ROMA – Diciassettesimo giorno di guerra in Medio Oriente. Tutte le principali notizie della giornata.
22:30 – COLPITO HOTEL CON ITALIANI, STANNO TUTTI BENE
Un drone ha colpito un hotel a Baghdad dove alloggiava anche personale italiano, che è attualmente in sicurezza e non è stato coinvolto nell’esplosione. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, si è immediatamente messo in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa ed il Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, per avere aggiornamenti sulle condizioni del personale, che è attualmente al riparo nei bunker. Così in una nota stampa il ministero della Difesa.
22:10 – MELONI: “MANDARE NAVI UN PRIMO PASSO VERSO IL CONVOLGIMENTO”
Le basi militari e il caos sullo Stretto di Hormuz “sono il mio primo problema, oggi sono il problema principale”. Lo afferma la premier Giorgia Meloni nel corso della registrazione di ‘Quarta Repubblica’, condotto da Nicola Porro su Retequattro.
“C’è un tema di monitoraggio e di attenzione verso i nostri militari che sono molti nell’area, particolarmente per quello che riguarda Erbil e il Kuwait anche se sono stati ridotti e quelli che sono rimasti sono quelli strettamente necessari a far camminare missioni importanti internazionali contro il terrorismo, perché è molto importante secondo me la nostra solidarietà in questo momento, la nostra presenza per i Paesi del Golfo, che sono i nostri partner strategici e perché noi in quella zona abbiamo decine di migliaia di italiani. Dopodiché chiaramente lavoriamo per una de-escalation, cioè per fare in modo che la guerra possa terminare e possa tornare la diplomazia”.
“Quello che noi possiamo fare adesso è rafforzare Aspides, quindi parliamo del Mar Rosso”, mentre l’invio di navi “nello stretto di Hormuz chiaramente è più impegnativo perché vorrebbe dire fare un passo avanti verso il coinvolgimento”.
Per Meloni “da una parte per noi è fondamentale la libertà di navigazione, che è oggetto anche oggi di uno statement che è stato fatto con i nostri partner, ma intervenire significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento”.
20:45 – “PREOCCUPATI PER L’ESCALATION IN LIBANO”
“Siamo profondamente preoccupati per l’escalation di violenza in Libano e chiediamo un impegno concreto da parte dei rappresentanti israeliani e libanesi per negoziare una soluzione politica sostenibile. Sosteniamo con forza le iniziative volte a facilitare i colloqui e sollecitiamo un’immediata de-escalation”. Così in una dichiarazione congiunta i leader di Canada, Francia, Germania, Italia e Regno Unito sull’escalation del conflitto tra Israele e Hezbollah.
“Gli attacchi di Hezbollah contro Israele e i civili devono cessare ed Hezbollah deve disarmarsi.
Condanniamo la decisione di Hezbollah di unirsi all’Iran nelle ostilità, che mette ulteriormente a repentaglio la pace e la sicurezza regionali”, si legge ancora nella dichiarazione congiunta.
“Condanniamo gli attacchi diretti contro i civili, le infrastrutture civili, gli operatori sanitari e le infrastrutture, nonché contro la Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano. Queste azioni sono inaccettabili e invitiamo tutte le parti ad agire in conformità con il diritto internazionale umanitario”, prosegue.
“Una significativa offensiva di terra israeliana avrebbe conseguenze umanitarie devastanti e potrebbe portare a un conflitto prolungato. Deve essere evitata. La situazione umanitaria in Libano, compresi i continui sfollamenti di massa, è già profondamente allarmante”
19 – MERZ: “NON E’ UNA QUESTIONE NATO”
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha escluso una partecipazione della Germania all’offensiva militare di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. “Ci manca il mandato richiesto dalla Legge fondamentale da parte delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea o della Nato”, le parole del capo di governo, durante una conferenza stampa a Berlino. “Era chiaro fin dall’inizio che questa guerra non riguarda la Nato”.
Merz ha aggiunto che la Germania non è stata consultata né dagli Stati Uniti né da Israele prima dell’avvio della loro campagna militare. Questo significa, secondo il cancelliere, che non c’è mai stata una discussione su “se” le truppe tedesche dovessero essere coinvolte.
