PERUGIA – Le Intelligenze artificiali (Ia), essendo in grado di adattarsi alla realtà che cambia, possono farci pensare a una realtà sociale che non sia un limite per chi ha diverse abilità, ma che sia in grado di includere e far esprimere ciascuno nel massimo di quella dignità umana che è anche al centro della nostra costituzione. Speriamo che da queste giornate emerga qualcosa che riesca ad imporsi come uno standard globale di inclusività e di accoglienza nei diversi paesi”. È questo il valore aggiunto del G7 Disabilità e inclusione, secondo Don Paolo Benanti, presidente della commissione Ia per l’informazione e consigliere di Papa Francesco sui temi dell’Intelligenza artificiale, dell’etica e della tecnologia, che oggi modera il quinto panel sull’Ia in corso al Castello di Solfagnano.
“Essendo l’Ia una tecnologia a carattere generale, come la corrente elettrica, non serve a fare una cosa ma tante cose. Tutti hanno sperimentato l’Ia con ChatGPT– spiega Benanti- che è in grado di modificare un testo in modo che l’utente possa comprenderlo a seconda del suo livello. Pensiamo di applicare tutto questo a un nuovo tipo di interfaccia, come le strutture pubbliche. Potremmo adattare tutto ciò che è pubblico al livello dell’utente, perché essere inclusivi significa anche fare in modo che il sistema pubblico si adatti alle capacità del singolo. Pensate a cosa significa avere un testo fisso, stampato e messo da una parte- continua l’esperto- e avere invece un sistema di Ia generativa che possa tradurre quel testo nel linguaggio e nella migliore capacità di chi ha davanti. Può farlo diventare immagini, oppure video o solo audio se l’immagine e il testo non sono in grado di essere percepite dal soggetto. Questo può cambiare la nostra capacità sociale di inclusione. Può rendere la nostra collettività capace di essere spazio per tutti”.
“GUARDRAIL ETICI”, COSA SONO E A COSA SERVONO
A chi si domanda se l’Ia porta più vantaggi o più svantaggi, Benanti chiarisce che “la risposta dipende da noi e da come vogliamo utilizzare questo utensile, o come lo vogliamo trasformare in un’arma. È chiaro che una Ia in grado in qualche misura di profilare il suo utente, può fare questa profilazione per includerlo o per escluderlo. Il panel di oggi è interessante perché parliamo di questo tema non all’interno di un discorso medico o di industria, ma in un ambito governativo e quindi legato ad alcuni vincoli costituzionali che fanno dell’inclusione per la pari dignità dei cittadini i pilastri con cui usare questa tecnologia”.
Non c’è dubbio che l’Ia ponga delle sfide etiche alle nostre società ed “è chiaro che il fine non giustifica i mezzi- sottolinea Benanti- ogni scelta o ogni tipo di percorso che l’Ia metterà in atto per raggiungere quel fine deve essere eticamente controllato. Ecco perché si parla di mettere a terra una sorta di guardrail etici, ovvero l’algoretica, che cercano di mantenere sulla strada che noi desideriamo questo tipo di tecnologia”. L’errore da non commettere, secondo l’esperto, è “lasciare che questo accada senza l’uomo e senza controllo”.
“LA TECNOLOGIA NON È MAI NEUTRA SULLA SOCIETÀ“
Ieri il Nobel per l’economia è stato assegnato “a Daron Acemoglu e Simon Johnson, e il libro più bello del 2023- dice Benanti- è il loro ‘Power & Progress‘, dove fanno vedere che la tecnologia se non è mediata dagli organismi sociali va solo a vantaggio di chi la possiede e la usa come forma di potere. La tecnologia, quindi, non è neutra nel suo impatto sulla società, ma è sempre una forma d’ordine e una disposizione”.
Come rendere l’Ia accessibile a tutti? “Siamo in un mondo con oltre 8 miliardi di persone e 8 miliardi 100milioni di accounting, e più di sei miliardi di cellulari. Ma nel mondo ci sono solo 28 milioni di programmatori. Significa che il ‘linguaggio’ di questa tecnologia sono in grado di parlarlo solo lo 0,35% della popolazione. Quindi- chiarisce ancora Benanti- il 99,75% della popolazione mondiale è esclusa. In tempi passati per cifre meno impressionanti di queste abbiamo realizzato dei patti sociali che hanno portato all’alfabetizzaizone delle masse. Per non subire questa macchina dobbiamo preparare le nuove generazioni e anche i nostri contemporanei a conoscere, capire e comprendere la macchina”.
Un tema molto discusso è quanto l’Ia sarà in grado di produrre lavoro, anche guardando alle persone con disabilità. “Nel mondo dell’Ia assistiamo ad un’altissima riuscita di una serie di disturbi dello spettro autistico. Questo non era pensabile prima, ci sono alcune persone che potevano essere considerate ‘persone con disabilità’ in determinati contesti e che ora sono diventate realtà avvantaggiate ed economicamente premiate in alcune forme di lavoro. Di contro, abbiamo dei limiti della macchina legati al fatto che non surroga nella stessa maniera tutti i lavori. Surroga molto bene quelli intellettuali e meglio pagati – un calcolatore solare costa meno di un euro in internet – ma non riesce a farlo con i lavori cognitivi bassi, che sono poi anche quelli meno pagati attualmente. Questo ci dice che l’implementazione sociale dell’Ia, cioè il suo rilascio nella società, non va lasciata semplicemente a mere ottiche di economizzazione economica o di ottimizzazione economica, ma va gestita e accompagnata politicamente- conclude- affinché sappia essere un frutto di sviluppo e non semplicemente un’occasione di guadagno per pochi”.




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