Bologna, macchinista ferroviere da 38 anni “umiliato” a un passo dalla pensione

macchinista ferroviere
I 41 colleghi di Luciano Ciriello hanno firmato una lettera al presidente dell'Emilia-Romagna, a metà della giunta regionale e al sindaco Virginio Merola per denunciare "l'odiosa prepotenza aziendale"
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BOLOGNA – Dopo 38 anni alla guida dei treni, è stato “demansionato e ‘messo a terra’, evento gravissimo e umiliante per un macchinista, solo e unicamente per aver richiesto le tutele di legge“. Cioè per aver portato il certificato medico che lo confermava “idoneo” alla guida dei treni esentandolo però dai turni notturni e quindi chiedendo un adeguamento del suo impiego a queste prescrizioni. Si è però ritrovato, a due settimane dalle ferie prepensione, in un ufficio “a mettere dei fogli nelle buste, sotto gli occhi dei colleghi di passaggio”. È la storia di Luciano Ciriello, macchinista ferroviere “demansionato per ritorsione” come dicono i suoi colleghi: in 41, tutti delegati alla sicurezza sul lavoro (Rls), firmano una lettera al presidente dell’Emilia-Romagna, a metà della giunta regionale, e al sindaco di Bologna, Virginio Merola, che denuncia “l’odiosa prepotenza aziendale”.

È successo, si legge nella lettera con allegati i pareri medici di Ciriello, in Trenitalia-Tper, la società del trasporto ferroviario dell’Emilia-Romagna. Ciriello, “macchinista in età avanzata e alle soglie della pensione, a seguito di alcuni naturali disturbi di salute legati all’età ma correlati ai pesanti carichi di lavoro dei turni irregolari ed aciclici”, nei mesi scorsi ha chiesto di adeguare i suoi turni “all’età e ai suoi disturbi, nel rispetto delle norme sulla prevenzione”. È, dicono i suoi colleghi, un lavoratore “serio e preparato, con un alto senso del dovere, tanto da non aver mai richiesto l’esonero totale, ma soltanto una congrua attenuazione dei carichi di lavoro, che in Trenitalia-Tper non vedono distinzione tra lavoratori ventenni e ultrasessantenni”. E pur potendo guidare ancora i treni ora è “a terra”. Il certificato diceva: “Idoneo alla mansione”, ma “non adibire a turni notturni”.

È successo, si legge ancora nella lettera a Bonaccini e Merola, che, “invece di adeguare il turno di Ciriello” come indicato dall’Ausl e per “pochi giorni di lavoro residui”, con “motivazioni infondate e pretestuose” e per “un suo proficuo impiego”, lo si è incaricato di “un lavoro di ufficio e di segreteria in violazione del contratto collettivo. Il nostro collega, giudicato idoneo alla mansione di macchinista, viene demansionato con un’azione unilaterale. Una azione grave e umiliante per chi la subisce, e intimidatoria verso tutti i lavoratori, che si guarderanno bene dal segnalare disturbi o malesseri in futuro”, protestano i delegati Rls provenienti da mezza Italia. È stato, rincarano, “un inqualificabile atto di prepotenza“, motivato con “un’offesa all’intelligenza di tutti i lavoratori, nonché la negazione della corretta gestione del personale operativo, in carenza cronica, e delle risorse economiche di un’impresa pubblica”.

Se si fanno straordinari per coprire turni “prevalentemente” diurni, è la tesi, allora anche Ciriello deve guidare i treni. Di qui la richiesta di un “intervento a tutela della dignità” del lavoratore e su Alessandro Tullio, manager di Trenitalia-Tper, “per stigmatizzare il comportamento della dirigenza aziendale che adotta una sanzione irrituale mediante un’odiosa prepotenza, con un gesto autoritario e altamente simbolico ai danni” di un Rls a un passo dalla pensione, “con ogni evidenza finalizzata a dissuadere altri dall’avvalersi del medico competente e dell’Ausl per la prevenzione o la segnalazione di qualsiasi disturbo di salute”. Serve un “tempestivo e urgente intervento risolutivo, affinché questo comportamento non ‘faccia scuola’”: se si ripetesse altrove “non farebbe affatto onore all’Emilia-Romagna, che resta per molti regione all’avanguardia nella tutela della salute dei lavoratori”.

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