Sì, il medico a scuola è un dovere verso i giovani

La rilfessione dello psicoterapeuta dell'età evolutiva e direttore dell'Istituto di Ortofonologia, Federico Bianchi di Castelbianco
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ROMA – Una volta vi era la figura del medico scolastico poi sostituita da quella del medico pediatra, che è diventato una colonna insostituibile per la salute dei bambini, ma si sono creati dei vuoti nella presenza sanitaria. I bambini sono portati con regolarità dai genitori al pediatra fino a circa 6/7 anni, poi solo se compaiono problemi. In pratica, fino ai 18 anni e salvo casi urgenti i giovani vanno dal medico solo se hanno avuto un incidente stradale o similare, e il medico è quello del pronto soccorso.

L’educazione sanitaria non è svolta dai genitori e i ragazzi si arrangiano ad avere notizie dai fratelli maggiori dei compagni di scuola o da internet, con assunzione di comportamenti veramente pericolosi. Sull’assenza di informazione, basti pensare che in letteratura troviamo la percentuale del 20% circa di ragazze che sono state portate un volta dal ginecologo. E l’altro 80%? Per non parlare dell’ignoranza sulle conseguenze dell’alcol, delle sostanze, e non ultimo della problematica sessuale che  si sta diffondendo fin dalle scuole medie. 

Certo ci sarebbe piaciuto che i ragazzi andassero dal loro medico, ma non è così. Quindi significa che deve essere il medico ad andare da loro. In ogni scuola vi sono circa 1.000 studenti, un medico presente riuscirebbe con un po’ di pratica a seguire 3 scuole e dare ausilio a circa 3.000 giovani. Non credo che sia un problema di spesa, visto il risultato che si otterrebbe come risparmio economico, oltre agli enormi benefici in termini di salute e prevenzione.

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15 Settembre 2020
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