Al Circo Massimo Roger Waters incanta i fan e lancia messaggio: “Restiamo umani”

Dai Pink Floyd al periodo solista, raccontando il dramma umano
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ROMA – Alla fine i sentimenti sono contrastanti. C’è la soddisfazione di non aver mancato un evento più unico che raro, che nel mondo è stato visto solo negli Stati Uniti e in un paio di occasioni in Europa. Ma c’è pure la malinconia, perché sai che difficilmente potrai essere ancora spettatore fortunato di uno spettacolo incredibile.

Roger Waters è tornato a Roma 5 anni dopo il mega concerto del 2013, quello di The Wall all’Olimpico. Questa volta la location è stata suggestiva, affascinante, incredibile, eterna: come il suo collega David Gilmour, anche lui ha scelto il Circo Massimo, nella parte dedicata al concerto riempita fino all’inverosimile (si parla di 45mila spettatori). Con la leggerezza della musica e la durezza delle immagini, il ‘Genio creativo dei Pink Floyd è stato capace di raccontarci la storia recente dell’umanità, mettendo di fronte il potere politico e del consumismo, e la debolezza degli oppressi, di coloro che tendono la propria mano sperando di trovarne un’altra pronta ad accoglierli.

Proprio le mani sono state tra le protagoniste, in qualche modo, dello show di Waters. Alle spalle del palco è stato montato un maxischermo maestoso, incredibile: come fosse diviso in tre parti, due estremi più una parte centrale, in cui permettere a chiunque era al Circo Massimo, di godere di un evento straordinario. Dall’attacco al consumismo, a quello di poteri forti che dominano il mondo, i ‘maiali’, fino alle vittime, gli emarginati di un mondo sempre più condizionato dalla fame di denaro, di potere, lo schermo alle spalle di Waters è stato una finestra sull’umanità, senza censure, senza voglia di nascondere la verità. Waters ha regalato uno show monumentale alle migliaia di fan accorsi nell’eterno Circus Maximus. Senza pensare a niente e a nessuno. L’attesa è stata un silenzio surreale, in cui un sottofondo di musica araba ha scandito i minuti appena precedenti l’evento. Come per gli altri live del tour ‘Us + Them’, con cui già nel 2017 ha girato Nordamerica e Canada, la scaletta è stata dedicata per gran parte al periodo floydiano: da The Dark Side Of The Moon a Meddle, da The Wall a Wish You Were Here, Waters ha reinterpretato quei successi degli ultimi 50 anni che hanno contribuito ad alimentare il mito dei Pink FloydSupportato da un gruppo di musicisti di livello eccelso, Waters ha dato il meglio di se passando dal basso alla chitarra acustica, a quella elettrica, come se niente fosse.  Incredibile come mettendo insieme canzoni di album differenti, sia riuscito comunque a creare una sorta di filo logico tra canzoni pubblicate in momenti storici differenti: dopo l’intro dedicata a Breathe, da Dark Side, One Of These Days ha infiammato il pubblico grazie ad una intro di basso da batticuore. Pazzesca la scelta delle immagini, in cui, come dicono le poche battute di una canzone essenzialmente strumentale, qualcuno sta per essere fatto a pezzetti. E poi, ancora da the Dark Side Of The Moon, Time, Breathe (Reprise) e The Great Gig in the Sky: Clare Torry, l’interprete originale del lungo, celebre, acuto della canzone è decisamente inimitabile, ma le due coriste di Waters che l’hanno interpretata, hanno reso il giusto omaggio alla canzone. E poi ancora Welcome to the Machine, dall’album Wish You Were Here, in cui Waters ha voluto criticare ‘The Machine’, ovvero quell’industria musicale, le etichette discografiche, che si nutrono dei talenti dei nuovi cantanti e gruppi per sopravvivere. Una canzone decisamente attuale, scritta però nel lontanissimo 1975. Un capolavoro che ha preceduto tre pezzi tratti da Is This the Life We Really Want?, quinto e ultimo album da solista del ‘Genio’: Déjà Vu, Picture That e soprattutto l’attualissima The Last Refugee.  