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Milano, ‘Sesto d’oro’ a Piero Nava: primo testimone di giustizia in Italia

Vive in incognito da oltre trent'anni il testimone dell'omicidio del giudice Rosario Livatino (foto), premiato oggi dal comune di Sesto San Giovanni
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Di Giacomo Cozzaglio

MILANO – La provincia, anche più delle grandi città, a volte sa raccontare storie incredibili. Come quella di Piero Nava, il primo testimone di giustizia d’Italia, che riceverà il prossimo 24 giugno il ‘Sesto d’Oro 2021’, benemerenza civica con cui il Comune di Sesto San Giovanni celebra i propri concittadini più meritevoli. A darne notizia il sindaco Roberto Di Stefano in occasione della presentazione del libro di Nava ‘Io sono nessuno’.

Nava, originario del comune lombardo, era un semplice agente commerciale impegnato in un viaggio di lavoro tra Enna e Agrigento: correva l’anno 1990, era il 21 settembre. Pur guidando una Lancia Thema fiammante, Nava quel giorno va piano per un problema a una ruota, ed è così che vede e registra nella memoria una strana scena. Prima due ragazzi su una moto da cross che lo superano sgommando, poi dietro la curva una Fiesta incidentata e quello che sembra una rissa, un terzo individuo, pistole, l’uomo della macchina che fugge giù dalla scarpata, gli altri che lo inseguono. L’agente commerciale lombardo pensa a una rapina e cerca subito qualcuno della Polizia. Non sa ancora, in quel momento, che la sua vita sta per cambiare per sempre. Poco dopo, in commissariato, il cittadino sestese apprende che quello a cui ha testimoniato è l’omicidio di un giovane giudice, Rosario Livatino (beatificato un mese fa dalla Chiesa), uno che “stava dando fastidio”. Siamo all’inizio dell’escalation che due anni dopo porterà agli attentati contro i due magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Fu infatti lo stesso Falcone a suggerire a Nava di scomparire e di cambiare identità, per proteggere se stesso e la sua famiglia da vendette di Cosa Nostra. A oltre 30 anni di distanza da quel giorno, il cittadino setsese vive ancora in incognito, sotto falso nome e senza la possibilità di apparire in pubblico. “Ho dovuto abbracciare una croce e portarla avanti ma non è stato un problema”, dichiara in una telefonata durante la presentazione del suo libro, ringraziando del premio tributatogli dalla sua città natale. Con una precisazione: “Non sono un eroe– sottolinea- ho solo fatto il mio dovere”. Nonostante questo, per la sua città lo è eccome: un eroe “senza volto che non verrà mai dimenticato”, come lo definisce Di Stefano, ma soprattutto “un esempio per le generazioni future”.

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