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Via al vaccino per i bambini 5-11 anni. Pediatri: “Meno effetti collaterali che negli over 12”

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Annamaria Staiano, presidente della Società italiana di pediatria: "Ci sono moltissimi più vantaggi che rischi"
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ROMA – “Il tasso di effetti collaterali osservato nei bambini tra 5 e 11 anni, nei Paesi in cui sono già state effettuate milioni di vaccinazioni, è inferiore rispetto alla fascia d’età sopra ai 12 anni. Perfino l’effetto della miocardite in questa fascia d’età, dopo due dosi di vaccino, è inferiore rispetto a quello osservato nelle fasce d’età più elevate. La miocardite è 45 volte più frequente per l’infezione rispetto alla doppia dose di vaccino”. A dirlo è Annamaria Staiano, presidente della Società italiana di pediatria (Sip), nel corso della conferenza stampa di avvio della campagna vaccinale anti Covid-19 per la fascia pediatrica, svoltasi questa mattina al ministero della Salute.

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I vantaggi della vaccinazione rispetto ai rischi sono elevatissimi, da un punto di vista medico, psicologico e sociale – ha detto ancora la pediatra – Il vaccino è sicuro ed efficace e permette un ritorno alla vita normale contrastando nella maniera più certa la pandemia”. Staiano ha poi ricordato come nelle ultime settimane ci sia stato un aumento significativo dell’incidenza dell’infezione da Sars-CoV-2 proprio tra i bambini con “250 casi ogni 100.000 abitanti”.

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Riepilogando i numeri, la presidente Sip ha poi sottolineato come dall’inizio dell’epidemia nella fascia 5-11 anni ci siano stati oltre 250mila bambini infetti, 1.450 ricoveri in reparti ordinari, 36 ricoveri in terapia intensiva e 9 decessi. “Sono numeri significativi – ha evidenziato Staiano – ma oltre all’ospedalizzazione bisogna anche considerare le altre conseguenze dell’infezione come i fattori psicologici, anche questi vanno prevenuti. Durante questo periodo di pandemia abbiamo osservato un incremento più che significativo di casi di disordini psichiatrici nei bambini: da disturbi d’ansia e depressione fino ad atti di autolesionismo e casi di tentato suicidio. È un disagio sociale che va prevenuto”, ha concluso la pediatra.

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