18:40 – KHAMENEI: “TUTTE LE NOMINE GIA’ FATTE RESTANO VALIDE”
“In risposta alla richiesta di alcuni dirigenti e funzionari di istituzioni che erano stati nominati direttamente dal Leader Martire (che Dio santifichi la sua anima pura), annuncio che nessuno dei loro incarichi necessita di rinnovo per il momento”. Così su X In un post su X Mojtaba Khamenei, la nuova Guida Suprema dell’Iran.
18:10 – L’IRAN: “LO STRETTO E’ APERTO, MA NON PER I NOSTRI NEMICI”
“Lo Stretto di Hormuz è aperto, ma non per i nostri nemici e i loro alleati”: lo ha detto oggi il ministro degli Esteri dell’Iran, Abbas Araghchi, durante un punto stampa a Teheran.
Sull’argomento è tornato ore dopo Donald Trump, parlando alla Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti ha criticato i Paesi che non si mostrano “entusiasti” di intervenire nella regione, per garantire il passaggio delle petroliere, come richiesto dalla sua amministrazione. Trump ha aggiunto: “Hanno detto che preferirebbero non essere coinvoltià Io so che li proteggeremo comunque, ma se un giorno avessimo bisogno di aiuto, loro non ci sarebbero per noi”.
17:50 – TRUMP NON E’ CONTENTO
Parla Trump, che non è una notizia in questi giorni in cui parla tantissimo. Ora dice che l’esercito statunitense ha colpito oltre 7.000 obiettivi in tutto l’Iran, “principalmente obiettivi commerciali e militari”. E che gli Stati Uniti hanno “ottenuto una riduzione del 90% dei lanci di missili balistici e una riduzione del 95% degli attacchi con droni”.
“I missili stanno arrivando a poco a poco perché non ne hanno più molti a disposizione. Più di 100 navi della marina iraniana sono state affondate o distrutte nell’ultima settimana e mezza”.
Trump dice quindi che gli Stati Uniti stanno “indebolendo” la capacità dell’Iran di minacciare la navigazione commerciale nello stretto di Hormuz. Secondo le sue stime, più di 30 navi posamine sono state distrutte, e gli Stati Uniti non sono certi che siano state effettivamente calate delle mine nello stretto. “Abbiamo colpito, per quanto ne sappiamo, tutte le loro navi posamine… ma non sappiamo se qualcuna sia stata effettivamente sganciata, non siamo sicuri che lo sia stata. Non sappiamo se ne abbiano sganciati altri, ma abbiamo colpito tutte le loro 30 navi”.
Ma soprattutto Trump ha ribadito il suo appello ad altri Paesi affinché contribuiscano a riaprire il traffico marittimo nello stretto. Non gli è piaciuta la risposta, e gli ha fatto un po’ il verso.
“Non abbiamo bisogno di nessuno; siamo la nazione più forte del mondo. In alcuni casi lo faccio quasi non perché ne abbiamo bisogno, ma perché voglio scoprire come reagiscono”. Trump ha affermato di aver sempre creduto che “se mai avessimo bisogno di aiuto, loro non ci sarebbero stati”, e che questi paesi gli stavano dando ragione. Ha poi aggiunto: “Vuol dire che per 40 anni vi abbiamo protetto e non volete essere coinvolti in qualcosa di così insignificante?”.
16:45 – “GLI USA NON HANNO PROBLEMI A FAR PASSARE LE NAVI IRANIANE”
Gli Stati Uniti “non hanno problemi” con il transito di alcune navi iraniane, indiane e cinesi attraverso lo stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato il segretario al Tesoro americano Scott Bessent. Qualsiasi cosa pur di mitigare l’aumento dei prezzi. “Stiamo assistendo a un numero sempre maggiore di navi cisterna che iniziano a transitare. Le navi iraniane sono già partite, e lo abbiamo permesso per rifornire il resto del mondo. Abbiamo visto anche navi indiane partire, e crediamo che anche alcune navi cinesi siano partite. Quindi pensiamo che ci sarà un’apertura naturale da parte degli iraniani. E per ora, per noi va bene. Vogliamo che il mondo sia ben rifornito”, ha detto Bessent.
Alla domanda se l’ amministrazione Trump avrebbe utilizzato strumenti diversi dal rilascio delle riserve petrolifere per mitigare l’aumento dei prezzi e gli impatti della guerra, Bessent ha risposto: “Dipenderà dalla durata del conflitto”.
