbastanza ‘coprenti’- spiega Carrus-. Ora però bisogna avviare il più rapidamente possibile le procedure di attuazione, in modo che la gente possa fare le domande e poi ottenere soddisfazione, a partire dalla Regione nelle parti di propria competenza”.

Sono state introdotte delle provvidenze particolari, ricorda Carrus, “per alcune categorie di lavoratori che erano escluse dalle misure nazionali, come ad esempio colf, badanti e lavoratori stagionali degli altri settori che non fossero legati alla filiera del turismo, per le quali stiamo aspettando le misure di attuazione. Nel frattempo la Regione ha predisposto il famoso pacchetto di misure straordinarie da 120 milioni di euro, che integra tutti gli altri trattamenti fino ad arrivare a 800 euro. Ora si deve pensare ad una forma di sostegno dedicata ai pensionati incapienti, al momento esclusi da queste misure”.

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16 Aprile 2020
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