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SPECIALE | I giovani e le malattie sessualmente trasmesse: quanto ne sanno?

SPECIALE DIRE | Ogni anno, nel mondo, si registrano 340 milioni di nuovi casi di malattie sessualmente trasmesse: ecco le nostre interviste ai giovani e agli esperti del settore
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https://www.youtube.com/watch?v=6v2VkjsgkWc

ROMA – Ogni anno, nel mondo, si registrano 340 milioni di nuovi casi di malattie sessualmente trasmesse (Mst). Le forme piu’ conosciute sono l’infezione da Clamidia, Gonorrea, dovuta al batterio Treponema pallidum (sifilide) e le forme virali come quella dovuta all’Herpes virus di tipo II (Herpes genitale), l’infezione da Papilloma virus (Hpv), quella da Hepatitis B virus (Hbv) e da Human immunodeficiency virus piu’ conosciuta come Hiv.

Nomi difficili e che fanno paura. Ma quello che piu’ incute terrore e su cui ci si sofferma molto poco e’ che sono proprio i giovani ad essere colpiti da queste malattie sessualmente trasmissibili vista anche la precocita’ dei primi rapporti sessuali. Insomma, cosa sanno i ragazzi di infezioni e malattie sessualmente trasmesse? Come ci si dovrebbe proteggere e a quali test sottoporsi per controllare il proprio stato di salute e preservare la fertilita’?

Si’, perche’ molte di queste infezioni, anche se non tutti lo sanno, hanno delle ricadute pesanti sulla riproduttivita’ di ragazzi e ragazze. E se non sono prese in tempo creano danni irreparabili. Considerando poi che l’Italia ha il tasso di natalita’ piu’ basso rispetto agli altri Paesi europei bisogna accendere quanto piu’ possibile le luci su questo tema ma anche sulle numerose attivita’ espletate dalle Asl e dai consultori del territorio.

Bisogna fare molto quindi in termini di prevenzione e comunicazione per fornire ai ragazzi gli strumenti che consentano loro di approcciare al sesso con maggiore consapevolezza e sicurezza. Per capire come stanno davvero le cose, l’agenzia Dire ha rivolto delle domande ai ragazzi che partecipano al progetto ‘La scuola fa notizia’ targato Diregiovani.

https://www.youtube.com/watch?v=wu-YwNyGBkM

SPADEA (ASL RM1): COMBATTERE MST CON VACCINAZIONE, SCREENING E TEST HIV SALIVARI

Un milione di contagi al giorno nel mondo per malattie sessualmente trasmissibili (Mst) secondo le ultime stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’. In Italia la fascia d’eta’ piu’ colpita e’ quella dei giovani ‘adulti’, tra i 15 e i 24 anni. E’ possibile ridurre il contagio praticando sesso protetto e magari conoscendo lo stato di salute del proprio partner.

Per fare un po’ di chiarezza sui concetti base tra infezione e malattia conclamata, i comportamenti da evitare e i test che possono accertare lo stato di salute l’agenzia Dire ha intervistato Antonietta Spadea, direttore della Uoc Tutela e Promozione della Salute Distretto 14-Asl Roma 1.

– Ci puo’ spiegare la differenza tra infezioni e malattie sessualmente trasmesse?

“L’infezione e’ la presenza di un batterio, di un fungo, di un virus che sta invadendo il corpo diverso e’ nel caso in cui abbiamo una sintomatologia e dunque possiamo parlare gia’ di malattia. Le infezioni per loro natura sono inapparenti e dunque possono essere per questo involontariamente trascurate. Pensiamo ad esempio al virus dell’Hiv che ci mette 10 anni per dare i primi segni a carico soprattutto del sistema immunitario che si va man mano depauperando con conseguente riduzione di risposta rispetto ad altre infezioni. E quindi che sintomatologia puo’ esser riscontrata e mettere in allarme? Pensiamo al caso dunque di una persona che si ammala in maniera seria per il virus del raffreddore che solitamente guarisce da solo in 3 o 4 giorni. Dico questo non a caso perche’ i primi casi di Aids si sono verificati proprio in due pazienti ricoverati per forme gravissime di un fungo che noi consideravamo saprofita, cioe’ che non da’ nessuna forma di patologia, per il quale i due soggetti in questione sono addirittura morti. Ma pensando anche ad altri virus oltre l’Hiv, come ad esempio il papilloma, specialmente alcuni sierotipi piu’ aggressivi che danno luogo a forme cancerogene e con tempi che vanno dai 5 ai 10 anni caratterizzati da forme silenti. Attraverso uno screening Hpv Dna Test o uno screening attraverso il Pap Test possiamo rilevare un’infezione silente e che non ha dunque ancora manifestato nessun tipo di sintomo ma che pero’ sta lavorando”.