15:20 – L’EUROPA NICCHIA
L’Europa prende tempo. E l’Italia non fa eccezione, è tra gli ultimi – insieme a Regno Unito, Germania e Grecia – a rispondere con prudenza alla richiesta di Donald Trump di contribuire militarmente alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando a Bruxelles, ha ribadito il sostegno italiano al rafforzamento delle missioni navali dell’Unione Europea nel Red Sea. Ma ha anche messo un paletto chiaro: estendere quelle operazioni fino allo stretto di Hormuz non sembra realistico. “Si tratta di missioni antipirateria e difensive”, ha spiegato, lasciando intendere che un allargamento del mandato sarebbe difficilmente sostenibile.
Mentre i ministri degli Esteri dell’Unione Europea si riunivano per discutere la richiesta di Trump, il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha affermato che è importante che Stati Uniti e Israele definiscano “quando ritengono che gli obiettivi militari del loro dispiegamento siano stati raggiunti”. “Abbiamo bisogno di maggiore chiarezza su questo punto”, ha detto Wadephul ai giornalisti.
Il portavoce del cancelliere tedesco Friedrich Merz, Stefan Kornelius, ha sottolineato che “non è la guerra della NATO. La NATO è un’alleanza per difendere l’area di competenza dell’alleanza”. Kornelius ha affermato che Berlino “ha preso atto” dei commenti di Trump, ma ha aggiunto: “Gli Stati Uniti non ci hanno consultato prima di questa guerra, quindi riteniamo che non sia una questione che riguardi la NATO o il governo tedesco”.
Nel frattempo, anche il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna ha affermato che gli alleati degli Stati Uniti in Europa vogliono capire quali siano gli obiettivi strategici di Trump. “Quale sarà il piano?” E il ministro degli esteri polacco Radek Sikorski ha invitato l’ amministrazione Trump a seguire le procedure appropriate. “Se dovesse pervenire una richiesta tramite la NATO, la valuteremo ovviamente con molta attenzione, per rispetto e simpatia nei confronti dei nostri alleati americani”, ha affermato.
12.34 – ELICOTTERI USA SULLE MADONIE, CGIL: IL GOVERNO CHIARISCA
“L’atterraggio degli elicotteri da guerra della US Navy nel cuore del parco delle Madonie, a Piano Catarineci, in pieno Unesco Global Geopark è un preoccupante episodio. Il costruendo telescopio sul Monte Mufara, nel Parco delle Madonie (Palermo), è un avanzato progetto astronomico situato a 1865 metri sul livello del mare e include il Wide Feld Mufara Telescope (WMT) e il futuro Flyeye dell’Esa, finalizzati al monitoraggio di asteroidi e detriti spaziali. Ci chiediamo, visto ciò che è successo ieri, proprio nelle vicinanze, se questo progetto, del quale il governo ha dichiarato l’interesse strategico nazionale, sia in verità collegato ad altro che non sia di interesse scientifico-astronomico. È necessario che il governo chiarisca in Parlamento e davanti all’opinione pubblica cosa sta succedendo sulle Madonie. Chiediamo al governo nazionale e a quello siciliano di farsi carico delle domande e delle preoccupazioni dei siciliani e dei madoniti”. Lo dicono il segretario generale Cgil Palermo Mario Ridulfo e il segretario Cgil Sicilia Alfio Mannino, raccogliendo i timori e le sollecitazioni espresse dal mondo del lavoro e dalle comunità dei 22 paesi delle Madonie, nel Palermitano, e dall’intera Sicilia, a proposito dell’esercitazione militare avvenuta ieri in un’area tutelata dall’Unesco.
10.30 – TRUMP: STANNO ARRIVANDO DEI SÌ PER LE NAVI DA GUERRA A HORMUZ
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato di aver ricevuto “qualche risposta positiva” dopo la richiesta a diversi Paesi di inviare navi da guerra nello Stretto di Hormuz per rompere il blocco navale imposto dall’Iran. Un invito rivolto in particolare agli alleati della Nato, che secondo Trump andranno incontro “a un futuro molto spiacevole” se non accetteranno. Come riporta l’emittente Cnn, nelle ultime ore ai giornalisti Trump ha detto che vari Paesi “sono stati contattati oggi e ieri sera e abbiamo ricevuto alcune risposte positive. Alcuni hanno preferito non essere coinvolti”. Il capo della Casa Bianca tuttavia non ha chiarito con quali nazioni ci siano state queste interlocuzioni.
