hamburger menu

De Franco (Articolo 1): “È ora di varare il salario minimo”

L'appello del candidato di Reggio Emilia per l'introduzione del salario minimo in Italia

Pubblicato:15-09-2022 19:01
Ultimo aggiornamento:15-09-2022 19:01
Canale: Candidati in DIREtta
Autore:
FacebookTwitterLinkedInWhatsAppEmail

REGGIO EMILIA – Sì al salario minimo, anche perché “l’Italia è già in ritardo”. La pensa così Lanfranco De Franco, assessore alla Casa del Comune di Reggio Emilia e coordinatore regionale di Articolo Uno in Emilia-Romagna, ora in corsa per la Camera nel collegio plurinominale “01” con la lista Pd-Italia democratica e progressista. La misura, spiega, servirebbe a “ricostruire il rapporto tra sinistra e lavoro” e dunque, sulla direttiva licenziata mercoledì scorso dal Parlamento europeo che introduce questa misura (ora ogni Paese avrà due anni di tempo per applicarla) non bisogna indugiare. Anzi, “l’Italia è colpevolmente in ritardo“, insiste De Franco.

CANDIDATO ARTICOLO 1: “IN ITALIA IL 12% DI ‘POVERI CHE LAVORANO'”

Il candidato ricorda infatti che “stando ai metodi di calcolo europei, il salario minimo nel nostro paese si attesterebbe a 9 euro lordi all’ora. Il dato impressionante è che circa il 30% dei lavoratori dipendenti oggi si colloca sotto questa soglia”. Allo stesso tempo “almeno il 12% dei lavoratori italiani è considerato tra ‘working poors’, ovvero lavoratori poveri: in pratica persone che pur in presenza di un lavoro regolare rimangono sotto la soglia di povertà”. Insomma “la questione salariale è centrale: basti pensare alle dirette conseguenze che comporta per esempio in tema di accesso alla prima casa in proprietà o locazione, oppure alla scelta di molte giovani coppie di diventare o meno genitori”.

LE DONNE PENALIZZATE: NEL PRIVATO STIPENDI PIU’ BASSI DEL 16%

L’esponente di Articolo 1 sottolinea poi che in tema di occupazione femminile la situazione “risulta ancora più drammatica: la disparità salariale nel settore privato è del 16% a danno delle donne, inoltre lo squilibrio dei carichi di cura familiare genera molti part time involontari e quindi minor reddito”. E infine, “le diversa durata dei congedi parentali danneggiano le progressioni professionali e molte donne rinunciano a tornare a lavoro dopo la maternità”. Per sciogliere questi nodi, dunque, “l’introduzione di un salario minimo contrattuale, accompagnata da una riforma della rappresentanza sindacale, permetterebbe di lasciare alla contrattazione collettiva la facoltà di definire le condizioni contrattuali, ma di applicarle erga omnes con valore legale”, afferma De Franco.

DE FRANCO: “TROPPI CONTRATTI NAZIONALI CREANO SFRUTTAMENTO”

Così, prosegue, si supererebbe anche “l’attuale giungla di 900 contratti collettivi nazionali spesso firmati da sindacati ‘pirata’ che non fanno altro che danneggiare i lavoratori, precarizzando e parcellizzando il lavoro” e ci sarebbero benefici nel contrasto a “lavoro sommerso, sfruttamento e il caporalato“. Nella parte debole del mercato del lavoro non ci sono infine solo le “quote rosa”, ma anche i giovani. Per questo “è necessario abolire gli stage extracurriculari gratuiti e rilanciare l’apprendistato come principale strumento di ingresso sul mercato del lavoro”, conclude il candidato reggiano.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

2022-09-15T19:01:37+01:00