– Come e’ possibile prevenire? Pensiamo alle vaccinazioni…

“Per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse uno dei metodi meccanici e’ sicuramente l’uso del profilattico che riesce ad essere un buono strumento anche se non riesce ad assicurare il 100 per cento della prevenzione dalle infezioni. Ancor meglio possono aiutare le vaccinazioni seppur non possono garantire anch’esse la copertura totale delle infezioni. Nel caso del papilloma virus esiste un vaccino sicuro pero’ efficace che ha anche una notevole risposta in quanto offre una protezione che rasenta il 99%. In questo caso e’ chiaro pero’ abbiamo un’ottima protezione nei confronti dei sierotipi contenuti ovviamente nel vaccino in questione. Oggi esiste un vaccino nonavalente che raccoglie nove sierotipi di Papilloma virus e che sono il 2, il 6 e l’11 che si manifestano attraverso le forme condilomidose e le altre sette che vanno a prevenire le altre forme che danno luogo a tumore del collo della cervice, della vagina, della vulva, anale, del pene e poi i tumori orofaringei che sono sempre piu’ frequenti. Anche quest’ultimo tipo e’ legato sempre ad una trasmissione di tipo sessuale. La vaccinazione viene offerta gratuitamente a tutti i ragazzi e le ragazze a partire dagli 11 anni e per i maschi, in particolar modo dalla coorte del 2006 mentre per le ragazze l’offerta e’ partita gia’ dal 2008 e fino al compimento dei 19 anni”. 

https://www.youtube.com/watch?v=aUg-S0qpzyU

– Dove ci si puo’ vaccinare?

“Nei centri vaccinali sicuramente e inoltre si ha la possibilita’ di avere con una partecipazione della spesa, quindi con un ticket ridotto rispetto al costo del vaccino acquistato in farmacia. Dunque basta prendere l’appuntamento e la vaccinazione puo’ essere somministrata”.

– Vaccinazione e screening, ci spiega le differenze e le sinergie?

“Sono due strumenti della prevenzione molto diversi. La vaccinazione agisce come prevenzione primaria. Nel caso di una persona ad esempio che non ha alcun caso di infezione e la stiamo proteggendo inoculandone un certo antigene che andra’ a produrre degli anticorpi. Quando il virus che produce gli stessi antigeni, entrea’ nel corpo del paziente, verra’ riconosciuto dall’anticorpo che si lega e distrugge il virus. In questo caso parliamo di prevenzione primaria perche’ non c’e’ stata questa infezione e quindi si lavora su un terreno ‘vergine’. Lo screening invece sia nel caso del Dna Hpv Test sia del Pap Test vanno invece a ricercare la presenza del virus o la presenza di cellule in qualche maniera anomale. Insomma, se da una parte la vaccinazione va ad agire facendo una prevenzione per la quale sicuramente la malattia non dovrebbe piu’ venire, con lo screening noi riusciamo a fare una diagnosi precoce in maniera che il virus o il batterio non siano in grado di manifestare la malattia e quindi di originare un danno grave. Le due forme di prevenzione allora viaggiano perfettamente a braccetto. Fare la vaccinazione anche in persone che abbiano iniziato ad avere rapporti sessuali e’ assolutamente ancora molto indicato e anche laddove sia stata fatta gia’ diagnosi di presenza di papilloma virus anche perche’, come detto, sono tantissimi i tipi di papilloma virus. Bisogna comunque fare lo screening perche’ anche nel caso del vaccino nonovalente, protegge molto bene ma contro questi nove sierotipi e quindi seppur piu’ rari possono essere presenti anche altri sierotipi per quali l’unica forma di prevenzione sara’ andarli a cercare attraverso il Dna Test o con il Pap test”.

