Tutti vogliono il nostro bene, attenti a non farcelo fregare

MARIO DRAGHI
L'editoriale del direttore Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – Domani al Senato il Governo Draghi si giocherà il suo primo voto di fiducia. Giovedì sarà la volta della Camera dei deputati. Stando ai numeri delle forze politiche che sostengono il nuovo esecutivo, tutte tranne Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, sarà una fiducia mai vista nella storia del nostro Paese. Anche se verranno a mancare alcune decine di voti di parlamentari ‘grillini’, quelli che si sono sentiti traditi dai ‘governisti’ e che non vogliono stare insieme a Berlusconi. Ottenuta la fiducia, entro sabato la squadra di Governo si completerà con la nomina di 40 tra sottosegretari e viceministri. In campo, dunque, ci sarà un governo fortissimo, almeno stando ai numeri.

Ma quanto conterà la politica, quanto davvero peseranno nelle scelte i ministri politici? Si vedrà, ma un premier come Mario Draghi sta già a significare che la politica conta quasi zero e proprio per questo, magari per affermare proprie logiche di visibilità o di differenziazione, alla fine per la nave ci potrebbero essere seri problemi di navigazione. Guardate Matteo Salvini, leader della Lega. Nella parte di ‘buonista’ a tutti i costi, che in queste ore si è scelto, ci sta stretto. Vero, incontra il super nemico Nicola Zingaretti, segretario del Pd, stabilisce che bisogna smettere di fare la guerra e… passa mezz’ora e davanti alle telecamere riparlando dell’euro se ne esce così: “Irreversibile? Solo la morte è irreversibile”. Alla faccia di Zingaretti che subito dopo è costretto a replicare dicendo che “Noi difendiamo la moneta unica” e bla bla. Col ‘maestro’ Draghi tutti capiranno che la musica è cambiata e per gli ‘stonati’ non ci sarà più posto nell’orchestra.

Quanto durerà il nuovo esecutivo? Un anno? Ma anche tra un anno non ci sarà più quello che vediamo oggi a livello politico, tutti i partiti saranno messi sotto sopra e gli attuali leader potrebbero essere messi fuori gioco. In passato quando sono apparsi premier tecnici, Ciampi e Monti, subito dopo abbiamo avuto sommovimenti a livello sociale e culturale che hanno portato agli anni del ‘berlusconismo’ e alla vittoria del ‘populismo’ in formato M5S. E dopo Draghi? C’è bisogno di una nuova classe dirigente, ma questa fatica ad emergere, soprattutto perché i ‘capi’ del momento non favoriscono il ricambio. Forse solo nella Lega si è promossa una nuova generazione, ma al momento è troppo schiacciata dalla figura di Capitan Salvini, fatica ad avere una sua voce, a contrapporsi quando si deve, segue la linea giusta a priori, e basta.

Nel centrosinistra cadono le braccia. Non solo la figuraccia di non aver promosso donne come ministre, ma anche la fatica a capire che la nuova fase politica non si gestisce rimanendo fermi, in disparte. Bisogna stare là dove le cose accadono, suscitare dibattito e confronto, tra le persone che fanno fatica, invitandole a non rassegnarsi, perché la rassegnazione favorisce sempre soluzioni totalitarie, ma a lottare per cambiare e far avanzare la giustizia sociale. Invece? Si pensa che puntando ad essere il perno del sistema politico, tutto girerà, ma il perno rimarrà il perno. Immutabile come il pensiero, che non sforna più un’idea, si è cristallizzato. E allora ecco che in campo ritorna Antonio Bassolino, che si ricandida a sindaco di Napoli. Sicuramente per il bene dei napoletani, però questo bene alla fine si trasforma in male, uccide qualsiasi spinta al cambiamento. Serve l’esperienza, chi ne sa, si dice.

Eh no, quando si ragiona del futuro devono essere i giovani, anche sbagliando, a darsi da fare. Perché il futuro devono costruirlo loro, no chi per decenni e decenni ha già guadagnato il suo e ancora non gli basta. E mettetevi a passeggiare, a leggere, a dare consigli (gratis), non rompete più le scatole a chi sempre di più fatica ad arrivare a fine mese. Ecco, tornando al titolo, tutto viene giustificato con “lo facciamo per il bene del Paese”, ma anche qui si nasconde la fregatura: perché solo guardando alla rappresentanza politica del nostro Governo il bene del paese assume una certa caratteristica: 18 ministri su 23 del Nord, solo 8 donne, molte senza ‘portafoglio’ (fondi a disposizione, che vanno chiesti ai maschietti). Insomma, qui il ‘bene del Paese’ lo si identifica geograficamente (ed anche a livello di Pil) ma una democrazia, la politica, devono fare i conti anche con l’altra parte del cielo, con gli altri milioni e milioni di cittadini che hanno poco e che faticano a campare.

Si parla anche di rivoluzione verde, di tutela ambientale. Ma anche qui si gioca con le parole, non si chiarisce: magari per gli ambientalisti e chi vuole il cambio di passo potrebbe essere un ‘bene’ alzare le tasse e far pagare tanto di più gli inquinatori, chi vive di speculazioni finanziarie… che guarda caso quasi sempre sono collocati nei vari ‘nord’, e che hanno poi le redini del governo in mano.

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