ROMA – “Se tutto andrà bene, l‘accordoUsa-Iran consentirà la riapertura delloStretto di Hormuz, risparmiando altri morti iraniani sotto le bombe e attacchi di rappresaglia contro gli stati del Golfo, ma dei diritti umani” così come delle promesse di sostenere le proteste della popolazione iraniana, “non vi è assolutamente cenno”. Questo il commento per l’agenzia Dire di Riccardo Noury, il portavoce di Amnesty International, dopo l’annuncio del raggiungimento di un accordo di pace tra i due Paesi, di cui però Israele non è parte.
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“GLI SVILUPPI IN LIBANO SONO IMPREVEDIBILI”
Nonostante l’entusiasmo manifestato dal presidente Donald Trump, il portavoce di Amnesty premette che la la tenuta dell’intesa – che sarà siglata in Svizzera venerdì prossimo – è legata a molteplici variabili: “Bisogna considerare la mutevolezza di coloro che lo hanno sottoscritto”, spiega Noury, a cui si aggiunge “lo scontento del premier Netanyahu e gli imprevedibili sviluppi in Libano“: in queste ore i vertici del governo di Tel Aviv stanno ripetendo a più riprese che Israele “non è subordinato agli Stati Uniti”, che non è vincolato all’accordo e che non intende “ritirarsi da nessun territorio che ha conquistato in Libano” e che dunque “risponderà, se attaccato”, sebbene nell’intesa con Washington rientri anche il cessate il fuoco in Libano. I raid israeliani contro il Paese dei cedri infatti non si sono fermati neanche stamani.
“NELL’ACCORDO NESSUNA MENZIONE AI DIRITTI UMANI IN IRAN”
Noury evidenzia anche l’assenza dell’Unione europea, “del tutto non pervenuta”. Ma il principale assente resta il tema dei diritti umani, “così tanto citati all’inizio degli attacchi israelo-statunitensi contro l’Iran del 28 febbraio- ricorda il portavoce di Amnesty- attraverso irresponsabili appelli alla popolazione iraniana a ‘scendere intanto in piazza perché noi stiamo arrivando'”.
Ora, nell’accordo Usa-Iran “non ve ne è menzione, com’era facile prevedere e come aveva predetto quella parte dell’opposizione interna e della diaspora iraniana che sa bene quanto la sua decennale lotta alla Repubblica islamica venga periodicamente strumentalizzata per altri interessi”. Secondo Noury, “le autorità di Teheran potranno proseguire nella loro furibonda repressione contro il dissenso, già resa evidente dall’aumento delle impiccagioni per motivi politici – 42 dall’inizio di marzo -, dalla caccia alla ‘spia israeliana’ e dai processi-farsa nei confronti delle decine di migliaia di persone arrestate a gennaio, quando c’è stata la peggiore strage di manifestanti almeno di questo secolo”.
(Photo credit: vaticanews.it)




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