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Pellini (Ifo): “10mila persone all’anno affette da tumori testa-collo”

testa collo gola
Intervista al Direttore dell'Unità Operativa di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico Facciale dell'IFO di Roma
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ROMA – Le neoplasie benigne e maligne sono in  aumento soprattutto tra la popolazione più giovane. Tra i  principali fattori di rischio di questi tumori ci sono prima di  tutto fumo, alcol e infezione da Papillomavirus, una malattia  sessualmente trasmissibile. Tra i sintomi che potrebbero  suggerire la presenza di un tumore del cavo orale e che devono  far scattare subito l’allarme nel paziente e spingerlo dallo specialista ci sono dolore o bruciore alla bocca o in gola,  sanguinamento o intorpidimento all’interno della bocca e  difficoltà a masticare.

L’agenzia di stampa Dire ha affrontato  l’argomento e indagato quali sono le nuove frontiere di  trattamento chirurgico con Raul Pellini, direttore dell’Unità  Operativa di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico Facciale dell’IFO di Roma. 

– L’Uoc da lei diretta si occupa della diagnosi e della cura dei  tumori, benigni e maligni, del cavo orale, della faringe etc.  Qual è l’entità del problema in Italia? E si registra una  differenza dell’incidenza di queste patologie tra uomini e donne? 
“I tumori della ‘testa e del collo’ sono una realtà variegata  perché in questa sezione del collo ci sono molte strutture. Dai  tumori della ghiandola parotide ai tumori della tiroide, dai  tumori della lingua ai tumori della laringe. In ogni caso sono  tumori abbastanza rari e rappresentano circa il 5-10% di tutti i  tumori che colpiscono l’uomo. Sono al quinto posto tra le  neoplasie, ma in un valore assoluto si tratta di circa 10mila  persone alle quali ogni anno viene diagnosticato il tumore e che  non sono poche. La fascia d’età più colpita è quella avanzata.  Infatti circa un tumore su tre colpisce le persone over 65, ma si  stima che andando avanti con gli anni la percentuale di paziente over 65 anni affetti da neoplasie aumenterà. L’incidenza è la stessa tra gli uomini e le donne, fatta eccezione per i tumori  della tiroide che colpiscono certamente di più la popolazione  femminile rispetto a quella maschile. I tumori della laringe  invece colpiscono maggiormente i maschi, perché ancora oggi gli uomini sono maggiormente dediti al fumo di sigaretta, che è una tra le prime cause di tali neoplasie”. 

– Come riconoscere una neoplasia di questo tipo agli esordi? C’è una sintomatologia precisa che può mettere in allarme il  paziente e spingerlo a recarsi da uno specialista? 
“Questo è interessante perché le neoplasie diagnosticate  all’esordio hanno ovviamente una probabilità di cura e  guarigione maggiore rispetto a quelle avanzate. I distretti  interessati sono diversi, quindi è diversa la sintomatologia  all’esordio. Ad esempio per i tumori della laringe l’abbassamento  della voce è il primo sintomo. Per i tumori del cavo orale  facilmente il paziente può notare una lacerazione sulla lingua o  sulla guancia. Mentre per le neoplasie della parotide salivari il  sintomo più frequente è l’insorgenza della tumefazione di una  sezione all’interno della guancia che il paziente autonomamente  palpa accorgendosi del problema, così da potersi rivolgere al  medico”. 

Dopo l’atto chirurgico è necessario un follow up di controllo?  E visto il Lazio è tornato in zona rossa prevedete di mettere in  campo il servizio di telemedicina già attivo nel vostro  nosocomio durante la prima fase del lockdown? 
“Come per tutte le neoplasie, anche queste per il distretto  testa-collo, il follow up dopo il trattamento è un obbligo.  All’inizio è più serrato, avanzando nel tempo poi, superato il  maggior rischio di recidiva, il follow up si ‘allenta’. Per  quanto riguarda la telemedicina abbiamo attivato il servizio a  febbraio scorso già con buoni risultati. Prima di questo lockdown la telemedicina si è aggiunta alla modalità di  controllo più tradizionale e cioè in presenza. La telemedicina  infatti offre dei vantaggi ossia inquadrare la situazione in fase iniziale per poi concordare una valutazione diretta da parte  dello specialista. È una alternativa valida che usiamo e che  rafforzeremo in queste settimane di chiusura ulteriore  all’interno del nostro Istituto”.

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