Forlì, Fiom insorge per licenziamento ma l’azienda: “È giusta causa”

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Una lavoratrice della Mareco Plastic di Bertinoro, separata e con tre figlie a carico, è stata lasciata a casa per un incidente col muletto "evitabile", ma secondo il sindacalista Gianni Cotugno la strategia è quella di "costruzione del 'casus' per arrivare al licenziamento". L'azienda però non ci sta e fa sapere che dietro l'interruzione del rapporto c'è "un giustificato motivo" e "fatti illeciti"
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FORLÌ – Separata, con tre figlie a carico e licenziata in tronco dopo “l’ennesima contestazione disciplinare”, un incidente sul lavoro “considerato evitabile”, e soprattutto, per un infortunio “non ritenuto veritiero”. La Fiom-Cgil di Forlì denuncia quanto accaduto a una lavoratrice della Mareco Plastic, azienda di Bertinoro, in provincia di Forlì-Cesena con circa 50 dipendenti e attiva nel settore della produzione di pannelli in pvc. La donna negli ultimi mesi, accusa il sindacato, è stata bersaglio da parte dell’azienda di un “vera e propria battaglia a suon di contestazioni disciplinari”.

Come precisa il segretario Fiom, Gianni Cotugno, ne ha subite tre, con tanto di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione, a seguito di un incidente con il muletto durante l’orario lavorativo, unico incidente in quasi 15 anni di servizio. L’azienda, spiega il sindacalista, non ha contestato solo la dinamica dell’incidente, considerandola conseguenza “di una manovra sbagliata e dunque evitabile, ma anche l’infortunio stesso”. Pare infatti, aggiunge Cotugno, che abbia messo sulle tracce della donna un investigatore che l’avrebbe pizzicata a fare la spesa, “cosa del tutto normale con tre figle a carico”. Nei giorni scorsi, la doccia fredda: “Non ritenendo veritiero l’infortunio, nonostante la certificazione dell’Inail, alla donna viene comunicato il licenziamento in tronco da un giorno all’altro”. Così ora è “senza i mezzi per badare a se stessa e alla propria famiglia”, contesta Cotugno. Tra l’altro la dipendente aveva subito altre contestazioni disciplinari mai “circostanziate”. La strategia, spiega il segretario Fiom, è quella di “costruzione del ‘casus’ per arrivare al licenziamento”. Il tutto, lamenta, a quasi un anno dall’inizio della pandemia e dal conseguente blocco dei licenziamenti.

Sono “sempre più frequenti le pressioni” da parte di “molte aziende” sui lavoratori, spesso “strumentali e volte a far dimettere un lavoratore oppure, peggio ancora, con il fine esplicito di trovare un pretesto per licenziarlo”, attacca il sindacato. Per questo la Fiom, “di fronte alla sordità dell’azienda nel cercare di risolvere la problematica in maniera costruttiva, chiede il reintegro immediato della dipendente”. In caso contrario intraprenderà “tutte le strade possibili per tutelare il suo posto di lavoro e la sua dignità”, dando anche “un segnale forte alle aziende: il blocco dei licenziamenti c’è e va rispettato, evitando di trovare stratagemmi per aggirarlo”. E va anche prorogato per “evitare la perdita di centinaia di posti di lavoro nel nostro territorio, con conseguente aumento della disoccupazione e della precarietà”, chiosa la Fiom.

LA MARECO RISPONDE ALLA FIOM: C’È UN GIUSTIFICATO MOTIVO E FATTI ILLECITI

Nessuna strategia per aggirare il blocco, come ventilato dal sindacato, ma “un giustificato motivo” e “fatti illeciti” sono alla base del licenziamento della dipendente da parte della Mareco Plastic di Forlì. Una decisione, dunque, che è “conseguenza di fatti illeciti che saranno approfonditi nelle opportune sedi e che rappresentano mancanze ben più gravi di un illecito disciplinare”. Lo mette in chiaro l’amministratrice unica dell’azienda Vanna Bazzocchi, che tramite il suo studio legale contesta “fermamente” la versione dei fatti della Fiom-Cgil forlivese che oggi ha contestato il licenziamento e chiesto il reintegro della donna accusando l’azienda di aver ingaggiato una “vera e propria battaglia a suon di contestazioni disciplinari”, e di averla licenziata “non ritenendo veritiero” un infortunio che sarebbe avvenuto in orario di lavoro, “nonostante la certificazione dell’Inail”.

Ma l’azienda non ci sta e annuncia che si riserverà ogni azione volta a tutelarsi a fronte di “affermazioni gravemente lesive e diffamatorie“. Perché quel licenziamento “non viola alcuna norma”, si sottolinea, “in quanto non rappresenta la conseguenza di giustificato motivo oggettivo di riduzione del personale, bensì nasce da una situazione ben più complessa e grave, con risvolti di diversa natura, integrante gli estremi di una violazione disciplinarmente rilevante, sussumibile nell’ambito della giusta causa di licenziamento”. La Mareco Plastic, prosegue l’amministratrice, “ha seguito in questo caso, come sempre, ogni passaggio previsto dal contratto collettivo e dalla normativa regolatrice del settore, pertanto ci si stupisce del clamore suscitato dalla vicenda”. Non solo, ma dall’esposizione dei fatti, “appare chiaro” che “il sindacato non sia stato informato delle circostanze che hanno portato al licenziamento della lavoratrice”.

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