Uganda, l’Ambasciatrice Akello: “I profughi sono nostri fratelli” VIDEO

Il nodo dell'accoglienza in questo angolo di Africa non risiede nell'integrazione, bensì nei fondi pubblici che il governo deve procurare
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ROMA  – L’Uganda ospita 1 milione di rifugiati dal Sud Sudan, confermandosi uno dei paesi che in Africa, e nel mondo, accoglie il maggior numero di stranieri.

“L’Uganda ha una lunghissima storia di immigrazione” conferma l’Ambasciatrice dell’Uganda in Italia Grace Akello, intervistata dall’Agenzia DIRE. “Quando ero piccola- racconta l’Ambasciatrice- nel mio villaggio abitavano vari rifugiati dal Sud Sudan. Anche in casa ne ospitavamo alcuni. A quell’epoca c’era la guerra in Ruanda, che ha causato il principale esodo di rifugiati negli anni Cinquanta, e li abbiamo sempre trattati da fratelli e sorelle, integrandoli nelle nostre comunità”.

“Quelle persone- tiene a sottolineare- oggi fanno parte della comunità chiamata ‘Banyarwanda‘, il popolo del Ruanda, ormai perfettamente integrata. Dal nostro punto di vista i rifugiati non hanno mai rappresentato un problema. Durante le persecuzioni del Presidente Idi Amin, negli anni Settanta- ricorda ancora la rappresentante di Kampala- moltissimi ugandesi furono costretti a lasciare il Paese, perciò da allora diciamo: ‘poiché anche noi siamo stati profughi, i profughi sono nostri fratelli’“.



Il nodo dell’accoglienza in questo angolo di Africa non risiede quindi nell’integrazione, bensì nei fondi pubblici che il governo deve procurare: “Le risorse sono poche”, ammette Grace Akello, “perciò facciamo molta fatica. E’ per questo che il governo ha deciso di assegnare loro porzioni di territorio, da sfruttare per le loro attività lavorative e così produrre da soli ciò che gli serve per vivere. La nostra strategia delle ‘porte aperte’- evidenzia- funziona in questo modo”.

Un approccio molto diverso rispetto a quello di alcuni governi occidentali, dove in alcuni casi sono tornati alla ribalta i partiti populisti. L’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca è stato favorito anche dalle sue posizioni anti-migratorie (già confermate dal decreto sul ‘migration ban’): “Non spetta a me esprimere un giudizio sulla politica americana- puntualizza l’Ambasciatrice- Ora che il presidente Trump è stato eletto, è interesse di tutti capire come sfrutterà il suo potere. Tutti hanno delle aspettative perché l’America è una super potenza globale, ma chiunque si sieda su quella poltrona, deve perseguire l’interesse di tutti”, il suo commento.



Quanto al sorgere dei partiti populisti in Europa, “neanche su questo posso esprimere un giudizio politico. Tuttavia- non esita a dire- in Italia il governo è riuscito ad equilibrare la politica nazionale con l’immigrazione, e a mio avviso è il paese che in Europa ha saputo dimostrare il maggior senso di umanità. Gli africani affogano nel Mediterraneo, e invece di lasciarli morire, gli italiani si adoperano per salvarli. Su questo fenomeno abbiamo coniato un modo di dire: ‘Se muori, gli italiani ti seppelliscono. Se sopravvivi, gli italiani ti danno una scelta’. Purtroppo invece molte persone, anche in Europa, sono spaventate dagli immigrati africani, ma io suggerisco di considerarci fratelli. In futuro gli africani saranno la popolazione più numerosa del pianeta e quindi- dichiara Grace Akello- dobbiamo essere amici”.

D’altronde per l’Ambasciatrice ugandese la maggior parte di coloro che lasciano l’Africa alla volta dell’Europa “sono poveri” che vanno alla ricerca “di occasioni migliori altrove”. “E se davvero non ci volete in Europa- conclude- allora lasciateci liberi di perseguire i nostri interessi nei nostri paesi di origine. Incoraggiate gli investimenti locali e gli aiuti allo sviluppo, perché in Africa sono troppo esigui”.

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