– Come Asl Roma 1 gia’ da tempo avete avviato una campagna di prevenzione che include un test salivare per Hiv gratuito, anonimo e rapido. Come funziona e come si accede?

“Nel consultorio, due giorni al mese, si apre uno spazio dedicato proprio alla somministrazione di questi test. Vale la pena ricordare pero’ che non ci si limita solo ad un ‘brushing’ all’interno della bocca per raccogliere le cellule contenute nella saliva ma l’intervento e’ piu’ complesso perche’ sono presenti il ginecologo, l’infermiere, lo psicologo, un assistente sociale e l’ostetrica. Tutte queste figure insieme sono in grado di fornire risposte agli utenti e si coglie anche l’occasione per promuovere gli stili di vita e ricordare loro di non mettersi in situazioni di pericolo. Nel 2018 insieme allo screening del test salivare abbiamo proposto anche il test per la diagnosi precoce dell’infezione da Sifilide perche’ si e’ visto che la positivita’ alla Sifilide potrebbe anticipare di qualche mese la scoperta da infezione Hiv. Associare i due test aveva dunque un certo vantaggio. In questo momento il test per Hiv viene offerto sia nel consultorio di Monte Mario presente al V padiglione del Presidio di Santa Maria della Pieta’ ma anche nel consultorio familiare del quartiere di Prima Valle. Viene data informazione di queste giornate sui social, in questo l’Asl Roma 1 e’ molto attiva, sia su Instagram, Twitter e su Facebook oltre che sulla pagina Web attraverso cui viene data informazione dettagliata di queste giornate”.

– Come vede la possibilita’ di aprire ai minorenni, senza il consenso dei genitori, ad accedere al test per HIV?

“La vedrei benissimo. Noi oggi offriamo la possibilita’ di effettuare il test a tutti i cittadini sopra i 18 anni e a quelli di eta’ inferiore se accompagnati dai genitori. E’ chiaro pero’ che ci troviamo davanti al caso in cui il minorenne che possiamo considerare ‘adultizzato’, almeno sopra i 16 anni, potrebbe essere una buona occasione di poter offrire anche il test senza essere accompagnati dai genitori. Siamo in attesa della risposta del Garante”.

https://www.youtube.com/watch?v=Y-8ZNy_s8xU

ANELLI (ASL RM1): CON LIBERTA’ SESSUALE AUMENTANO MST NEI GIOVANI

Sfatiamo il mito secondo cui per ‘preoccuparsi’ delle malattie sessualmente trasmissibili (Mst) e’ necessario avere una notevole quantita’ di partner e rapporti occasionali. In alcuni casi basta un solo rapporto non protetto, e non e’ neanche detto che debba essere con uno sconosciuto, per mettersi in una condizione di rischio. Cosa sono e come si contraggono queste malattie? Alle domande dell’agenzia Dire risponde Laura Anelli, ginecologa e responsabile Screening citologico della Asl Roma 1.

– Aumentano i casi delle malattie sessualmente trasmesse, perche’ e cosa fare per arginare il fenomeno?

“La liberta’ sessuale e la vita promiscua che molti ragazzi conducono, e’ facilmente intuibile li espone ad un aumento delle infezioni e delle malattie sessualmente trasmesse. Un dato piuttosto allarmante e’ che l’uso del preservativo dal 38% stimato negli ultimi anni sta scendendo pericolosamente tanto che gli ultimi dati lo danno al 23%. Dunque il quadro e’ chiaro e al contempo pericoloso per questi ragazzi. Inoltre, il preservativo non copre al 100% da alcune malattie per e’ necessario mettere in atto, tutti quanti insieme, quei meccanismi di prevenzione ma anche di vaccinazione al fine di contenere questo fenomeno”.

