VIDEO | Da Cadorna a Calvairate, i fioristi di Milano che “non abbandonano” i negozi

Perdite da 2-300 euro al giorno, "mancano gli eventi che ne stimolano l'acquisto. Ma le consegne viaggiano più veloci"
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di Leonardo Petrini

MILANO – “Un fiore non può risolvere un problema, ma può aiutare ad affrontarlo”. È commosso mentre parla Claudio Fella, titolare di Fella Fiori e Bonsai di Corso Magenta. Il negozio oggi gestito da lui è stato aperto da suo padre nel 1942. È uno dei tanti fioristi di Milano. In Italia se ne contano 16.000 in tutto, tra chi possiede un locale e chi gestisce un chiosco.

Secondo le stime di Federfiori Confcommercio, il business della vendita al dettaglio di fiori nel nostro paese muove ogni anno 1,8 miliardi di euro. Durante il lockdown di questa primavera, il settore ha assistito ad una perdita complessiva di 260 milioni di euro.

Per capire qual è la situazione a Milano durante questa seconda ondata di restrizioni, abbiamo fatto un giro della città, raccogliendo testimonianze da Cadorna a Porta Romana, passando per Brera e il mercato floricolo in zona Calvairate. 

La preoccupazione tra i titolari è tangibile. “È come quando esci da un pozzo. Fai un salto di tre metri per indietreggiare di quattro – dice Alessandro Sorrenti dell’Oasi dei Fiori di Piazza Angelo Sraffa -. In questo momento manca soprattutto la clientela medio-povera. Prima qualcuno comprava dei fiori per esigenza, magari come regalo per un evento particolare. Ora chi acquista fiori è chi se lo può permettere”. 

Le sue affermazioni si riflettono su scala nazionale nei dati della Federfiori. I negozi di fiori sono una delle poche attività ad essere rimaste aperte in ogni caso, anche in zona rossa. Eppure dall’inizio di ottobre il loro fatturato è già crollato dell’80%, per un totale di circa 120/150 milioni di euro di negativo. Al momento ogni punto vendita sta subendo una perdita economica che oscilla dai duecento ai trecento euro al giorno. Nonostante le stime negative, c’è chi si mostra soddisfatto di come vanno gli affari. Come Roberto Ferrari di Clori in corso di Porta Vigentina, che spiega: “La gente sta approfittando di questo momento di chiusura per crearsi un bel terrazzo o un giardino curato. Senza dimenticare chiaramente chi vuole continuare ad abbellire gli interni, portando gioia con dei fiori”. 

Tutti gli intervistati sono concordi su alcuni punti. Mancano le occasioni per regalarsi dei fiori, innanzitutto. Cene, compleanni ed eventi sono il motore degli acquisti. Secondo: la clientela (poca) rimasta è di prossimità. L’unico vantaggio di questa situazione sono le consegne veloci. Il traffico, infatti, si è ridotto e il servizio di conseguenza è diventato più preciso. Allo stato attuale delle cose, si prevede che oltre il 50% dei fioristi rimarrà chiuso per le imminenti festività natalizie, per non andare incontro ad un passivo importante: 200 milioni di euro nel complesso. Con l’avvicinarsi del Natale le restrizioni potrebbero, però, allentarsi. E tra i clienti potrebbe tornare l’ottimismo. È quello che si augurano tutti i fioristi. Perché un fiore non può risolvere un problema, ma può aiutare ad affrontarlo.

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15 Novembre 2020
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