Sud Sudan, ambasciatore Lobasso: “Khartum molto preoccupata”

ROMA - "Il Sudan assiste con preoccupazione alla
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fabrizio lobassoROMA – “Il Sudan assiste con preoccupazione alla ripresa delle violenze nel Sud Sudan”, paese con cui, nonostante la secessione del 2011, “sussistono ancora forti legami”. Lo spiega l’Ambasciatore d’Italia a Khartum Fabrizio Lobasso, raggiunto telefonicamente dall’agenzia DIRE dopo la ripresa delle violenze nella capitale Juba tra i sostenitori del Presidente Salva Kiir e i ribelli che rispondono agli ordini del vice Presidente Riek Machar.

Proprio oggi peraltro – secondo fonti di stampa locali – il governo sudanese ha condotto l’evacuazione dei suoi connazionali residenti in Sud Sudan. “La secessione tra il Sudan e il Sud Sudan e’ stata molto dolorosa- prosegue l’Ambasciatore Lobasso- D’altronde e’ stato un unico paese per decenni, e ancora oggi risulta molto unito per legami famigliari, di cultura, economici e cosi’ via. Quindi non puo’ esistere un Sudan stabile senza un Sud Sudan altrettanto stabile. Noi siamo lontanissimi da quegli scontri- prosegue- quindi non ci preoccupa la nostra sicurezza, ma le conseguenze che possono derivarne. Il Sud Sudan e’ fondamentale a livello regionale per quanto riguarda il controllo delle risorse, i flussi migratori, il terrorismo. Ne deriveranno centinaia di nuovi profughi, il blocco dei commerci – di spezie, prodotti agricoli e bestiame ad esempio – per migliaia di persone, lo stop degli stipendi ma soprattutto- sottolinea l’Ambasciatore, lanciando un monito- il rischio di infiltrazioni terroriste. Piu’ le frontiere sono porose, piu’ le possibilita’ restano elevate”. Per questo Khartum “cerca di stimolare l’intervento della comunita’ internazionale – su cui esercita un forte ascendente – affinche’ diano il loro contributo alla pace”. Il diplomatico spiega che si tratta “dell’Unione Africana che, seppur debole, e’ l’organismo che piu’ di tutti puo’ svolgere il ruolo di mediatore”.

Poi c’e’ l’Igad – l’Autorita’ intergovernativa per lo sviluppo dei paesi del Corno d’Africa – che lunedi’ scorso ha suggerito un cessate il fuoco che e’ stato effettivamente adottato sia da Kiir che da Machar. Ma secondo Lobasso anche le Nazioni Unite e l’Unione europea non vanno sottovalutate, sebbene, aggiunge, “Bruxelles si occupi piu’ di promuovere la cooperazione allo sviluppo” in questa regione. Infine, la troika composta da Stati Uniti, Gran Bretagna e Norvegia, che esercitano forti pressioni per la stabilita’.

Ma il cessate il fuoco reggera’? “Sembrerebbe di si’, stando almeno a queste ultime 48 ore” la replica del Capo della sede diplomatica italiana a Khartum. E aggiunge: “la vera domanda e’: Kiir e Machar sono realmente in grado di mantenere il controllo su tutte le milizie? A questo non possiamo ancora rispondere con sicurezza. Sembra infatti che alcuni episodi di violenza a Juba siano avvenuti autonomamente, senza cioe’ ricevere l’ordine diretto da parte dei rispettivi leader a cui le milizie dicono di afferire. Gli attori in gioco e le dinamiche che li muovono- osserva Lobasso- sono estremamente variegate e complesse”.

LOBASSO: SUDAN IN PRIMA LINEA CONTRO TERRORISMO

L’attentato di ieri a Nizza riapre la questione dell’impegno dei singoli paesi contro il jihad globale. L’attentatore che si e’ lanciato col camion sulla folla lungo Promenade des Anglais sembra aver risposto all’appello lanciato dal portavoce del gruppo Stato islamico a uccidere gli ‘infedeli’ con qualsiasi mezzo a propria disposizione. In Africa pero’, l’estremismo islamico colpisce molto piu’ forte e frequentemente di quanto non accada in Europa. Per questo “il governo del Sudan, dopo i fatti di Nizza, cosi’ come ha fatto dopo l’attentato di Istanbul, Bruxelles e cosi’ via, e’ tornato a proclamarsi molto impegnato nel controllare le infiltrazioni salafite nel Paese, e si definisce un Paese che combatte il radicalismo e la sua diffusione”, da contenere anche alla luce della sua “vastita’ territoriale”. Lo spiega all’agenzia DIRE l’Ambasciatore Lobasso, che prosegue: “Il Sudan e’ un paese islamico in cui vige la Shari’a, ossia la legge islamica, in una versione moderata, nonostante tutte le difficolta’ che essa comporta in termini di rispetto dei diritti umani”. Anzi, l’analisi del diplomatico, “l’islam qui e’ orientato al sufismo, la versione piu’ spirituale di questa religione. Cio’ determina una forte capacita’ di resilienza della societa’, aperta al dialogo e all’inclusione”, la conclusione di Lobasso.

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