– Quali sono le Mst piu’ frequenti? E quali sono le ricadute non solo sulla salute ma anche sulla fertilita’?

“Le malattie sessualmente trasmissibili partono da infezioni batteriche come puo’ essere la Clamidya che e’ un protozoario oppure il Tricomonas da fungo come e’ la Candida e tutte quelle piu’ impegnative rappresentate da quelle virali. Qui non intendo l’Aids ma mi riferisco, in particolar modo, al Papilloma virus. Diciamo che questi sono gli agenti infettanti piu’ comuni si parte da una banale infezione, come puo’ essere quella della Clamidya che presa in tempo non ha alcuna ripercussione importante ma se trascurata puo’ indurre dei problemi nella fertilita’ delle ragazze in quanto ‘cammina’ all’interno dell’apparato genitale femminile risalendo fino all’interno dell’organo riproduttivo. Quindi questo e’ un dato molto allarmante e da non sottovalutare. Anche per quanto riguarda i ragazzi si e’ visto che le infezioni da Papilloma virus possono portare ad una alterazione della loro fecondita’ e questo e’ un dato che spesso non viene preso in considerazione da questi giovani e che invece bisogna tenere sotto vigilanza. Una delle cose piu’ difficili, proprio legate a questo tipo di malattie, e’ la comunicazione. Parlare con questi ragazzi senza sviluppare in loro sensi di colpa non e’ semplice. Sicuramente non ci si puo’ muovere solo per paura, la direzione da intraprendere e’ quella di istruirli e renderli consapevoli ma senza suscitare in loro paure. Credo fortemente vada fatta leva sull’affettivita’ che deve essere sempre presente in questi rapporti. Da una parte quindi la prevenzione ma dall’altra bisogna indirizzare i ragazzi verso una corretta affettivita’: questo puo’ essere un bel messaggio”.

– Come Asl Roma 1 effettuate diversi screening ce ne puo’ parlare?

“Attualmente lo screening piu’ importante per le malattie sessualmente trasmissibili e’ il test per Hpv come test primario. Da quest’anno e precisamente da gennaio del 2019 la fascia interessata per questo tipo di screening va dai 30 ai 64 anni mentre precedentemente era dai 40 ai 64 anni. In tal senso ci stiamo allineando agli obiettivi nazionali per questo tipo di screening. Mentre dai 25 ai 29 anni si propone ancora il Pap Test e il motivo e’ piuttosto intuitivo perche’ in questa fascia d’eta’ il controllo e’ a tappeto ed e’ sempre positivo, inoltre preferiamo ancora controllarle queste ragazze con il ‘vecchio’ Pap test che ha ancora e comunque un grande riferimento diagnostico. Mentre nell’altro segmento d’eta’ abbiamo introdotto il test Hpv primario che puo’ dirci se siamo in presenza, nell’ambito delle cellule del collo dell’utero, del Dna stesso dell’Hpv. Dunque questo non e’ in grado di dirci che la paziente e’ malata ma ci dice se questa ha avuto un contatto con il virus oppure no. Fortunatamente il virus per evolvere da infezione a malattia oncologica ci mette ben 10 anni quindi abbiamo tutto il tempo per screenare, tenere sotto controllo le donne e avviarle poi ai loro percorsi diagnostici-terapeutici che offriamo in azienda”.

– Praticamente come si accede a questo percorso?

“Il percorso di screening come e’ organizzato qui alla Asl Roma 1 consiste nel richiamo delle donne dalla fascia come detto dai 25 ai 64 anni tramite lettera recapitata presso il domicilio del paziente. Si fornisce in pratica un appuntamento che pero’ puo’ essere modificato, al di sotto dell’invito stesso si trova infatti un numero verde per poterlo spostare. Questo call center e’ attivo dalle ore 8 alle 17, dal lunedi’ al venerdi’ ed e’ in grado non solo di fornire appuntamenti ma fornisce risposte e delucidazioni in merito a problematiche che le donne quotidianamente si trovano ad affrontare. Credo davvero che questo sia un servizio di grande qualita’ perche’ la donna ha soprattutto bisogno di essere ascoltata e ha necessita’ di risposte precise e noi lo facciamo puntualmente”.

