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Etiopia, Padre Zerai: “Sprofondiamo in un nuovo dramma”

Il missionario alla Dire: "Nel Tigray ci sono ancora 90.000 profughi eritrei"
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ROMA – “Speravamo in un’altra storia quando nel 2018 Etiopia ed Eritrea firmarono l’accordo di pace; il sangue di quei 100.000 morti provocati dalla guerra non si è ancora asciugato e oggi sprofondiamo di nuovo in un dramma”: a parlare con l’agenzia Dire è padre Mussie Zerai, missionario e attivista, originario di Asmara.

Oggi le forze del governo regionale del Tigray hanno rivendicato un bombardamento sulla capitale dell’Eritrea, nella zona dell’aeroporto.

Padre Zerai parla da Roma, dove dirige Agenzia Habeshia, un organismo impegnato nella difesa dei diritti umani e in particolare nel contrasto alla tratta, dalla regione del Corno d’Africa alla Libia e fino alla Penisola arabica.

“I raid di questa notte confermano e aggravano il rischio di una regionalizzazione del conflitto, con il coinvolgimento dei Paesi vicini all’Etiopia” avverte il missionario. “La comunità internazionale deve intervenire subito altrimenti l’intero Corno d’Africa potrebbe diventare una polveriera, con nuovi morti e nuovi profughi”.
Secondo le Nazioni Unite, dopo 12 giorni di combattimenti tra l’esercito federale di Addis Abeba e le forze tigrine di Macallè già 20.000 persone sono state costrette a lasciare le loro case e a oltrepassare il confine con il Sudan. Padre Zerai ricorda che, sulla base di informazioni ancora parziali, si teme che negli scontri abbiano perso la vita “centinaia di persone”.

Il contesto è quello di una regione ancora provata dal conflitto combattuto da Etiopia ed Eritrea tra il 1998 e il 2000. “Nel Tigray ci sono circa 90.000 rifugiati eritrei di quella guerra che ora rischiano di trovarsi tra due fuochi” denuncia il direttore di Agenzia Habeshia: “Se il Sudan procederà come annunciato alla chiusura dei suoi confini, non potranno nemmeno più scappare”.

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Negli ultimi giorni si sono moltiplicate le informazioni circa un possibile coinvolgimento militare dell’Eritrea al fianco dell’Etiopia. “Non ci sono ancora prove concrete di questo e Asmara ha peraltro finora smentito” dice padre Zerai. “Con questo bombardamento però i rischi aumentano; sono e siamo angosciati, speriamo che Asmara non si faccia coinvolgere”.

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