Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Patto del pesto fra Toti e Salvini, ministro: “Mi è costato una camicia”

Oggi a Montecitorio spazio al pesto, che la Liguria chiede diventi patrimonio Unesco. Nell'occasione Toti e Salvini hanno fatto due chiacchiere private: che sia ora di archiviare Berlusconi e Forza Italia?
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – È ‘patto del pesto‘ tra il leader della Lega, Matteo Salvini, e il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti. Oggi alla Camera Toti ha lanciato la campagna per il riconoscimento del pesto genovese, col mortaio, patrimonio dell’Unesco. Il ministro dell’Interno è intervenuto e poi si è soffermato a parlare col presidente Toti.

E’ stato siglato il ‘patto del pesto? “Il patto del pesto mi è costato una camicia” ha risposto Salvini ai giornalisti mentre cercava di togliersi una macchia.

Confronto teso con il collega Di Maio, farà pace? “Per fare pace bisogna essere in guerra, io non sono in guerra con nessuno” ha risposto ancora Salvini, chiamato poi da alcuni cittadini e ragazzi a fare dei selfie. Il ministro Di Maio lavora molto? “Come tutti, se ognuno svolgesse il proprio lavoro, l’Italia sarebbe sicuramente un paese migliore” ha detto ancora Salvini.

APPELLO LIGURIA: RICONOSCERE PESTO PATRIMONIO UNESCO

Montecitorio si colora di verde basilico per presentare il prodotto principe della gastronomia ligure: il pesto. La salsa, simbolo di Genova e della Liguria, è stata presentata oggi dal presidente di Regione, Giovanni Toti e dal sindaco di Genova, Marco Bucci, impegnati nella campagna per chiedere che sia riconosciuta patrimonio dell’Unesco.

A sostenere la richiesta i deputati liguri, il sottosegretario ai Trasporti Edoardo Rixi, insieme al presidente dell’Associazione Palatifini Roberto Panizza, a cui si deve l’invenzione del campionato mondiale del pesto.

Il percorso di riconoscimento della seconda salsa più usata al mondo dopo quella al pomodoro è stato avviato dalla Giunta regionale nell’ottobre 2015: la produzione del pesto genovese con il mortaio, segnalano le istituzioni e i promotori, risale al Medioevo ed è espressione della convivialità e dello spirito di accoglienza dei suoi abitanti. “Stiamo portando avanti il percorso di riconoscimento Unesco del pesto- dice Toti- perchè è una salsa fatta con prodotti di eccellenza, in grado di promuovere il nostro Paese e attraverso cui fare del nostro paese una meta turistica grazie a un sapere antico e a una tradizione che si tramanda. Dentro c’è sapienza, cultura, storia e sapore ed è per questo che vogliamo portare il pesto nel mondo”.

Il governatore si rivolge ai parlamentari liguri ma non solo: “Non stiamo parlando di una cosa frivola: dietro i prodotti dell’agroalimentare ci sono investimenti e lavoro ed è un’opportunità per fare turismo e valorizzare le nostre eccellenze gastronomiche nel mondo. Per questo l’attenzione delle istituzioni è un volano importante”.

“Nel pesto- sottolinea il sindaco di Genova- ci sono tutte le caratteristiche di una produzione italiana di eccellenza con il basilico ligure dop, l’aglio di vessalico, il parmigiano, il pecorino e l’olio di oliva. In pratica una strategia di marketing territoriale per una regione stretta tra le colline e il mare che ha fatto dell’utilizzo sapiente delle materie povere la sua missione, approfittando al massimo dei sapori. E’ il caso del pesto- conclude- ma anche della meno nota salsa alle noci”. La domanda di riconoscimento all’Unesco ha ricevuto l’adesione di oltre 100 tra comuni liguri e enti territoriali, 35 associazioni nazionali e liguri, 10 scuole e università italiane e straniere, 15 organizzazioni e centri internazionali che si occupano di cultura alimentare e più di 25.000 firme di appoggio raccolte da Regione Liguria nel 2018, durante la settimana del pesto.


Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»