Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

I club inglesi pensano di tagliare lo stipendio ai calciatori no vax

calcio pixabay
L'aumento dei contagi a causa della variante Omicron ha provocato il rinvio di quattro partite in cinque giorni. E negli spogliatoi cresce la pressione contro i compagni di squadra che non vogliono immunizzarsi
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Se non ti vaccini provochi un danno, non solo a te stesso ma anche al tuo lavoro, alla squadra per cui giochi, alla società che ti paga. E quindi i club di Premier League stanno valutando la possibilità legale di tagliare agli stipendi dei giocatori costretti ad andare in isolamento perché non vaccinati.


Il numero dei giocatori positivi nelle quattro divisioni del calcio inglese è aumentato vertiginosamente nelle ultime due settimane, anche a causa delle nuove restrizioni del governo introdotte in seguito alla diffusione della variante Omicron. Risultato: squadre decimate e quattro partite rinviate in soli cinque giorni questa settimana.


Il Daily Mail scrive che un certo numero di club della massima serie e della Football League, stanchi dei loro rifiuti, stanno valutando se possono legalmente attaccare gli stipendi dei giocatori. All’interno degli spogliatoi, cresce la pressione sui no vax. Gli altri – i vaccinati – sentono che la riluttanza dei loro compagni di squadra sta mettendo a rischio il resto del gruppo.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»