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Recovery, Garavaglia: “Risorse pronte, ora 300mila addetti al turismo”

Imagoeconomica_Massimo Garavaglia ministro del Turismo
Lo ha detto il ministro del Turismo nel corso del forum promosso da Italia Oggi in collaborazione con la Cnpr
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NAPOLI – “Sono stati mesi impegnativi e proficui per il turismo, con un impegno di spesa di quasi 7 miliardi di euro. Il decreto è già in Gazzetta, un contributo molto importante per migliorare la qualità del sistema ricettivo in Italia e siamo entrati nella fase operativa. Abbiamo investito molto sulle riaperture ed era fondamentale far ripartire la macchina. Il vero ristoro è fatturare. Noi dobbiamo essere al top della qualità e il supporto dei professionisti è fondamentale dato il numero elevato di piccole e medie imprese italiane impegnate in questo campo. Nell’immediato la mancanza di forza lavoro è un paradosso; non puoi avere il 9 per cento i disoccupazione e allo stesso tempo la mancanza di 300mila figure nel settore del turismo. Il Reddito di cittadinanza ha distorto il mercato e vanno trovati dei correttivi. Serve sviluppare competenze in tempi rapidissimi”. Lo ha detto Massimo Garavaglia, ministro del Turismo, nel corso del forum ‘Il cantiere delle riforme del governo Draghi 2021’ promosso da Italia Oggi in collaborazione con la Cnpr, presieduta da Luigi Pagliuca.

“Siamo surclassati da richieste di far partire immediatamente il decreto flussi per la stagione invernale ma manca personale italiano e serve personale straniero. Dobbiamo correre, servono infrastrutture di ogni tipo. Questo cambiamento epocale – ha rimarcato il ministro – impone ragionamenti molto più veloci e pressanti sul tema infrastrutture soprattutto su quelle ferroviarie per troppo tempo dimenticate. Ci si è concentrato solo sull’alta velocità. Ma per collegare i tanti borghi serve integrare le reti ferroviarie anche minori e un trasporto su bus non inquinante. Adesso c’è da pensare alla stagione invernale – ha proseguito Garavaglia – e poi il tema dei fondi del Recovery. È importante che ci sia il ministero del Turismo, in grado di attrarre fondi per un settore trasversale. Si parte dalla promozione, che è fondamentale sul digitale e molti investimenti vanno in questa direzione, per poi proseguire con l’ospitalità, i trasporti, la ristorazione e la promozione enogastronomica”.

L’Europa chiede anche riforme strutturali come ha evidenziato Francesco Paolo Sisto, sottosegretario alla Giustizia: “Il tempo è il comune denominatore per tutte le riforme. Per rendere procedure certe ed efficienti e per garantire i diritti fondamentali dei cittadini. I tempi della giustizia sono assolutamente inadeguati nel nostro Paese. Dobbiamo recuperare la dimensione costituzionale dei processi. Un processo troppo lungo vanifica i diritti sostanziali. Il 54% delle pendenza civili riguarda i processi tributari. Aver privilegiato l’utilizzo dei fondi Pnrr per accelerare i processi è stato un primo passo importante. Le riforme non si fanno solo con le norme ma anche con risorse, strutture e mentalità. Il recentissimo provvedimento sulla crisi d’impresa ha cambiato il paradigma trasformando il momento di crisi di un’impresa in una opportunità e vantaggio.
Imprese e professionisti – ha aggiunto Sisto – diventano partner dello Stato con i primi garanti della legalità e le seconde come luogo della legalità e del rispetto delle regole. Questo salto di qualità è nello spirito delle riforme. Se non le completiamo si corre il rischio di perdere le risorse del Pnrr”.

E sul tema delle riforme è intervenuto anche Marco Cuchel, presidente dell’associazione nazionale Commercialisti: “La riforma della giustizia tributaria è un punto fondamentale del decreto fiscale. Occorre una riforma integrale come sistema perché la giustizia tributaria è l’ultimo baluardo a difesa del contribuente rispetto allo strapotere dell’Agenzia delle Entrate. Tra contribuente e Fisco deve esserci un riequilibrio organico e non solo spot. La commissione interministeriale dove siamo stati auditi ha fatto un lavoro importante ma dobbiamo essere presenti in modo funzionale. Ci vuole una giustizia tributaria veloce, equa e indipendente. Perché ciò avvenga auspico il passaggio dell’intero impianto dal Mef alla presidenza del Consiglio o al ministero della Giustizia, investendo di più sul capitale umano e sulle risorse per le segreterie delle commissioni tributarie”.

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