I presidi: “Impensabile la didattica a distanza perché i trasporti sono in difficoltà”

Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, interviene sulla richiesta delle Regioni di introdurre la didattica a distanza per gli alunni delle scuole superiori
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, è intervenuto ai microfoni della trasmissione ‘L’Italia s’è desta’, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

Sulla richiesta delle Regioni di introdurre la didattica a distanza per gli alunni delle scuole superiori. “Premesso che durante il periodo della didattica a distanza io sono stato tra coloro che sostenevano che la dad opportunamente realizzata fosse uno strumento validissimo, ma il punto è che non possiamo pensare di sostituire la didattica in presenza con quella a distanza, con la motivazione che i trasporti sono in difficoltà-ha affermato Giannelli- In primavera c’è stata l’esigenza di fare un lockdown per questioni di salute pubblica ed è stato necessario affidarsi alla modalità di apprendimento a distanza. La modalità di crescita del proprio intelletto e del proprio animo della didattica in presenza non può essere sostituita con la modalità di apprendimento a distanza, che va benissimo in alcune circostanze, ma non può sostituire quella in presenza. Io mi chiedo: il sistema dei trasporti pubblici in 7 mesi cosa ha fatto? A scuola si sono comprati un sacco di computer, ci si è organizzati con le linee guida della didattica digitale, insomma si è fatto qualcosa. Mi stupisce che per il sistema della logistica non si sia pensato a questa evenienza. Quella delle regioni mi sembra una proposta estemporanea, non mi sembra un’ipotesi praticabile. Abbiamo speso fiumi di parole per raccontarci che la scuola è centrale per il futuro della nazione, tutte belle parole, ma poi si arriva a proporre la chiusura del servizio in presenza. I ragazzi stanno scoprendo che non si può passare tutta la giornata davanti a uno schermo, quando lo smartphone diventa il surrogato della vita anche loro si sono resi conto che qualcosa non va. La vita è fatta di un’integrazione armonica di tutti gli aspetti, non si può pretendere di sostituirli tutti con una sola modalità”. 

Sulla situazione nelle scuole. “Le difficoltà ci sono, sono un po’ tradizionali, come la questione dei docenti che non arrivano tutti al primo giorno di scuola. E’ un problema che va avanti da decenni. Dal punto di vista del rispetto delle regole le cose stanno andando bene, i dati dicono che di contagi a scuola se ne verificano pochi. Il problema è cosa fanno i ragazzi fuori dalla scuola”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

15 Ottobre 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»