E poi ancora la trionfale Wish You Were Here, dedicata all’amico Syd Barrett, fino a The Wall con The Happiest Days of Our Lives e Another Brick in the Wall Part 2/Part 3. Dopo una meritatissima pausa di venti minuti, in cui sullo schermo scorrono i nomi e cognomi da cui difendersi, nomi, quindi pericoli, a cui resistere, si riprende con canzoni tratte da Animals con Dogs e Pigs: un album decisamente sottovalutato ma a cui Waters tiene molto, un album sicuramente critico di Waters e non solo nei confronti degli uomini di potere. Qui il maxischermo si trasforma nella Battersea Power Station, la centrale termoelettrica di Londra, un luogo di culto per i fan dei Pink Floyd. E’ in questo momento che Trump diventa ‘un maiale’ e in cui Waters fa nomi e cognomi, e in uno scorrere di scritte sullo schermo mostra May, Erdogan, Trump, Berlusconi, Salvini: l’attualità e il recentissimo passato del nostro mondo. E poi ancora, Money, Us And Them, in cui mette di fronte l’uno all’altro il peggio e il dramma di questo mondo. E ancora Smell The Roses, dall’ultimo album, Brain Damage ed Eclipse. Qui Waters mette la Roma antica al centro del prisma di Storm Thorgerson, quello della storica copertina di The Dark Side Of The Moon, grazie ad un incredibile gioco di luci e di effetti.  Pur contro il volere di alcuni, non di molti, Waters ferma tutto e per 6 minuti esprime il suo dissenso nei confronti di chi ha portato al dramma umanitario al centro della recente attualità. Ma pure un ipotetico sconosciuto fan, che prima del concerto su Facebook gli aveva chiesto di “non lanciare messaggi politici”, a cui il genio floydiano ha risposto con un inequivocabile ‘Fuck You!’. Perché Waters, a modo suo, politica continuerà a  farne, eccome. Ha poi ringraziato chi ha permesso “a quattro imbarcazioni con migranti a bordo, dirette in Italia di approdare nonostante la chiusura dei porti”. Con il volo di Algie, il maiale gigante che fa volare da decenni durante i suoi concerti, come pure durante il periodo floydiano, con la scritta ‘Restiamo umani’, Waters ha lanciato un appello ai fan presenti a Roma, ma pure al mondo intero, di recuperare proprio quel senso di umanità forse perso negli ultimi anni. E a chiesto di farlo “per i nostri figli e per i nostri nipoti. Dobbiamo permettere anche a loro di godere delle colline toscane come del deserto dell’Afghanistan. E c’è qualcuno che vuole distruggere tutto questo”. Si torna a cantare e lasciarsi trasportare dalla magia della musica di Waters con i bis da The Wall, Mother e Comfortably Numb: con leggerezza, ma senza dimenticare in che mondo viviamo, grazie alle parole, ma soprattutto, alle immagini appena viste. La leggerezza della musica, la forza delle immagini. Waters probabilmente ha chiuso qui con i concerti, ora porterà avanti il suo mastodontico tour. Il segno è lasciato, purtroppo i 75 anni sono dietro l’angolo. La voglia e l’energia sono quelle di un tempo, la carta d’identità non lascia, purtroppo, scampo. E allora meglio godersi quello che il Genio Creativo ci ha donato in oltre 50 anni. E non è poco. Scaletta(Speak to Me)/BreatheOne of These DaysTimeBreathe (Reprise)The Great Gig in the SkyWelcome to the MachineDéjà VuThe Last RefugeePicture ThatWish You Were HereThe Happiest Days of Our LivesAnother Brick in the Wall Part 2/Part 3DogsPigs (Three Different Ones)MoneyUs and ThemSmell the RosesBrain DamageEclipse-BISMotherComfortably Numb

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