domenica 15 Marzo 2026

“I guerrieri scalzi d’Etiopia furono i primi a opporsi al fascismo: il loro posto è tra i partigiani”

La scrittrice Gabriella Ghermandi lancia un appello affinchè gli etiopi morti nell'opporsi al fascismo negli anni '30 vengano ricordati nella giusta ottica, di fatto come i primi partigiani della storia

BOLOGNA – Affiancare i guerrieri d’Etiopia che negli anni ’30 combatterono l’occupazione italiana ai partigiani di Bologna, ricordati nel Sacrario di piazza Nettuno dedicato ai caduti della Liberazione. E’ l’appello lanciato da Gabriella Ghermandi, scrittrice e musicista, durante la presentazione della Settimana sul colonialismo italiano organizzata da una rete di associazioni in collaborazione con il Comune: si comincia domani in Sala borsa e in piazza Nettuno con una commemorazione istituzionale a cui parteciperà anche l’Anpi.

Le leggi razziali introdotte dal fascismo nelle colonie “hanno frantumato anche la mia famiglia. Per me non è passato ma un presente con cui faccio i conti tutti i giorni. Mi sarebbe piaciuto un giorno della memoria in questo Paese: ce n’è uno per tutto tranne che per noi”, sottolinea intanto Ghermandi, nata ad Addis Abeba da madre etiope e padre italiano, residente da anni a Bologna. Ma almeno “il mio sogno è che nel Sacrario ci possano essere le foto dei partigiani etiopi: i primi antifascisti siamo stati noi e nell’80esimo della Liberazione non abbiamo ricordato che era anche il 90esimo dall’inizio dell’occupazione” dell’Etiopia. “Sarebbe importante riconoscere che prima che in Italia sorgesse l’antifascismo c’era un altro Paese in cui si lottava contro il fascismo“, continua la scrittrice, ricordando che furono “i guerrieri e le guerriere scalze” di Etiopia ad iniziare ad indebolire l’esercito del regime. Rispetto a quel pezzo di storia “ci sono tanti eventi di cui non si parla, sarebbe il momento di cominciare a farlo e io mi sento fortunata di essere in una città dove posso fare questa richiesta”, conclude Ghermandi. Proprio in questa direzione vanno gli eventi della Settimana sul colonialismo italiano, promossa in febbraio per fare riferimento in particolare a “Yekatit 12”.
Si tratta della strage che ad Addis Abeba, nel 1937, provocò la morte di almeno 20.000 civili etiopi come rappresaglia per il fallito attentato al vicerè Rodolfo Graziani. Un’attenzione “essenziale- dichiara la delegata comunale alle Nuove cittadinanze, Erika Capasso- anche alla luce di un contesto nazionale e internazionale che sempre più va nella direzione di riaffermare una politica coloniale e imperialista: appena due giorni fa a Monaco il segretario di Stato americano Marco Rubio ha fatto il discorso più colonialista del 21esimo secolo“.
Il passato coloniale “in Italia e in Europa lo conosciamo abbastanza poco: l’abbiamo rimosso perchè ci ha fatto comodo”, rimarca l’esperta Maria Pia Guermandi, del nodo bolognese della Rete Yekatit 12-19 febbraio. L’obiettivo “è portare questi argomenti all’ordine del giorno”, sottolinea Mariana Califano di Resistenze in Cirenaica: “Non credo che siamo ancora pronti per un giorno della memoria. Non dev’esserci esclusivamente una data commemorativa ma un processo e siamo felici delle tante realtà che in Italia sono nate e combattono per questo”. Con il passato coloniale “non abbiamo ancora fatto i conti e non ne abbiamo parlato abbastanza. Per una città che vuole un importante Polo della memoria- afferma la delegata ai Diritti umani, Rita Monticelli- queste sono memorie a cui è fondamentale dare rilievo“. Nel frattempo Giorgia Meloni è in Etiopia in questi giorni per il Piano Mattei: “Colonialismo puro”, lo definisce il consigliere comunale Siid Negash, aggiungendo che la premier è volata lì proprio nella settimana di “Yekatit 12”: strage che “assomiglia al genocidio di oggi in Palestina”, aggiunge Negash, certo che “un giorno arriveremo ad una giornata ufficiale del Comune che ricordi le vittime del colonialismo”.

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