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Uganda, Andriani (Afron): “Il cancro si batte anche aiutando le famiglie”

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Ne ha parlato con l'agenzia Dire la presidente della onlus che dal 2010 lotta contro il cancro che colpisce donne e minori nel Paese africano
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ROMA – “A causa della pandemia, in Uganda i posti sui mezzi pubblici sono stati ridotti e il costo è quintuplicato. Per questo noi di Afron abbiamo deciso di lanciare una raccolta fondi di Natale per sostenere il trasporto per malati e famiglie che devono recarsi in ospedale a partire da un fumetto realizzato dalla disegnatrice Fiamma Ficcadenti: diamo a tutti una speranza di guarigione”. A parlare con l’agenzia Dire è Titti Andriani, presidente di Afron – Oncologia per l’Africa, onlus che dal 2010 lotta contro il cancro che colpisce donne e minori nel Paese africano.

Secondo Andriani, le tre strisce del fumetto di Natale dimostrano come “sin dall’inizio, Afron e i suoi partner, accanto ai programmi per prevenire e curare il cancro, realizzino anche azioni concrete a sostegno dei famigliari dei pazienti oncologici, che vanno dal fornire cibo, alloggio e trasporto a chi proviene dalle zone più remote o svantaggiate, a corsi di formazione per imparare un mestiere, e quindi migliorare le proprie condizioni economiche. Ecco perché ci onora essere stati selezionati insieme alla Fondazione Soleterre, nostra partner, per dare il nostro contributo al prossimo congresso a Kampala della Società internazionale di oncologia pediatrica”.

Il Congresso, riferisce la presidente di Afron, si terrà nella capitale ugandese dal 16 al 18 marzo, ed è organizzato dallo Uganda Cancer Institute: “Si tratta di un momento importante per la lotta al cancro. Sono invitati a partecipare i rappresentanti dei governi e della comunità scientifica dei singoli Paesi africani, ma anche internazionali, ed è prevista una serie di panel informativi rivolti prima di tutto ai medici, poi al personale infermieristico e infine a organismi della società civile e care givers. Noi daremo il nostro contributo in quest’ultima sezione”.

Che Afron promuova un approccio integrato lo dimostrano i diversi progetti portati avanti, che non si sono fermati neanche in questi mesi difficili di pandemia. “In Uganda il Covid non spaventa, perché le persone sono abituate ad avere a che fare con le epidemie, come quella di malaria, ebola o tubercolosi” riferisce Andriani, rientrata da pochi giorni da una missione nel Paese. “Le attività dei reparti oncologici quindi non si sono mai fermate”.

Questo ha permesso di mandare avanti i vari progetti della onlus, a partire da ‘I survive, we will survive’. Finanziato con l’8 x mille della Chiesa valdese, consiste nel fornire alle pazienti dell’ospedale St. Mary di Lacor, nel distretto settentrionale di Gulu, supporto psicologico da parte di donne a loro volta sopravvissute al cancro e riunite nell’Uganda Women Cancer Support Organisation (Uwocaso). “E’ una partnership molto utile- spiega Andriani- sia perché fornisce sostegno alle donne dell’area di Gulu, sia perché è un punto di riferimento per quelle che, per curarsi, devono recarsi a Kampala allo Uganda Cancer Institute. Su 224 pazienti assistite, circa 90 sono state accolte a Kampala dalle altre esponenti dell’Uwocaso”.
Con ‘Able+’ invece, rivolto ai minori affetti da linfoma di Burkitt – finanziato dalla onlus ‘Alcli Giorgio e Silvia’ e realizzato in partenariato con Soleterre e l’ospedale di Lacor, Afron ha potuto promuovere “sessioni di formazione per i genitori o gli accompagnatori”.

Andriani spiega ancora: “Dato che devono restare in ospedale per settimane o mesi, abbiamo previsto momenti di intrattenimento, per rendere la permanenza più sopportabile, sia corsi di formazione per parrucchiere o per produrre in casa il sapone liquido ecosostenibile, mentre nei mesi scorsi abbiamo tenuto corsi di pasticceria e per fabbricare sandali”. I responsabili poi selezionano i genitori più volenterosi e gli accordano un piccolo finanziamento con cui avviare una startup. “Nella scorsa edizione tre donne hanno aperto una cooperativa” riferisce la presidente di Afron. “Questo rispecchia il nostro approccio anche psicosociale al cancro”. Una malattia che in alcune zone rurali dell’Uganda è ancora percepita come una maledizione, e che invece diventa per queste persone un’occasione non solo di sopravvivenza, ma anche di riscatto sociale.

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