Gli operai di Caterpillar a lezione contro stereotipi di genere e sessismo

L'azienda, che aderisce al progetto Better Place, blocca la produzione
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ROMA – Linee di produzione bloccate per consentire a 115 operai, tutti uomini divisi in tre classi, di andare a lezione di decostruzione degli stereotipi di genere e di superamento dei meccanismi legati al sessismo. È la sperimentazione portata avanti in Italia per promuovere la consapevolezza dei rapporti di genere dalla multinazionale statunitense del settore metalmeccanico Caterpillar, prima grande azienda in Italia ad aderire ai percorsi di Better Place, il progetto di formazione patrocinato dalla Ong Differenza Donna presentato stamattina alla Camera dei Deputati a Roma alla presenza, tra gli altri, della vicepresidente della Camera, Mara Carfagna, del deputato Alessandro Fusacchia, e della presidente di Differenza Donna, Elisa Ercoli.

“Better Place e’ un progetto che vuole portare nelle aziende la riflessione e la consapevolezza dell’importanza del contrasto agli stereotipi di genere, al sessismo, alle diverse opportunita’ e quindi anche alle discriminazioni, che sono tutto quel terreno subculturale sul quale purtroppo poggiano cose piu’ gravi come le molestie, le violenze e gli abusi”, spiega all’agenzia Dire Luisa Rizzitelli, coordinatrice del progetto, a margine del convegno ‘Il ruolo delle imprese per favorire corrette relazioni di genere e prevenire molestie e abusi’. Obiettivo ambizioso che il tessuto produttivo italiano sembra sempre piu’ pronto a recepire, come dimostra la sperimentazione di Caterpillar, che nello stabilimento di Minerbio, in Emilia Romagna, sta portando in formazione 300 dipendenti.
“Abbiamo iniziato a parlare di stereotipi di genere nel 2017 in occasione della Giornata internazionale delle donna- spiega nel corso del convegno Sara Alberghini, direttrice dello Sviluppo Distribuzione Prodotti Stradali di Caterpillar Servizi Italia- Quest’anno ne abbiamo parlato in maniera piu’ diretta, con una prima lezione pilota, e andremo avanti con una formazione piu’ strutturata fino a luglio”.

Saranno 24 le ore di formazione, divise in sei mezze giornate dedicate al management: dirigenti, quadri e capiufficio che Alberghini chiama “gli agenti del cambiamento”. Altre otto ore, poi, saranno dedicate agli impiegati. Tanti i temi che saranno toccati dai corsi: dal linguaggio di genere ai pregiudizi che portano le donne ad avere meno possibilita’ di accesso ai ruoli apicali, fino alle molestie sul lavoro.
“L’ad Giovanni Bolognini ha deciso di estendere questa formazione anche a tutti gli operai”, precisa Alberghini, che assicura: “Non e’ facile bloccare la linea di produzione”.

Entusiastiche le reazioni: “Dal questionario consegnato agli operai al termine delle lezioni il feedback e’ stato piu’ che positivo- spiega la dirigente di Caterpillar- Per il 94% puo’ aiutre i rapporti tra colleghi e, anche nella vita privata, contribuire ad abbattere gli stereotipi. Il 44% e’ rimasto positivamente colpito dal corso, il 55% si e’ detto curioso. Il 98% ha giudicato l’iniziativa dell’azienda entusiasmante e crede che il corso sia adatto ad un uomo”. Non un cellulare, non uno sbadiglio, mani alzate, interventi spontanei. “Piu’ che una lezione e’ stato un dialogo aperto con il personale”, racconta alla Dire Alberghini, che definisce i risultati raggiunti “commoventi”.

“Ho ascoltato una collega donna raccontare gli episodi in cui come donna si e’ sentita a disagio, in ambito professionale e non solo: e’ come se avessi messo un paio di occhiali”, racconta Bolognini, ad di Caterpillar Prodotti Stradali, inquadrando le iniziative degli stabilimenti italiani nel piu’ ampio progetto internazionale della multinazionale a favore delle ‘Women in leadership’. Ma sono sempre di piu’ anche in Italia le iniziative diffuse nel sistema produttivo su questo tema. Come il Comitato pari opportunita’ di Enav, che, spiega l’ad Roberta Neri, lavora in “forte relazione con le risorse umane, il welfare aziendale e la formazione”, o l’Accordo interconfederale Confindustria-Cgil-Cisl-Uil siglato il 25 gennaio 2016, che, come ricorda Lucia Scorza, dell’Area lavoro, Welfare e Capitale Umano di Confindustria, prevede anche “tavoli di monitoraggio con incontri periodici e la sensibilizzazione degli attori a livello locale, le verifiche territoriali e l’impegno delle parti a promuovere presso i datori di lavoro l’inserimento di donne in uscita dalla violenza”. Violenza che “e’ il risultato di una cultura che la legittima”, osserva Elisa Ercoli, che chiede “un’alleanza per un’impresa di civilta’”.

“Il progetto proseguira’ offrendolo e promuovendolo in tutte le sedi che ci accoglieranno, che potranno essere Confindustria o altre realta’ di categoria, le aziende stesse o enti pubblici- chiarisce alla Dire Rizzitelli- Vogliamo entrare nei luoghi di lavoro perche’ il lavoro e’ la vita di ognuno di noi. Quindi e’ giusto che anche le aziende si facciano carico di questa partita per essere protagonisti di un cambiamento culturale che le donne aspettano da troppo tempo e adesso finalmente posso combattere anche con gli uomini accanto”.

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15 Novembre 2019
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