Manovra e contromanovra, tra Conte e Salvini volano i coltelli

Ci sarà la crisi? Salvini sa che il capo dello Stato non manderà al voto se prima non sarà stata approvata la manovra
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Un affronto, anzi di più: un vero e proprio guanto di sfida lanciato in piena faccia. Da una parte Matteo Salvini, ministro dell’Interno, che ha convocato tutti i sindacati, Confindustria  e le altre associazioni nella sede del suo ministero per illustrare la sua flat tax, ascoltare le proposte e le loro idee su quello che il Governo dovrà mettere nella manovra di fine anno. Dall’altra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che parla di grave scorrettezza istituzionale ed è costretto ad incontrare i giornalisti per sottolineare che la manovra verrà discussa a Palazzo Chigi, sede del Governo, e non altrove. E se ne parlerà quando decide lui e non Salvini. Tra i due ora è guerra totale, anche perché il ministro dell’Interno ha voluto rimarcare la sua sfida con un gesto plateale: ha fatto sedere al suo fianco Armando Siri, presentato come responsabile economico della Lega, l’ex sottosegretario incappato in un’inchiesta giudiziaria e che per questo proprio Conte aveva cacciato dal Governo. Una presenza, quella di Siri, che lo stesso presidente del Consiglio oggi ha criticato in modo netto. Nei Palazzi della politica ci si interroga su cosa significa questo scontro odierno. Per qualcuno è la prova che Salvini ha già deciso di non votare la manovra e si sta preparando il terreno. Questo il ragionamento: Salvini incontra le parti sociali, cerca di essere il loro vero interlocutore, ad un certo punto presenterà la sua manovra. Che sarà molto diversa da quella del presidente Conte e del ministro Tria. Ci sarà la crisi? Salvini sa che il capo dello Stato non manderà al voto se prima non sarà stata approvata la manovra. La farà un Governo ‘tecnico’ che chiederà il voto a tutte le forze politiche responsabili? Salvini non ci starà e farà campagna elettorale. Tra le pieghe, anche la nomina di un Commissario europeo. Fino a qualche giorno era il sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti. Scoppiato lo scandalo sui rapporti Lega-Russia, a Bruxelles sottotraccia monta la protesta di chi non vuole in Commissione rappresentanti di partiti che sostengono gli interessi di Putin.

LEGGI DIREOGGI | EDIZIONE DEL 15 LUGLIO 2019

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15 Luglio 2019
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