L’Onu avverte: “L’obiettivo fame zero è più lontano”

Report delle Nazioni Unite: "In costante aumento la malnutrizione"
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ROMA – L’obiettivo ‘fame zero‘ entro il 2030 si fa sempre più difficile da raggiungere: ben 821,6 milioni di persone, pari a una persona su nove nel mondo, oggi non ha accesso al cibo. A lanciare l’allarme, il rapporto ‘Lo Stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo’ (Sofi), frutto della collaborazione di varie agenzie Onu: Fao, Ifad, Oms, Unicef e Wfp. Il report è stato presentato oggi presso la sede delle Nazioni Unite di New York, e contiene i dati aggiornati sui livelli di fame, malnutrizione, rachitismo ma anche obesità nel mondo. Da quanto emerge dallo studio, il tasso di fame nel mondo resta intorno all’11 per cento: dopo decenni di costante declino, a partire dal 2015 la percentuale di persone che nel mondo soffrono grave mancanza di cibo ha ripreso a crescere. Il report mette in luce anche un altro fenomeno: a essere pericolosa non è solo l’assenza di cibo, ma anche il fatto di non avere accesso a cibi salubri, nutrienti e sufficienti. Un problema che riguarda due miliardi di persone che vivono anche nei cosiddetti Paesi ricchi – tra cui quelli europei – e che dà origine a problemi di salute come l’obesità.

I DATI DEL REPORT

Il continente più colpito dalla fame è l’Africa, dove si registra l’incidenza del 20 per cento sul totale degli abitanti, pari a 256,1 milioni. La quota maggiore – 513,9 milioni, pari al 12 per cento della popolazione – si concentra tuttavia in Asia, e in particolare nella parte occidentale, dove la fame dal 2010 non fa che peggiorare. Il tasso di persone che non hanno accesso al cibo ha cominciato a crescere anche in America Latina, dove l’incidenza del fenomeno si attesta attorno al 7 per cento, ossia 20,5 milioni di individui. Più in generale, i Paesi più colpiti sono quelli in cui i sistemi economici sono più fragili, o hanno subito una battuta d’arresto causata dalle crisi globali. Qui salari bassi, disuguaglianze nell’accesso ai servizi oppure gli effetti dei cambiamenti climatici, di guerre e conflitti hanno un impatto negativo decisivo sulla sicurezza alimentare e i livelli di malnutrizione.

Sebbene secondo le agenzie Onu, la produzione mondiale di cibo sarebbe sufficiente a sfamare l’intera popolazione del Pianeta, gli esperti hanno calcolato che 20,5 milioni di neonati alla nascita mostra bassi livelli di peso. Ben 148,9 milioni al di sotto dei cinque anni è affetto da rachitismo mentre altri 49,5 milioni sono colpiti da deperimento, con gravi ripercussioni sulla crescita e la salute del futuro adulto. Anche l’eccesso di cibo è un problema globale: gli studi dimostrano che l’obesità – sia tra i bambini che tra gli adulti – tra il 2000 e il 2016 è cresciuta più velocemente del tasso di malnutrizione, e riguarda senza distinzione tutti i continenti: ad oggi 40,1 milioni di bambini sotto i cinque anni risultano sovrappeso, che diventano invece 338 milioni tra gli individui di eta’ compresa tra i 6 e i 19 anni. Tra le cause, il maggior costo di alimenti freschi e di qualità, che spinge molte persone verso prodotti non salutari e poco nutrienti, come quelli ricchi di zuccheri o grassi. Anche l’incertezza alimentare sviluppa meccanismi psicologici che possono spingere le persone a un approccio sbagliato rispetto all’alimentazione.

Utile per gli esperti in questo senso l’aver introdotto un nuovo indicatore, per individuare il numero di persone che vive nella paura di non avere cibo a sufficienza per sé e la propria famiglia: “Si tratta di 2 milioni di persone. Una cifra che ci ha sorpreso perché elevatissima” ha detto José Graziano da Silva, direttore generale uscente della Fao, il Fondo Onu per l’Alimentazione e l’agricoltura, che ha avvertito: “Se non raggiungiamo i primi due obiettivi dell’Agenda di sviluppo 2030, ossia eradicare la povertà e raggiungere il livello ‘fame zero’, non riusciremo mai a implementare gli altri 15 punti dell’Agenda di Sviluppi globale”.

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15 Luglio 2019
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