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Onu e Amnesty mostrano i dati sui migranti: basta sostenere la Guardia costiera libica

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Secondo il report dell'Organizzazione mondiale delle migrazioni, nei primi 6 mesi del 2021 sono morti 1.146 migranti nel tentativo di raggiungere, l'Europa, 741 solo da Tunisia e Libia
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ROMA – Nel giorno in cui il parlamento italiano torna a votare sul rifinanziamento alla Guardia costiera libica nell’ambito del memorandum d’intesa bilaterale del 2017, l’ong Amnesty International e l’Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim) hanno pubblicato due rapporti che, tra le altre cose, puntano il dito sulle conseguenze del sostegno italiano ed europeo alle autorità di Tripoli in materia di contenimento della migrazione.

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Stando ai dati pubblicati oggi dall’Oim, il numero dei migranti deceduto nel tentativo di raggiungere l’Europa nei primi sei mesi del 2021 è di 1.146, il doppio di quelli che hanno perso la vita nello stesso periodo dell’anno scorso, 513. Secondo l’ente delle Nazioni Unite, la rotta più pericolosa è appunto quella del Mediteraneo centrale, che parte da Tunisia e Libia per arrivare principalmente in Italia. Lungo questo percorso, nella prima metà dell’anno in corso, sono morte 741 persone, quasi il 70% del totale.

Il rapporto dell’Oim ha messo inoltre in evidenza che ad aumentare, di circa tre volte, è stato anche il numero di rimpatri in Libia a opera della Guardia costiera locale. Le persone rimandate in Libia nel primo semestre del 2021 sono state 15.300, contro le 5.476 del 2020. L’ente Onu ha definito questa situazione “preoccupante”, visto che “i migranti che vengono rimpatriati in Libia sono sottoposti a detenzioni arbitrarie, estorsioni, sparizioni e atti di tortura”.

Dello stesso avviso anche Amnesty, che nel documento pubblicato oggi dal titolo ‘Nessuno verrà a cercarti: i ritorni forzati dal mare ai centri di detenzione della Libia’ ha denunciato che “le violazioni dei diritti umani dei migranti e dei rifugiati, in corso da un decennio, sono proseguite incontrastate nel primo semestre del 2021″.

L’ong, che si è basata su testimonianze di 53 migranti e rifugiati detenuti in Libia, ha inoltre denunciato che, a già a partire dalla fine del 2020, “la Direzione per il contrasto all’immigrazione illegale (Dcim), un dipartimento del ministero dell’Interno della Libia, ha legittimato le violazioni dei diritti umani, integrando tra le strutture ufficiali due nuovi centri di detenzione dove negli anni scorsi le milizie avevano sottoposto a sparizione forzata centinaia di migranti e rifugiati”.

Amnesty ha pertanto lanciato un appello agli Stati europei e all’Italia, affinché venga sospesa “la cooperazione con la Libia in tema di controllo dell’immigrazione e delle frontiere”.

30 DEPUTATI CHIEDONO LA SOSPENSIONE DEI FONDI ALLA LIBIA

Trenta deputati hanno presentato una risoluzione alternativa per chiedere la sospensione immediata del supporto alla Guardia costiera libica. Lo fa sapere in una nota Erasmo Palazzotto (Liberi e uguali – Leu), primo firmatario dell’iniziativa, che così dichiara: “Le sistematiche violazioni dei diritti umani a cui sono sottoposti migranti e rifugiati in Libia sono state oggetto di diversi report delle Nazioni Unite, delle principali organizzazioni umanitarie e di molte inchieste giornalistiche. Nei centri di detenzione gestiti dalle autorità libiche le persone subiscono violenze inaudite: vengono torturate, violentate, uccise o vendute come schiavi”.

Secondo il deputato “le collusioni, e spesso la sovrapposizione, tra la Guardia Costiera libica e le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani sono state oggetto di diverse indagini anche della magistratura italiana“. Pertanto per Palazzotto e gli altri deputati “continuare a sostenere direttamente e indirettamente la deportazione di uomini donne e bambini nei centri di detenzione in Libia facendo finta che questa realtà non esista configura nei fatti una violazione delle Convenzioni internazionali a tutela dei diritti umani. Non è sufficiente spostare la catena di comando dall’Italia all’Europa: mantenere in vita questo sistema di respingimento resta una violazione del diritto internazionale che mina alle fondamenta la nostra civiltà giuridica”.

Alla luce di queste considerazioni, “riteniamo che una così grave crisi umanitaria richieda politiche che non mirino al contenimento di persone che fuggono da una condizione disperata, ma al contrario un intervento deciso che includa il ripristino del soccorso in mare con una missione europea sul modello di Mare Nostrum, un piano europeo di evacuazione dei centri di detenzione libici e l’apertura di corridoi umanitari stabili per permettere a chi si trova in Libia di fuggire da quell’inferno”.

I deputati concludono: “Per questo oggi voteremo contro il rifinanziamento della missione bilaterale di supporto alla Guardia Costiera libica convinti che sia nostro dovere opporsi ad una così grave violazione dei diritti umani che avviene a poche miglia dalle nostre coste”.

Hanno aderito all’iniziativa di Palazzotto i deputati Bersani, Boldrini, Bruno Bossio, Cecconi, Conte, De Lorenzo, Dori, Ehm, Fassina, Fioramonti, Fornaro, Fratoianni, Fusacchia, Lattanzio, Lombardo, Magi, Muroni, Orfini, Pastorino, Pini, Pollastrini, Raciti, Rizzo Nervo, Sarli, Stumpo, Suriano, Termini, Timbro e Trizzino.

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