Diritti violati e abusi sessuali, multinazionale risarcisce lavoratrici in Kenya e Malawy

Le donne avevano sporto denuncia all'Alta corte di Londra. Il gruppo Camellia si è impegnato anche a sviluppare un programma di monitoraggio contro eventuali futuri abusi
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ROMA – La multinazionale britannica dell’agribusiness Camellia pagherà un totale di 7,8 milioni di euro di risarcimenti a 85 lavoratrici del Kenya e del Malawi che avevano denunciato sue controllate per violazioni dei diritti umani e abusi sessuali.

Alcune società del gruppo Camellia, oltre 78.000 dipendenti in tutto il mondo, hanno deciso di patteggiare con un gruppo di lavoratrici keniane e malawiane che nell’ottobre 2020 avevano denunciato la multinazionale all’Alta corte di Londra. Le donne erano state rappresentate dallo studio legale Leigh Day e la petizione era stata presentata anche con il supporto della Kenya Human Rights Commission, del Centre for Research on Multinational Corporations (Somo) e dello Ndula Resources Centre.


Camellia era accusata di responsabilità in alcuni atti di violenza, tra i quali anche omicidi e stupri, commessi tra il 2009 e il 2020 da guardie di sicurezza delle piantagioni di tè e avocado di proprietà della sua sussidiaria in Kenya, denominata Kakuzi, e in Malawi, la Eastern Produce Malawi (Epm).

La multinazionale, si legge in un comunicato, ha acconsentito a pagare 4,6 milioni di sterline in relazione al caso keniano e 2,3 in relazione a quello in Malawi, rispettivamente 5,2 e 2,6 milioni di euro. Il gruppo si è impegnato inoltre a finanziare la costruzione di alcune infrastrutture nelle zone delle piantagioni e a sviluppare un programma di monitoraggio contro eventuali futuri abusi.

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