Amministrative in Giappone, il voto è sul nucleare

Il piano di smantellamento degli impianti danneggiati dal terremoto ha un costo stimato di 96 miliardi di euro
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print
fukushima
Il disastro di Fukushima

ROMA – Il futuro della centrale nucleare di Kashiwazaki-Kariwa, una delle principali del Giappone, sta dominando il dibattito in vista del voto amministrativo di domenica nella prefettura di Niigata. Cinque anni dopo il disastro di Fukushima, seguito al terremoto e allo tsunami del 2011, a sfidarsi sono un avvocato che si oppone alla riapertura degli impianti e un esponente del partito del primo ministro Shinzo Abe, favorevole alla ripresa della produzione di energia atomica. Ryuichi Yoneyama, 49 anni, sostenuto da forze liberali e di sinistra, sfiderà l’ex sindaco e funzionario governativo Tamio Mori, sessantasettenne.

La riattivazione dei sette impianti della centrale di Kashiwazaki-Kariwa, con una capacità di generazione di 8 gigawatt, è ritenuta fondamentale per il rilancio della compagnia elettrica Tokyo Electric Power (Tepco). L’energia atomica è uno dei pilastri delle politiche di Abe, primo ministro conservatore rieletto nel 2012. Prima del disastro di Fukushima le centrali nucleari coprivano circa il 30 per cento del fabbisogno nazionale. Il piano di smantellamento degli impianti danneggiati dal terremoto ha un costo stimato di 96 miliardi di euro.

di Vincenzo Giardina, giornalista professionista

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»