mercoledì 9 Settembre 2026

Non è odio, è desiderio: la vera storia di Argentina-Inghilterra

Torna la sfida più romantica del calcio Mondiale, troppo spesso raccontata per approssimazioni. Si giocano la finale Mondiale, ma sotto c'è molto di più

ROMA – Il giorno è arrivato, montato come una panna acida. Argentina e Inghilterra finalmente in campo, a giocarsi tutto – la finale Mondiale – con un pallone di sponda: la storia, la guerra, la memoria coloniale, la cultura, il nazionalismo. Tutto venuto su in superficie perché il calcio e il suo racconto solo questo aspettavano. Le superfici così sono fatte: evidenziano, ti sbattono in faccia verità pretese nascondendo la complessità sottostante. Nel caso di questa semifinale super-sexy un’attrazione ambigua che gli anni, invece di consumarla, hanno reso più intensa. Come ha evidenziato nella sua analisi Jonathan Liew sul Guardian, Argentina-Inghilterra non è odio, e nemmeno tribalismo spiccio: è la rappresentazione sportiva di un legame dialettico, costruito tanto sulla distanza quanto su un’affinità quasi inammissibile.

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L’impronta britannica sull’identità argentina resta sottovalutata: nei toponimi, nei club di rugby e polo fondati dall’élite anglo-argentina, nella merienda pomeridiana ricalcata sul tè inglese. Il Guardian ricorda che è a Buenos Aires che sopravvisse fino al 1998 l’unica filiale estera di Harrods mai aperta, dal 1912. E ovviamente nel calcio l’eredità è scritta nei nomi stessi dei club – Newell’s Old Boys, River Plate, Arsenal.

Poi – certo – c’è la guerra della Falkland-Malvinas. Un evento che occupa per enormità tutto lo spazio simbolico possibile, alterandone la percezione in partenza. Mutando lo stato gassoso di una partita di calcio in un solido difficilissimo da sgretolare.

Il rigetto argentino dell’influenza inglese affonda le sue radici ben prima dei due gol di Maradona nel 1986, e della battaglia del 1982: nasce negli anni del peronismo, come insurrezione postcoloniale in cui il calcio ha funzionato perfettamente come mezzo retorico. Con gli anni il sentimento è diventato reciproco, ma non simmetrico, alimentando per contrasto l’astio britannico.

Curiosamente questa rivalità è sfuggita al destino di quasi tutte le altre: non è mai stata del tutto assorbita dalla macchina commerciale dello sport globale. E’ rimasta pura. E s’è alimentata per distanza, sintetizzata con una semplicità quasi binaria: amici-nemici, uguali-contrari, colonizzatori-colonizzati. Per Liew è proprio questa ambiguità irrisolta, mai del tutto elaborata, a rendere Argentina-Inghilterra la rivalità calcistica più romantica della storia. Che torna stasera, sempre uguale ma ogni volta un po’ diversa.

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