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Alla Camera il grido di Roberto Bolle: “Danza indegnamente dimenticata, uno scempio”

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La denuncia del primo ballerino della Scala di Milano, audito in commissione Cultura in merito all'indagine conoscitiva sulle Fondazioni lirico-sinfoniche
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ROMA – “Sembra proprio che il nostro glorioso passato sia stato dimenticato e lasciato indegnamente alle spalle: la situazione della danza in Italia è sempre più difficile e arida, fatta di corpi di ballo che vengono chiusi e assoluta mancanza di protezione della categoria artistica, di ballerini che lasciano l’Italia per inseguire i propri sogni all’estero”. Il ballerino Roberto Bolle alla Camera dei deputati lancia “un grido di dolore e una richiesta di aiuto per il mondo del balletto”.

Audito in commissione Cultura, in merito all’indagine conoscitiva sulle Fondazioni lirico-sinfoniche, il primo ballerino della Scala di Milano denuncia senza mezzi termini: “Negli ultimi decenni è stato compiuto un vero e proprio scempio verso la danza italiana, un depauperamento di cui ci si può solo vergognare. La danza viene costantemente avvilita, trattata come la Cenerentola delle arti”.

Perché? Questo “scempio”, osserva Bolle, “nasce della scarsa conoscenza e mancanza di visione di chi ne era responsabile a livello governativo e di gestione dei teatri. Il balletto è vittima dell’ignoranza di chi per il ruolo che ricopre dovrebbe proteggerlo e valorizzarlo. Ci sono 17mila scuole di danza in Italia, 1 milione e 400mila studenti: per fare un paragone gli iscritti alle scuole di calcio sono un milione“.

Bolle ricorda poi che oggi “i corpi di ballo in Italia sono quattro: Milano, Roma, Napoli e Palermo”. Gli ultimi due però, quelli di Napoli e Palermo, sono “in fin di vita, destinati a morire se non si interviene rapidamente”.

“Se vogliamo davvero fare qualcosa e dare una boccata d’ossigeno al nostro balletto agonizzante- propone Bolle- bisogna prima di tutto stabilizzare le danzatrici e i danzatori di Napoli e Palermo, ripristinando un organico consono. Rimettere in piedi il corpo di ballo stabile all’Arena di Verona. Solo a Verona c’è la stagione areniana e impegna un organico per diversi mesi all’anno, e poi esistono già le strutture per le prove, teatro filarmonico, teatro romano”. E poi “mettere mano alla situazione del MaggioDanza, a Firenze, compagnia di storia e prestigio indiscussi. Equiparare il punteggio Fus del balletto con quello dell’opera lirica”.

Infine, Bolle chiede di “valutare anche il valore della danza e l’impatto sociale che ha per le giovani generazioni. Quanti ragazzi e ragazze sognano di diventare ballerini e vivono con passione quel sogno. Eliminare un corpo di ballo vuol dire quindi inaridire anche tutto un settore e inaridire i nostri ragazzi perché si perdono passione e aspirazione di migliaia di giovani. Se non c’è un punto di sbocco per i giovani che frequentano le scuole di ballo, molti di loro non saranno più motivati. Se lasciamo morire quelle poche realtà andremo a intaccare un tessuto molto più profondo”.

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