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Ingravallo: “Il documento Siaarti-Simla mette il paziente al centro”

francesca ingravallo siaarti
La docente di Medicina legale all'Università di Bologna ha partecipato al documento congiunto Siaarti-Simla relativo alle indicazioni alla terapia intensiva in situazioni di sproporzione tra richiesta e risorse disponibili
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ROMA – “È un documento rivolto a tutti, non soltanto ai professionisti sanitari ma anche ai cittadini, perché è importante che nelle decisioni che vengono prese nel corso di un’emergenza sanitaria come quella della pandemia da Covid-19 sia mantenuta la trasparenza delle decisioni in sanità. È, inoltre, un documento che ha un valore legale perché è stato inserito nel sito del sistema nazionale linee guida tra le buone pratiche cliniche”. Così alla Dire la professoressa Francesca Ingravallo, Docente di Medicina legale all’Università di Bologna, in occasione della seconda giornata di lavori del 75esimo Congresso Nazionale Siaarti, che si chiude domani alla ‘Nuvola’ a Roma, a proposito del testo elaborato congiuntamente dalla Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva e dalla Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni.

Francesca Ingravallo ha partecipato alla stesura del documento congiunto Siaarti-Simla relativo alle indicazioni alla terapia intensiva in situazioni di sproporzione tra richiesta e risorse disponibili. ”L’obiettivo primario di questo documento – ha spiegato la professoressa – è stato quello di fornire ai professionisti sanitari criteri condivisi per la valutazione dell’ammissione dei pazienti nelle terapie intensive in caso di sproporzione tra la necessità di ricovero dei pazienti e le risorse disponibili per accogliere in intensiva questi pazienti”.

Ingravallo ha poi aggiunto che ”è importante che tutti i professionisti sul territorio italiano abbiano a disposizione criteri predefiniti e condivisi e che questi criteri possano essere conosciuti anche dai cittadini, perché è fondamentale preservare la fiducia dei cittadini nel servizio sanitario pubblico, a maggior ragione durante un’emergenza come quella che abbiamo vissuto e che, grazie ai vaccini, stiamo superando”. Numerosi i temi che hanno ispirato gli autori nella stesura del documento, ”temi – ha precisato Ingravallo – condivisi fin dall’inizio da tutti i componenti del gruppo di lavoro multidisciplinare. Uno dei primi è stato quello di mettere la persona al centro di tutto il processo e quindi di rifiutare qualsiasi possibilità di decidere rispetto ai trattamenti intensivi in base ad algoritmi o soglie numeriche. Il documento, infatti, stabilisce come ogni persona debba essere valutata nella sua unicità e non sia possibile ricorrere a meccanismi automatici per decidere quali pazienti ammettere o meno in terapia intensiva“.

“Un secondo principio – ha continuato la docente di Medicina legale – subito condiviso da tutti e riportato nel documento è quello della collegialità delle decisioni, dunque quando possibile vige il principio di non affidare ad un unico professionista la valutazione del paziente e la decisione rispetto all’ammissione in terapia intensiva, oltre alla necessità di documentare tutti i passaggi del processo decisionale e di comunicarli in maniera comprensibile ai pazienti e ai loro familiari”.

Ingravallo ha infine tenuto a sottolineare che ”questo documento è in forte debito con una Legge molto importante, la Legge 219 del 2017 che ha introdotto in Italia le disposizioni anticipate di trattamento e la pianificazione condivisa delle cure. La volontà del paziente è un criterio fondamentale nelle decisioni, anche di terapia intensiva, perché grazie alla sua volontà è possibile stabilire se un trattamento sia o meno proporzionale. Proprio per questo motivo il documento dedica un paragrafo proprio alle volontà attuali o pregresse della persona malata”, ha concluso.

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