Tuttavia, alcuni si sono già pronunciati pubblicamente: il ministro dell’Energia Ed Miliband ha detto che il Regno Unito sta valutando “ogni opzione”, un riscontro simile a quello giunto dalla Corea del Sud, che “valuterà attentamente” la proposta “a stretto contatto” con Washington. Giappone e Australia hanno declinato, sostenendo che non è in programma al momento l’invio di navi nel canale di Hormuz, dove transita circa il 20% del commercio energetico mondiale. La Cina ne ha approfittato per tornare a esprimere “forte preoccupazione” per la chiusura dello Stretto e invocato le vie diplomatiche per porre fine all’escalation.
Ieri, in una intervista al Financial Times, il presidente Trump aveva inviato un monito anche a Pechino, minacciando di rinviare il bilaterale previsto tra lui e il presidente Xi Jinping se non contribuirà a rompere il blocco iraniano nel canale. “La diplomazia dei capi di Stato svolge un ruolo indispensabile nel fornire una guida strategica alle relazioni sino-americane” ha detto stamani la portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian, che ha rinnovato l’appello “a tutte le parti a cessare immediatamente le azioni militari, evitare un’ulteriore escalation delle tensioni e impedire che le turbolenze regionali abbiano un impatto maggiore sullo sviluppo economico globale”.
Il ruolo della Cina nella guerra avviata da Stati Uniti e Israele all’Iran preoccupa per i risvolti economici che sta acquisendo: una fonte di Teheran alla Cnn ha riferito che la Repubblica islamica starebbe valutando non solo di consentire alle sole navi cargo battenti bandiera cinese di attraversa Hormuz in sicurezza, ma di concedere tale autorizzazione anche ad altre, a condizione di aver utilizzato lo yuan per tutte le transazioni finanziarie collegate. Ciò romperebbe il dominio dei petrodollari statunitensi sul commercio del petrolio mondiale, che prosegue dal 1974. Per gli analisti non appare una mossa di semplice realizzazione, sebbene i paesi colpiti da sanzioni sul proprio export di greggio – come Russia, Venezuela e, appunto, Iran – negli anni abbiano già tentato di impiegare altre valute.
Teheran continua però ad avvertire che se l’offensiva israelo-iraniana non terminerà, Hormuz continuerà a restare di fatto chiuso, generando un aumento incontrollato dei prezzi del gas e del petrolio e di altre materie prime fondamentali, come i fertilizzanti usati in agricoltura oppure altre materie prime indispensabili alla produzione della plastica.
L’Iran ha posto in particolare tre condizioni al cessate il fuoco, ma ieri il presidente Trump ha detto che gli Stati Uniti non sono pronti ad accettarle. Stamani invece all’emittente Radio 103FM il ministro israeliano della Cultura e dello Sport, Miki Zohar, ha avvertito: “È molto probabile che la guerra durerà ancora diverse, lunghe settimane”, chiedendo alla popolazione di essere “più che preparata nei prossimi giorni”.
9:50 – NELLA PROVINCIA DI TEHERAN OLTRE 500 MORTI DA INIZIO GUERRA
Ammontano a 503 i morti nella sola provincia di Teheran dal lancio dell’offensiva israelo-statunitense contro l’Iran del 28 febbraio scorso: lo ha riferito l’agenzia di stampa iraniana Mehr, citando Mohammad Esmaeil Tavakoli, capo del Servizio medico di emergenza (Ems) del Paese. A questo si aggiungono circa 5.700 persone rimaste ferite negli attacchi.
Dall’inizio della guerra – che è entrata nella terza settimana – complessivamente sono morte in Iran più di 1.300 persone, ben 2.200 in tutta la regione del Medio oriente. Dopo l’Iran, il Paese più letalmente colpito è il Libano, con oltre 850 vittime.
Gli attacchi tra Iran e Israele sono proseguiti anche per tutta la giornata di ieri. Da fine febbraio il governo di Tel Aviv sostiene di aver colpito più di 200 infrastrutture militari, tra cui sistemi missilistici e di difesa aerea. L’esecutivo di Teheran invece afferma di aver sparato 700 missili e 3.600 droni sia verso lo Stato ebraico che contro obiettivi militari statunitensi nella regione mediorientale.
