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Uno scatto per l’integrazione, arriva il calendario delle studentesse FOTO e VIDEO

Per interpretare il tema dell'anno- 'Mi casa es tu casa'- sono diciotto le studentesse 'in posa' e dodici i fotografi chiamati a immortalarle
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ROMA – “Io sono musulmana, non sono terrorista”. Selma Bellakhdar Barletta è una studentessa originaria di Casablanca. Da due anni in Italia, è il ritratto perfetto dell’integrazione. Forse per questo, non solo per il bellissimo volto che fa da cornice ad un sorriso altrettanto affascinante, è spettato a lei il ‘compito’ di aprire il calendario delle studentesse, giunto alla decima edizione. Tema del 2016 è ‘Mi casa es tu casa’.

Nato su iniziativa dell’agenzia ‘Arakne Communication’, questa volta il calendario è dedicato al tema dell’immigrazione, intesa come integrazione. Selma è molto attenta a quanto succede nel mondo, fatti che indirettamente coinvolgono lei e quanti le sono vicino: “Ho due cugine che abitano a Parigi e dopo gli attentati si sono dovute chiudere per cinque giorni in casa per paura degli sguardi della gente“.

Selma, infatti, è musulmana ed è praticante: “Ma l’Islam che conosco io non è quello che si pensa oggi- racconta- È una religione tollerante, in cui ci sono dialogo ed apertura al prossimo. Ma purtroppo è divenuta ostaggio di estremisti ed ignoranti”. Non solo: Selma non porta il velo (“nessuno della mia famiglia mi ha mai costretto a portarlo”) e come nella foto che la ritrae sorridente per il mese di gennaio è in abiti occidentali.

Diverso il caso, invece, è per Lola Bello Durojaiye, fotografata per agosto e in abiti tradizionali. Originaria della Nigeria, vive a Castelvolturno, in provincia di Caserta, una zona “che è abitata prevalentemente da immigrati. Io questa ‘lotta’ tra immigrati e italiani l’ho vissuta, c’è sempre stata. Non mi ha dato particolari problemi, io mi sento cittadina di Castelvolturno. Mi sento come gli altri”.

Il calendario delle studentesse, presentato oggi a Roma, ha come scopo, dice Lola: “quello di avere più tolleranza verso il prossimo anche se siamo diversi. Forse abbiamo abitudini diverse“. Per quanto riguarda la foto, mese di agosto, “sul mio braccio c’è scritto il numero dei morti in Africa, una cosa che fa male moltissimo al cuore”. Dopo gli attentati di Parigi “sono rimasta delusa, sono stufa, non so spiegarmi perché succedano queste cose, una motivazione vera non c’è. Esiste il dialogo, non siamo bestie. C’è il dialogo”.

Per interpretare il tema dell’anno sono diciotto le studentesse ‘in posa’ e dodici i fotografi chiamati a immortalarle.

di Adriano Gasperetti, giornalista professionista

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