Cosa rischia l’Europa in Bielorussia

Anni fa, Putin definì il collasso dell'Urss "la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo". Ora potrebbe avere l'occasione di stringere la presa sulla Bielorussia
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ROMA – “Drug v bede“, come dire un amico in disgrazia, bisognoso di aiuto. Aleksandr Lukashenko si è presentato con queste parole a Sochi, in riva al Mar Nero, a Vladimir Putin. Più che un amico, un alleato o forse anzi un ex alleato. Che ieri però non si è fatto pregare, ha impegnato subito un miliardo e mezzo di dollari e ribadito che se a Minsk la situazione dovesse finire fuori controllo Mosca sarebbe costretta a intervenire. Una polizza sulla vita per Lukashenko, in apparenza. Perché cosa vorrà in cambio lo zar non è chiaro. Anni fa, Putin definì il collasso dell’Urss “la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo”. Ora potrebbe avere l’occasione di stringere la presa sulla Bielorussia, puntando su un patto di cooperazione firmato tempo fa, tirando su il prezzo del gas o immaginando strumenti nuovi. Ma il punto forse è un altro. Perché Putin sa che la Bielorussia non è più la stessa. Ricordo una passeggiata d’inverno sul lago che a Minsk circonda il monumento ai caduti in Afghanistan. Era il 2006, poche ore prima si era votato, a mezzanotte la distesa ghiacciata era deserta. “Siamo con Lukashenko” avevano risposto all’uscita di un seggio due signore con il fazzoletto ricamato in testa, chiedendosi come potesse essere solo immaginata una risposta diversa (era nella Bielorussia profonda, dalle parti di Smarhon’, verso il confine con la Lituania). Oggi scendono in piazza a migliaia: allora sarebbe stato impensabile. Lukashenko ha perso e Putin lo sa. L’Unione Europea invece deve scegliere. La settimana prossima al Consiglio affari esteri sul tavolo ci sono le sanzioni. Un’ipotesi e forse un rischio, che permetterebbe a Lukashenko di gridare al complotto, magari ritirando fuori dell’armadio lo scheletro della Nato.

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