Il Libano sta mediando per il rilascio dello statunitense Austin Tice, scomparso in Siria

Il giornalista era nel Paese per seguire il conflitto, di lui non si hanno più notizie dal 14 agosto 2012. Venne poi diffuso un video in cui lo si vedeva legato e bendato
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ROMA – Le diplomazia libanese si sta muovendo per ritrovare Austin Tice, il giornalista ed ex marine statunitense scomparso in Siria dal 2012. A darne notizia ieri è stato un ufficiale dei servizi di intelligence libanesi, il general maggiore Abbas Ibrahim, che all’emittente locale Al-Jadeed ha riferito di aver compiuto un viaggio di due giorni a Damasco per discutere la questione.

Come hanno riferito oggi anche altri organi di stampa internazionale concordanti, il generale Ibrahim ha inoltre confermato di essersi recato a Washington due settimane fa, dove ha incontrato anche Robert O’Brie, il consigliere per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump.

“Dopo il mio viaggio a Washington- ha detto- sono andato in Siria, e per due giorni si sono tenute delle discussioni sulla questione, che stanno continuando e continueranno ancora”. Tuttavia non ha fornito ulteriori dettagli sul contenuto di questi scambi.

Le ultime notizie che si hanno di Austin Tice risalgono al 14 agosto del 2012, quando il giornalista – che era in Siria per seguire il conflitto interno – è stato catturato a un posto di blocco a Darayya, un sobborgo a sud della capitale siriana. Un mese dopo un gruppo armato diffuse un video dell’allora 31enne tenuto ostaggio e bendato, e da allora non se ne hanno più notizie. Secondo James Jeffrey, l’inviato statunitense per la Siria – che ha lasciato l’incarico a inizio mese – Tice sarebbe vivo e tenuto prigioniero in Siria, tuttavia non ha chiarito sulla base di quali informazioni sosterrebbe questa tesi, né chi sarebbe a tenere prigioniero l’ex marine.

Le dichiarazioni del general maggiore Abbas Ibrahim giungono all’indomani della proposta del Congresso americano di inserirlo nella lista delle personalità libanesi colpite da sanzioni economiche. All’emittente Al-Jadeed il generale ha garantito che, a prescindere dalle sanzioni, il suo lavoro continuerà: “A Washington ho incontrato la madre di Austin Tice, e ci sentiamo quotidianamente al telefono. Le ho promesso che né le sanzioni né nient’altro influenzeranno il lavoro sul caso di suo figlio“.

Come ricordano i media internazionali, il general maggiore Abbas Ibrahim ha già collaborato alla liberazione di un cittadino statunitense detenuto in Siria, e ad un altro di doppia nazionalità libanese e statunitense che si trovava in Iran.
Più volte il presidente uscente Donald Trump ha promesso azioni concrete per ottenere il rilascio di Tice, e sembra che alla vigilia del voto ci sia stata un’accelerazione in questo senso: a fine ottobre il Wall Street Journal ha rivelato la visita a Damasco di Kash Patel, direttore senior per l’antiterrorismo presso il Consiglio di sicurezza nazionale, che in tutta segretezza avrebbe incontrato funzionari di alto livello per discutere sia il caso di Austine Tice che di Majd Kamalmaz, un altro cittadino statunitense di 62 anni, che dal 2017 si sospetta sia tenuto prigioniero nelle carceri del governo del presidente Bashar Al-Assad.

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15 Novembre 2020
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