VIDEO | Milano, giudice Roia: “Il 90% delle violenze in famiglia è di genere”

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https://youtu.be/yin6vqAuSwg ROMA - "Sono giudice del Tribunale di Milano, ogni anno monitoriamo il fenomeno sul piano giudiziario. Posso confermare che nel
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ROMA – “Sono giudice del Tribunale di Milano, ogni anno monitoriamo il fenomeno sul piano giudiziario. Posso confermare che nel 2018 le vittime di questi reati sono nel 90% dei casi di genere femminile. Mi riferisco alla violenza sessuale intrafamiliare, al maltrattamento, reato tipico della violenza domestica, e agli atti persecutori, il cui numero relativamente al genere femminile è aumentato, passando dal 70% al 77%”. Così all’Agenzia di stampa Dire Fabio Roia, giudice del Tribunale di Milano a margine della presentazione a Palazzo Madama a Roma del libro ‘I bambini meritano di più’.

“Li definiamo, quindi, reati di genere- spiega il giudice- in parte perché sono motivati da un problema culturale, che l’uomo ha sviluppato, di predominio e di dominio della donna intesa come ‘res’. Ma anche perché la statistica ci parla del fenomeno, in quanto nessun tipo di reato ha come persone offese, come vittime accertate, il 90% di genere femminile”.

I dati forniti da Roia sono “dati giudiziari su Milano, che trovano conferma in tutte le fonti ufficiali nazionali”, cioè del “ministero della Giustizia, dell’Interno per quanto riguarda le denunce, e dati Istat. Possiamo tranquillamente parlare di reati orientati dal genere- continua Roia- perchè mediamente l’appartenenza al genere femminile è nell’80% dei casi”. Il magistrato si occupa del fenomeno della violenza contro le donne in ambito giudiziario dagli Anni 90 e nel 2017 ha raccolto la lunga esperienza maturata nel campo nel volume edito da Franco Angeli ‘Crimini contro le donne’.

“È un libro che raccoglie tutte le leggi e gli strumenti normativi, e ce ne sono tanti oggi in Italia- spiega alla Dire Roia- Normalmente i magistrati dicono ‘Non possiamo fronteggiare un fenomeno qual è la violenza contro le donne perché mancano le leggi’. Oggi invece ci sono strumenti giuridici sovranazionali e nazionali che consentono un intervento competente, efficace e professionale in questo settore”.

Il libro “tenta di spiegare e mettere insieme tutti i pezzi di un sistema normativo che dovrebbe funzionare, se applicato bene. Il problema è che non sempre viene applicato bene”. Gli istituti a tutela delle vittime, chiarisce Roia, “non sempre vengono conosciuti e non sempre c’è quella professionalità che deve essere messa in campo”. “Quando abbiamo cominciato ad occuparci di questo fenomeno, negli Anni 90, era il tempo di Mani Pulite- racconta il giudice- tutti erano interessati a fare processi di altra natura. Nel libro racconto la difficoltà nel cercare di tutelare la vittima di questi reati nel processo penale, perché all’epoca veramente le leggi non c’erano”.

Difficoltà di un pubblico ministero nell’affrontare temi che, denuncia, “sono obiettivamente scomodi”, perchè “non danno una visibilità mediatica a chi se ne occupa” e “sono molto complessi”. Gestire da un punto di vista “penale, ma anche civile, una crisi di una relazione familiare dove si verifica un’azione di violenza da parte dell’uomo- sottolinea il giudice- in una società che storicamente è fondata sull’indissolubilità morale del vincolo familiare è stato veramente difficile. Speriamo che ciò che è stato fatto non venga dissolto da una sorta di rigurgito culturale che a tratti continua ad emergere. Contro questo rigurgito è importante continuare a formarci e parlare, non solo il 25 novembre o l’8 marzo, le due date simboliche in cui tutti, in maniera un po’ ipocrita, si proclamano di essere contro la violenza sulle donne. Bisogna poi ogni giorno dell’anno praticarlo- conclude Roia- ciascuno nelle professioni, con competenza e professionalità, senza pregiudizi”.

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