Conte come Prodi e l’incubo “Renzinotti”

L'editoriale del direttore Nico Perrone
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ROMA – Il premier Giuseppe Conte come Romano Prodi, federatore, punto di incontro tra le forze politiche della sua maggioranza? Una maggioranza litigiosa, come quella che accompagnò il professore, alla fine fatto cadere dal leader di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti. Non c’è niente di più inedito del già edito, si dice tra colleghi giornalisti. E quindi l’incubo “Renzinotti” aleggia di nuovo. La maggioranza stasera, al Consiglio dei ministri, troverà l’accordo sulla prossima manovra di bilancio. Ognuno avrà quella virgola in più da mostrare ai propri eletti come simbolo di vittoria. La partita politica che si sta giocando però investe altri piani e tutti e quattro i leader in campo: Conte, Di Maio, Zingaretti e Renzi. Il capo di Italia Viva stasera duellerà con Matteo Salvini a Porta a Porta.

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Tutti e due se la giocheranno sul tema dell’opposizione: quella di Salvini che punta alla crisi e alle elezioni politiche subito, annuncerà la sua prossima marcia su Roma, buona propaganda ma che ha scarsa possibilità di successo perché le elezioni non convengono a tutti gli altri; quella corsara di Matteo Renzi, che ogni giorno pungola e interviene dentro le dinamiche del Governo per differenziarsi e portare a casa sempre qualcosa. Vero che il fiorentino crea stress ma dovrebbe spingere anche gli altri ad attrezzarsi per il meglio. Per primo Conte, perché alla fine, quando si avvicinerà il momento conveniente per andare a votare, qualcuno certamente staccherà la spina. Non dovrà trovarsi come Prodi, senza un suo movimento capace di gettarsi nella mischia e giocarsela. Percorso difficile, perché il rafforzamento mediatico e politico del premier fa scattare subito alleanze trasversali tra gli altri alleati che sono anche contendenti. Renzi deve giocarsela al centro, strappando qualcosa al Pd ma annettendo anche tutto quello che dal centro arriva a Forza Italia e ai confini della Lega. Un Conte che sta lì dà fastidio, un Conte che diventa punto forte di riferimento politico dà fastidio anche a Di Maio, quindi facile prevedere che sarà lui il bersaglio preferito a partire dalla prossima audizione davanti al Copasir. E Zingaretti? Anche il segretario del Pd ballerà, perché la possibilità di stringere col Movimento un’alleanza più ampia e duratura, dipenderà dalla discesa in campo di Beppe Grillo, l’unico che può mettere in riga tutti i ‘grillini’.

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