9:40 – ATTACCO A FUJAIRAH: INCENDIO NEL PORTO PETROLIFERO
Le autorità degli Emirati Arabi Uniti hanno confermato un attacco al porto di Fujairah, situato nel Golfo di Oman, oltre lo Stretto di Hormuz. Secondo diversi media, tra cui Reuters e Al Jazeera, un drone avrebbe provocato un incendio nell’area industriale del petrolio, causando la temporanea sospensione delle attività di carico. In una nota ufficiale, le autorità hanno precisato: “Un grande incendio è scoppiato nella zona delle industrie petrolifere di Fujairah a causa di un drone, non si segnalano feriti”. Il porto di Fujairah rappresenta una delle principali vie di esportazione del petrolio degli Emirati e un punto strategico nel trasporto energetico globale.
9:30 – TEHERAN, ISRAELE DISTRUGGE L’AEREO DI ALI KHAMENEI
Durante la notte, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno annunciato di aver colpito e distrutto l’aereo dell’ex Guida suprema iraniana Ali Khamenei all’aeroporto di Mehrabad a Teheran. Secondo il Times of Israel, l’aereo era utilizzato da Khamenei e da alti funzionari iraniani per “promuovere gli appalti militari e gestire le relazioni con i paesi dell’Asse attraverso voli nazionali e internazionali”. L’IDF ha descritto l’operazione come un colpo strategico che limita le capacità di coordinamento dell’Iran con gruppi proxy, indebolendo le capacità militari e logistiche del regime.
Le forze armate israeliane hanno anche annunciato di aver dato il via alle “operazioni terrestri limitate e mirate” contro Hezbollah nel sud del Libano.
9:00 – ISRAELE IGNORA GLI AVVERTIMENTI USA E ATTACCA LE RISERVE PETROLIFERE IRANIANE: TENSIONE CON WASHINGTON
Secondo quanto riportato dal New York Times, tra Israele e gli Stati Uniti si sono registrate divergenze significative sugli obiettivi della guerra in Iran e sui possibili bersagli da colpire. Il quotidiano americano segnala che sia il presidente Donald Trump sia il comandante del Comando Centrale USA, Brad Cooper, avevano avvertito Israele di evitare un attacco contro le riserve petrolifere iraniane, temendo che ciò avrebbe potuto spingere l’Iran a colpire altre infrastrutture energetiche nel Golfo in rappresaglia. Nonostante gli avvertimenti, Israele ha proceduto con l’attacco alle riserve una settimana fa, provocando vasto incendi e un’impennata dei prezzi del petrolio sui mercati internazionali. Secondo fonti della Casa Bianca, il premier israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe agito anche per ottenere “scene drammatiche di Teheran avvolta dal fumo nero della distruzione”.
1:50 – TRUMP CHIEDE ALLA NATO AIUTO PER LO STRETTO DI HORMUZ E CRITICA LA GRAN BRETAGNA
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato un appello agli alleati della NATO affinché contribuiscano alla riapertura dello Stretto di Hormuz, via marittima strategica per il petrolio globale, al centro della tensione con Iran. In un’intervista al Financial Times, Trump ha definito la situazione “molto negativa” e ha sottolineato come la chiusura dello stretto abbia provocato un’impennata dei prezzi dell’energia.
Secondo Trump, così come gli Stati Uniti hanno sostenuto l’Ucraina contro la Russia, anche gli alleati europei dovrebbero impegnarsi attivamente per garantire la sicurezza del corridoio strategico. Ha avvertito: “Se non ci sarà alcuna risposta o se la risposta sarà negativa, penso che sarà molto negativo per il futuro della NATO”.
Il tycoon ha anche espresso la propria frustrazione per la risposta della Gran Bretagna. Durante un colloquio con il premier Keir Starmer, Trump ha detto di aver chiesto l’invio di navi nel Golfo per garantire la sicurezza dello stretto, ma di aver ricevuto un rifiuto: “Il Regno Unito potrebbe essere considerato l’alleato numero uno, quello con la storia più lunga e così via: eppure, quando ho chiesto loro di intervenire, si sono rifiutati. E non appena abbiamo praticamente annullato la capacità di minaccia dell’Iran, loro hanno detto: ‘Beh, allora invieremo due navi’. Io ho risposto: ‘Abbiamo bisogno di queste navi prima di vincere, non dopo aver vinto’”.







