venerdì 14 Agosto 2026

Tg Esteri, l’edizione di mercoledì 15 luglio 2026

Si parla di Iran, Somalia, Bangladesh e Repubblica democratica del Congo

Di Vincenzo Giardina e Alessandra Fabbretti

IRAN. LULA ACCUSA SU HORMUZ: GLI USA E TRUMP COME PIRATI

Donald Trump come un pirata: ad accusarlo è il presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, che è tornato sul conflitto armato tra Stati Uniti e Iran e, in particolare, sulla crisi dello Stretto di Hormuz. “Un grande Paese come gli Stati Uniti, che ha combattuto a lungo la pirateria, non può oggi trasformarsi esso stesso in un pirata”, ha detto Lula. E ancora: “Non dovrebbe far pagare il diritto di passaggio”. Trump aveva annunciato che gli Stati Uniti vogliono diventare i “guardiani” di Hormuz, garantendo la sicurezza dello Stretto e imponendo tariffe di passaggio pari al 20 per cento del valore dei carichi, a titolo di “rimborso” per il servizio di protezione. Poi, una nuova idea: niente tariffe, solo “enormi” investimenti dei Paesi del Golfo negli Stati Uniti.

SOMALIA. PRONTA OFFENSIVA CONTRO AL SHABAAB, MA C’È NODO USA

Un’offensiva militare contro il gruppo armato Al Shabaab è stata annunciata in Somalia dal presidente Hassan Sheikh. Il contesto, riferisce l’emittente Radio Garowe, è segnato dall’incertezza legata all’annuncio da parte degli Stati Uniti della fine del supporto finanziario statunitense all’ufficio dell’Onu a Mogadiscio. Stando a una comunicazione dell’ambasciata americana, Washington porrà termine ai suoi stanziamenti il 31 dicembre. Dall’ufficio dell’Onu dipende la sostenibilità economica e logistica di Aussom, una missione militare guidata dall’Unione Africana che ha il compito di contrastare Al Shabaab. Secondo alcuni analisti, con l’amministrazione di Donald Trump i rapporti tra Somalia e Stati Uniti hanno raggiunto uno dei livelli più bassi degli ultimi 30 anni.

BANGLADESH. BARACCHE CROLLANO PER I MONSONI, MORTI 26 RIFUGIATI ROHINGYA

Le piogge torrenziali hanno trasformato il campo profughi di Cox’s Bazar, in Bangladesh, in una trappola mortale per i rifugiati Rohingya: ben 95 le frane e almeno 17 i morti. Altre 4mila hanno perso gli alloggi, perlopiù baracche in bambù. Tra le vittime anche 7 studenti per il crollo di una scuola, come denuncia Golam Mostofa, responsabile di Cox’s Bazar di Save the Children: “Questi decessi sono un devastante promemoria dei pericoli che i bambini corrono in questo campo, che si erge in una delle zone più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Siti sovraffollati sorgono su pendii soggetti a frane e con la stagione monsonica i rischi sono enormi”. Da oltre dieci anni oltre un milione di profughi in fuga dal Myanmar si sono ammassati in 24 km2, e gli arrivi continuano: 150mila solo a maggio.

R.D. CONGO. ATTIVISTI AL LAVORO PER DIFENDERE COMUNITÀ DEL LAGO ALBERTO

Il Lago Alberto è uno dei principali giacimenti di petrolio d’Africa: diviso tra Uganda e Repubblica democratica del Congo, è interessato da vari progetti estrattivi e da un oleodotto, l’Eacop, che dovrebbe entrare in funzione a fine anno. Ma le comunità locali non ci stanno. Quattro contadini ugandesi hanno già denunciato TotalEnergies all’Alta Corte di Londra per potenziali rischi per la biodiversità. Pascal Mirindi, coordinatore della campagna congolese ‘La nostra terra senza petrolio’ aggiunge: “Vediamo già gli effetti sul lato ugandese di questi progetti, dove le comunità denunciano la scomparsa di varie specie ittiche oppure l’esproprio di terreni per far posto ai condotti. Nell’est del Congo c’è anche un conflitto e molti si sono spostati intorno al lago Alberto per ragioni di sicurezza. Sono soprattutto pescatori. Senza consultare le comunità e senza trasparenza sui progetti, si indeboliscono le fonti di reddito e si lasciano le persone alla mercé degli interessi petroliferi”.

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