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Screening oncologici rallentati dalla pandemia: “Fateli, gli ospedali sono sicuri”

ospedale
Vittorio Donato, presidente di Airo, l'associazione italiana di radioterapia oncologica: "Gli screening hanno risentito della pandemia, ma stanno riprendendo"
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BOLOGNA – Le cure oncologiche non hanno subito uno stop a causa della pandemia. Ma le attività di screening sì. E quindi “è importante dire ai pazienti che gli ospedali sono sicuri”. A lanciare l’appello è Vittorio Donato, presidente di Airo, l’associazione italiana di radioterapia oncologica, riunita a congresso in questi giorni a Bologna. “L’anno scorso non abbiamo avuto una significativa flessione dei trattamenti effettuati- spiega Donato alla ‘Dire’- per lo meno, i pazienti con tumore attivo sono stati tutti trattati. C’è stato un ritardo per quelle patologie per cui non c’è necessità di fare un trattamento radioterapico, cioè dove la radioterapia serviva come consolidamento di un trattamento già effettuato. Ma tutti hanno avuto la loro risposta e non abbiamo avuto una significativa variazione dei trattamenti radioterapici in confronto agli anni precedenti. E così quest’anno”. Nel corso del 2020 e nei mesi scorsi, continua il presidente Airo, “abbiamo mandato più volte messaggi, insieme ad altre società mediche, per dire ai pazienti oncologici di non abbandonare il percorso, che gli ospedali sono in sicurezza e che non c’è da preoccuparsi. Anche perchè, in confronto al tumore, il Covid è uno scolaretto, non c’è storia. Per cui è molto più importante andare a seguire i trattamenti in maniera corretta e non abbandonarli. Più o meno c’è stata una risposta a tutti questi messaggi”. Al contrario, conferma Donato, “sul discorso dello screening purtroppo c’è stata una carenza. Quello è innegabile”. Gli screening oncologici, spiega il presidente di Airo, “hanno risentito di questo anno di Covid, ma stiamo riprendendo. Per cui il nostro è un discorso di speranza, per l’oncologia in generale. Per la radioterapia in particolare, siamo stati bravi: addirittura i pazienti entravano in zona rossa per fare il trattamento. Per cui non abbiamo avuto problemi, i nostri percorsi erano in sicurezza e non c’è stata una flessione dei pazienti che abbiamo seguito”. Lo screening resta comunque un discorso diverso da fare, ribadisce Donato, che risponde anche “alla problematica del territorio. Il Covid ha posto e amplificato il problema dell’assistenza sul territorio. Quindi quello è un percorso da fare tutti insieme, facendo sì che il sistema sanitario nazionale risponda in toto al paziente affetto da malattia oncologica, dallo screening al trattamento”, sostiene Donato.

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