– E per quanto riguarda i ragazzi? Bisognerebbe forse attivare anche nei maschi una maggiore cultura della prevenzione?

“Si’ i ragazzi non avendo poi il problema della contraccezione o del Pap Test, come nelle ragazze, difficilmente si recano per fare dei controlli e proprio per questo che a loro vengono dedicati dei percorsi. Uno sicuramente e’ il test salivare per Hiv ed un altro e’ quello che abbiamo pensato per loro all’interno dei consultori che devono essere aperti ad entrambi i sessi. In generale ai ragazzi mancano questi step preventivi e dunque possono accorgersi molto tardi delle malattie. Anche per loro il problema della fecondita’ e’ legato alla presenza spesso del Papilloma Virus e quindi nel momento in cui troviamo la partner positiva e’ giusto agire anche sui ragazzi e controllarli”.

– Puo’ spiegare praticamente come si eseguono il Pap Test ed il tampone vaginale?

“Nel caso dell’esecuzione del Pap test, si comincia con la spatola di plastica e si esegue una rotazione intorno alla cervice uterina si ‘stempera’ la spatola per poi procedere al prelievo endocervicale. Si passa la spatola all’interno della cervice uterina e si torna a ‘stemperare’ sempre nel barattolino che fa parte del kit e si invia infine al laboratorio. Mentre nel caso delle donne che effettuano anche il test per hpv, nella fascia indicata dai 30 ai 64 anni, si passa sempre la spatola a livello endocervicale, si ‘stempera e si spezza, e si lascia lo spazzolino all’interno del kit si chiude e si consegna il campione. Insieme nel caso in cui gli esami sono stati richiesti in modo abbinato”.

https://www.youtube.com/watch?v=ObJXD5GPsms

LISI (AGICO): CONSULTORIO FAMILIARE DEVE ORIENTARE PREVENZIONE DANNO RIPRODUTTIVO

Molte infezioni sessualmente trasmesse, se trascurate, causano infertilita’ sia nell’uomo che nella donna. Molte di queste sono silenti e infatti possono ‘camminare’ nel tempo fino a provocare danni irreversibili. Per capire meglio di cosa si tratta e quanto sia importante il ruolo dei consultori pubblici italiani nel comunicare anche con i piu’ giovani, l’agenzia Dire ha ascoltato Franco Lisi, vice presidente nazionale dell’Associazione ginecologici consultoriali (Agico).

– Ci puo’ dire qual e’ l’obiettivo piu’ importante di un consultorio familiare?

“Nell’immaginario collettivo il consultorio familiare e’ il posto in cui si accede soprattutto per l’interruzione di gravidanza e per la contraccezione. Questo e’ vero ma in parte, perche’ non deve essere il solo scopo di queste strutture. Lo scopo del consultorio familiare dovrebbe piuttosto orientarsi verso la prevenzione del danno riproduttivo. Nel nostro Paese si registra il grado piu’ basso di natalita’ al mondo e le italiane fanno i figli piu’ tardi rispetto a tutti gli altri Stati europei, la mission del consultorio familiare deve orientarsi ripeto verso una maggiore tutela della capacita’ riproduttiva della coppia. Purtroppo quello che manca e’ la figura di riferimento per il maschio che potrebbe essere anch’essa introdotta nel consultorio familiare: non a caso, l’equipe medica si avvale di un urologo con particolari competenze andrologiche o endocrinologiche e che possono essere riferimento per la consulenza riproduttiva sia per il maschio che per la femmina”.

– Ma come si previene il danno riproduttivo?

“Il danno riproduttivo si raggiunge prevenendo le infezioni a carico dell’apparato urogenitale. E’ noto che l’infezione da Clamidia, nelle donne, puo’ causare la stenosi tubarica o il danno tubarico, e inoltre puo’ provocare anche gravidanze ectopiche. Stesso discorso vale per il maschio. Dunque la prevenzione delle infezioni del danno riproduttivo riduce anche le infertilita’ nell’eta’ adulta”.

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