ROMA – Il decreto transizione 5.0, le informative dei ministri Tajani e Piantedosi, le comunicazioni di Crosetto sul rifinanziamento del decreto Ucraina. Ecco di cosa sì è occupata la Camera questa settimana.
Partiamo da giovedì, dall’intervento in aula del ministro della Difesa Guido Crosetto. L’Italia, ha spiegato, continuerà ad aiutare l’Ucraina a difendersi, cercherà una soluzione diplomatica al conflitto e aumenterà il sostegno ai civili. Nessun invio di truppe, ha ribadito. La risoluzione di maggioranza è passata tra i mal di pancia della Lega. Il partito di Salvini non è convinto che l’aiuto militare sia la scelta migliore e due deputati hanno votato contro il centrodestra. Fratelli d’Italia, invece, ha sottolineato la necessità di continuare a sostenere Kiev. Le opposizioni procedono in ordine sparso, con sei mozioni diverse. I Cinquestelle chiedono di fermare l’invio di armi all’Ucraina, mentre il Pd supporta gli aiuti militari ma attacca sulle divisioni nella maggioranza. Con l’ok della Camera, il decreto transizione 5.0 è legge. Il provvedimento definisce l’individuazione delle aree idonee alle fonti rinnovabili e modifica le norme sul golden power. Tra i criteri per esercitare i poteri speciali entra ufficialmente la sicurezza economica e finanziaria. Inoltre, per il settore finanziario servirà prima il parere delle autorità europee competenti in materia. Un decreto a favore di imprese e famiglie per il centrodestra; un caos amministrativo, secondo le opposizioni, che paralizza il sistema produttivo.
Martedì giornata improntata alla politica estera. L’aula ha dedicato un minuto di silenzio alle vittime di Crans-Montana prima delle comunicazioni del ministro Tajani. Applausi in aulea per le proteste in Iran e per il rientro in Italia di Trentini e Burlò, liberati in Venezuela. Roma, ha sssicurato il ministro degli Esteri, collaborerà col nuovo governo di Caracas. Il centrosinistra sottolinea che, seppur Maduro non sia da rimpiangere, in Venezuela è stato violato il diritto internazionale. I Cinquestelle chiariscono che la democrazia non può essere portata con le bombe, né a Caracas né in Iran, come vorrebbe la vecchia dottrina Monroe rivista da Trump.
Martedì, prima dell’informativa di Tajani, il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha ricordato la tragedia di capodanno in Svizzera: 40 morti, tra cui 6 giovani italiani, e 116 feriti.




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