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Appello della società civile ai leader del G7: “Serve una nuova agenda di pace”

La prospettiva delle organizzazioni parte di Civil7, rete con referenti in circa 70 Paesi del mondo

Pubblicato:15-06-2024 13:46
Ultimo aggiornamento:05-07-2024 21:52

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BARI – In tempi di guerre, serve “una nuova agenda di pace”, fondata sulla “cooperazione multilaterale”: è l’appello rivolto ai capi di Stato e di governo del G7 dalla rete di organizzazioni della società civile Civil7, che ha seguito i lavori di Borgo Egnazia. La posizione delle ong, chiamate a dialogare con il forum dei sette in rappresentanza di attivisti e realtà di circa 70 Paesi, è stata comunicata attraverso una nota. Secondo il Civil7, “le profonde disuguaglianze, la violazione dei diritti umani, le minacce al pianeta, la fragilità della pace globale richiedono la massima urgenza e azioni concrete di cooperazione multilaterale”. Le ong continuano: “E’ necessaria una ‘nuova agenda di pace’ per superare l’attuale policrisi che colpisce soprattutto le donne, i bambini, i giovani e i più emarginati; un’agenda in grado di garantire un futuro di diritti e di sviluppo sociale e personale per tutti, costruita sul rispetto di regole condivise, come il diritto internazionale, il diritto internazionale umanitario e i diritti umani, l’Agenda 2030″. Ancora il Civil7: “Un’agenda di pace capace di consolidare il ruolo degli organismi multilaterali internazionali chiamati a far rispettare queste regole, evitando doppi standard e attacchi alle istituzioni”.
Secondo le organizzazioni, “la sicurezza collettiva deve essere vista come un pilastro della ‘pace positiva’, a partire dall’idea che gli Stati debbano perseguire una sicurezza reciproca piuttosto che quella a spese di un altro Stato”.

Il Civil7 aggiunge: “Il G7 dovrebbe investire nella fiducia, nella solidarietà, nell’universalità e nel disarmo globale (sia nucleare che convenzionale) invece che in un ‘confronto muscolare'”. Secondo le organizzazioni, “le risorse dovrebbero essere destinate ad affrontare le sfide strutturali e sistemiche, per perseguire la giustizia e la sostenibilità per tutti”. Il Civil7 conclude: “È per questo che il sostegno quasi incondizionato del G7 all’Ucraina deve essere orientato in questa prospettiva”.

IL NODO DEL DEBITO CHE PESA SUI PAESI VULNERABILI

Il G7 riconosce “l’aumento dell’onere del debito” per i Paesi più vulnerabili ma non fa abbastanza per affrontare il problema: questa in sintesi la posizione del Civil7 (C7), alleanza di organizzazioni della società civile chiamata al dialogo con il forum delle potenze. La presa di posizione è stata comunicata dopo la diffusione della dichiarazione finale del vertice dei capi di Stato e di governo a Borgo Egnazia, in Puglia.
“Nessun progresso sulla riduzione del debito” denunciano i rappresentanti del Civil7. “Il comunicato del G7 riconosce l’aumento dell’onere del debito, ma si limita a promuovere l’attuazione del Quadro comune, un processo che si è rivelato insufficiente per una risoluzione del debito; inoltre, la citata Tavola rotonda globale sul debito sovrano (Global Sovereign Debt Roundtable, Gsdr) è ancora uno spazio esclusivo, in cui non tutti i Paesi sono allo stesso tavolo”. Le organizzazioni continuano: “Il C7 ribadisce l’invito ad andare oltre il Quadro comune, verso un quadro giuridico multilaterale sul debito con un processo che non sia coordinato dai creditori; questo deve essere elemento chiave di una rinnovata architettura finanziaria internazionale, in grado di rispondere a un’analisi completa dei bisogni, che includa anche, ma non solo, le clausole di debito resilienti per il clima (Crdc), basate sulle Agende 2030 nazionali e globale, un sistema di tassazione internazionale più equo e che coinvolga la partecipazione della società civile per promuovere il monitoraggio pubblico e la trasparenza”.


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