Pd, Rosati: “Bene il congresso, ma che sia programmatico”

ROMA - La scissione del Partito
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ROMA – La scissione del Partito democratico “sarebbe una sciagura” rispetto a “sfide titaniche a cui le classi dirigenti sono chiamate” e a “personaggi come Trump e Le Pen che danno risposte di difesa nazionale”. Il Pd ha bisogno di un Congresso, certo, ma “deve essere programmatico, con contributi e idee da portare fuori dalle nostre sedi”. Dopo la Direzione nazionale, Antonio Rosati, esponente dem di lungo corso, dice la sua sui nodi che rischiano di stritolare il Partito democratico. E di Andrea Orlando dice: “Penso che faccia bene a candidarsi, sarebbe anche un modo per restare uniti”. Ecco l’intervista raccolta dall’agenzia Dire:

– Come avrebbe votato alla direzione del Partito democratico?

Avrei votato per il Congresso, che se non erro abbiamo chiesto in tantissimi, compresa la sinistra del mio partito. Si tratta però di mettere in piedi un grande Congresso programmatico, con idee, contenuti e soprattutto risposte a questa inedita crisi che ha caratteristiche nazionali e internazionali. Siamo in un contesto europeo e mondiale che imporrà a tutte le classi dirigenti di misurarsi con l’esigenza di dare prospettive ai giovani, in primis sul lavoro, a fronte di tassi di crescita che sono infinitamente bassi. E’ una sfida titanica che dobbiamo affrontare. Per questo, litigare sulla durata del Congresso sembrerebbe ancora una volta una lotta di potere, non ci capirebbe nessuno. È un appuntamento che deve dare voce agli iscritti e parlare agli italiani. Mi piacerebbe che la discussione entrasse nelle università, nei centri di ricerca, nel mondo produttivo. E vorrei che i candidati discutessero in ogni luogo e in ogni città, anche oltre le nostre sedi. E a quel punto, il tempo diventa una variabile relativa rispetto alla priorità di parlare agli italiani”.

– Dopo la direzione, però, la scissione sembra sempre più vicina.

La scissione avrebbe il risultato di dividere una grande forza che non sarebbe più utile alla democrazia italiana e soprattutto a coloro che in questo Paese non hanno voce, in particolare ragazze e ragazzi che non hanno lavoro. La politica è forza, è scontro e battaglia. Ci troviamo di fronte un mondo che da una parte è dominato da un capitalismo senza volto, dall’altra vede personaggi come Trump e Le Pen che tentano di dare una risposta nazionale di difesa del lavoro. È una sfida molto grande per noi, perché preclude alla solidarietà e cerca di proteggere soltanto i lavoratori di quei Paesi. Ecco perché la scissione del Pd sarebbe una sciagura, perché saremmo più deboli, diventando inutili e aprendo le porte alla destra italiana retriva, in parte incolta e non rispettosa delle regole costituzionali”.

– Andrea Orlando non ha votato la mozione. Come vedrebbe una sua candidatura alla Segreteria?

Saluto in maniera positiva il fatto che Orlando possa compiere un passo in avanti. Per le sue qualità umane e per la sua sensibilità, ma anche per la sua sobrietà, di cui abbiamo tanto bisogno. Penso che faccia bene a candidarsi, sarebbe anche un modo per restare uniti. Ripeto, considero la scissione il fallimento di una intera classe dirigente”.

– Contemporaneamente, a sinistra del Pd si muove qualcosa, con Giuliano Pisapia che lancia il suo Campo progressista. Come dovrà essere a suo avviso il rapporto tra il Pd e questo nuovo soggetto?

“Assolutamente positivo. Così come ha dimostrato facendo il sindaco di Milano, Pisapia è un uomo intelligente, avveduto e cosciente della portata della sfida. L’unica possibilità per la sinistra italiana di difendere le ragioni profonde dell’uguaglianza, della libertà e dell’emancipazione è un grande campo largo. Il Pd deve avere l’intelligenza di far crescere un grande spazio progressista, alimentato dal contributo di un Congresso programmatico, ma anche dalle proposte che vengono dal mondo intorno a Pisapia, così come dal mondo cattolico più illuminato. Perché ricordo che sono ormai cinque anni che governiamo, in continua emergenza, insieme a pezzi della destra italiana. Dobbiamo ridare opzioni chiare agli italiani. Il centro-sinistra, il campo progressista deve fare tesoro dei propri errori ma deve rialzare la testa. Pur tra tanti difetti e limiti, siamo portatori di grandi conquiste democratiche e, in questa fase, la sinistra italiana e quella europea hanno tenuto alta la voce degli ultimi. Ed è una prova anche per il segretario, che può rivelarsi il segretario di tutti allargando il gruppo dirigente e facendo tornare il ‘noi’ invece dell”io’ nel Pd”.

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