Di Rosa (Asl Roma 1): “1.100 tamponi in drive-in, positivi il 10%”

Nel Lazio il trend è al 2,3%, il più basso mai registrato dall'inizio dell'epidemia
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ROMA – “Dall’1 aprile abbiamo effettuato 1.100 tamponi in modalità drive-in, la maggior parte dei quali al personale sanitario e a soggetti esposti a rischio contagio. I livelli di positività riscontrati sono bassi: circa il 10%”. Lo ha spiegato il direttore del Servizio igiene e sanità pubblica (Sisp) dell’Asl Roma, Enrico Di Rosa, in un colloquio con l’agenzia Dire. I tamponi in modalità drive-in si svolgono ogni giorno all’aperto nel Comprensorio del Santa Maria della Pietà. I cittadini restano nella propria auto mentre il personale infermieristico effettua il tampone faringeo indossando i dispositivi di protezione. Il test non è somministrato su base volontaria. Sono gli stessi operatori del Sisp a valutare e invitare le persone in sorveglianza sanitaria con sintomi tipici, quelle segnalate dai medici di base o quelle che hanno bisogno di due tamponi negativi per essere giudicati guariti. Secondo Di Rosa una delle criticità del sistema riguarda il tempo che passa tra il momento in cui arriva la segnalazione e l’effettivo tampone.

“Di solito trascorrono cinque o sei giorni- ha sottolineato Di Rosa- E’ un tempo ancora troppo lungo, l’ideale sarebbe dopo due o tre giorni. Per questo abbiamo aumentato la nostra capacità di effettuarli, perché le segnalazioni sono ancora tante, anche se per fortuna la maggior parte di queste non è preoccupante“.

Nel Lazio il trend è al 2,3%, il più basso mai registrato dall’inizio dell’epidemia. “Siamo in una situazione che dal punto di vista epidemiologico possiamo definire in stabile calo- ha continuato Di Rosa- Gli ospedali non sono saturi, molte persone vengono assistite a domicilio, aumentano i guariti. La situazione è quindi migliorata, speriamo che prosegua così e che dal 3 maggio possa esserci un progressivo allentamento delle chiusure”. La Regione Lazio ha annunciato il via ai test sierologici su 300 mila persone, a partire dalle forze dell’ordine. “Sono test veloci, riservati ad alcuni gruppi di persone, con metodologie che necessariamente hanno dei limiti visto il brevissimo lasso di tempo che c’è stato per metterli a punto- ha precisato Di Rosa- Ma si fanno continuamente grandi progressi e sono convinto che lo sviluppo di questi test sierologici sarà un po’ la chiave per gestire l’emergenza nei prossimi mesi”.

Infine, sull’uso delle mascherine, il direttore del Sisp è d’accordo con la posizione dell’Oms: “Negli ambienti chiusi sono necessarie, così come altre misure di prevenzione quali il distanziamento, mentre all’aperto non c’è motivo di portarle e quindi di sprecarle. Di certo il mio augurio è che la decisione sull’obbligatorietà delle misure da prendere avvenga dopo un percorso razionale e omogeneo a livello nazionale”.

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16 Aprile 2020
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