ROMA – Adottare un albero per far rinascere i boschi distrutti dalla tempesta Vaia nel 2018 e, più di recente, colpiti dall’epidemia di bostrico. E trasformare un territorio ferito in un luogo che può legare l’umanità allo spettacolo che la Natura offre tra montagne e cielo. È quello che sta avvenendo in Val di Fiemme, tra la catena del Lagorai e le Dolomiti, a cui tutti possono partecipare.
Il progetto “Dalle ferite alla meraviglia: ricostruire, riforestare, riconnettersi. Un viaggio di rinascita e apprendimento nelle Dolomiti” sta infatti dando vita alla “Foresta delle stelle”: un’area di 10 ettari che verrà popolata da 15mila nuovi alberi e verrà attraversata da un sentiero riqualificato e costellato da installazioni divulgative e rifugi didattici in legno per la comprensione e l’osservazione tanto del cielo quanto della terra.
Al lavoro per renderlo possibile WOWnature di Etifor, spin-off dell’Università di Padova, la Magnifica Comunità di Fiemme, il sostegno della Fondazione dei Dipendenti del Gruppo VKR. I lavori sono già cominciati per essere completati nell’autunno del 2027, con la possibilità per altre organizzazioni del territorio di contribuire all’adozione di ulteriori 5mila alberi.
LA NUOVA FORESTA DELLE STELLE E NON SOLO
In dettaglio, l’intervento di rimboschimento contribuisce a ripristinare parte delle aree distrutte dalla tempesta Vaia, evento estremo che nell’ottobre 2018 si è abbattuto con venti fino a 200 km/h su 42.000 ettari del nordest italiano, interessando 494 comuni tra Trentino-Alto Adige, Veneto, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia e lasciandosi alle spalle circa 14 milioni di alberi abbattuti. Non solo: le stesse aree sono state successivamente investite da un’altra ‘tempesta’, l’epidemia di bostrico tipografo (Ips typographus L.), il piccolo coleottero che attacca principalmente l’abete rosso, causandone rapidamente la morte, che si è riprodotto a dismisura come conseguenza della tempesta danneggiando ulteriori 25.000 ettari di bosco, inizialmente risparmiati da Vaia, compromettendo circa 5 milioni di metri cubi di legname.
Le specie che verranno messe a dimora sono state selezionate per ricreare un bosco più diversificato e resiliente e quindi maggiormente capace di resistere alle conseguenze del cambiamento climatico: così accanto a larice e abete rosso, compariranno anche betulla, pado, acero montano e pino silvestre. La distribuzione e la dislocazione delle piante simulerà il dinamismo del processo di rinnovazione naturale di questo tipo di boschi e prevede quindi l’impianto a gruppi vicino alle ceppaie degli alberi abbattuti.
ADOTTA UN ALBERO PER LA VAL DI FIEMME
In particolare, come si legge sul sito WOWnature che lancia l’iniziativa di ‘adottare un albero’ per la Val di Fiemme, il piano di riforestazione complessivi- in cui si inserisce la foresta delle stelle- è ancora più ambizioso e interessa oltre 65 ettari distribuiti nei comuni di Varena, Cavalese, Ziano di Fiemme, Trodena e altri, nelle Province Autonome di Trento e Bolzano. Nelle zone dove gli alberi sono stati completamente abbattuti, si punta alla messa a dimora di oltre 100.000 nuovi alberi. “Le specie scelte – tra cui abete rosso, larice, acero, betulla, pino cembro, frassino e sorbo – sono tutte autoctone- si legge- e vengono selezionate in base alle condizioni specifiche di ciascun sito. Questo favorisce una rigenerazione più rapida e migliora la resilienza della foresta agli eventi estremi”. Obiettivo è “aumentare la biodiversità e la stabilità del bosco, rendendolo più capace di resistere a futuri eventi climatici estremi e ai parassiti. In alcuni casi si favorisce la rigenerazione naturale, in altri si introducono nuove specie per diversificare la composizione del bosco”.
IL SENTIERO CHE PORTA AL LAGO A FORMA DI CUORE
Parte del progetto è anche l’intervento di riqualificazione del sentiero E339, ex mulattiera militare di interesse storico che costeggia l’area di rimboschimento e rappresenta un importante tracciato escursionistico che collega la Valmaggiore al Lago di Moregna, noto per la suggestiva forma a cuore.
UNO SGUARDO SUL CIELO
Ma soprattutto, la vera novità sarà la realizzazione di “un percorso divulgativo capace di trasformare le ferite inflitte dalla tempesta in un’opportunità”, creando un percorso dedicato ai temi dell’astronomia, delle foreste e dei cambiamenti climatici.
Infatti, la perdita della copertura arborea causata da Vaia ha aperto una visuale inedita verso il cielo e il progetto intende far leva su questo cambiamento per accompagnare i visitatori all’osservazione del cielo e delle stelle, realizzato in collaborazione con il progetto di divulgazione scientifica su temi astronomici “Chi ha paura del buio?” e con alcuni professionisti dell’Università di Padova.
“A noi astrofisici viene spesso chiesto qual è il senso di studiare l’universo e i suoi elementi, così distanti da noi. Una delle risposte che si può dare a questa domanda è che lo studio dell’universo, paradossalmente, ci aiuta a comprendere meglio noi stessi e il nostro pianeta, e in generale ci aiuta ad adottare una prospettiva diversa sul nostro posto nell’immensità del cosmo. Così, il percorso divulgativo della foresta inviterà i visitatori, dopo aver guardato il cielo, a “girarsi” e rivolgere il proprio sguardo dal cielo alla terra, dove troveranno gli effetti della tempesta Vaia, evento estremo che è entrato nella coscienza collettiva degli italiani come un simbolo della crisi climatica. Non sarà difficile cogliere l’invito a riflettere su di essa, sulla nostra fragilità e sulla necessità di prenderci cura di casa nostra” spiega Matteo Miluzio, amministratore di “Chi Ha Paura Del Buio?” e Cavaliere al merito della Repubblica Italiana per il proprio contributo alla diffusione della cultura scientifica.
Il percorso si chiude infatti con le giovani piante messe a dimora per costruire il bosco di domani, più resistente e resiliente. Un simbolo, questo, del fatto che si può ancora fare qualcosa per mitigare il cambiamento climatico e per adattarsi al contesto di crisi nel quale ormai viviamo contribuendo, un pezzo alla volta, a garantire un futuro sostenibile al nostro pianeta.




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