I cento anni di Alberto Sordi, il volto degli italiani

Ne ha raccontato vizi, virtu', pregi e soprattutto difetti
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ROMA – Una volta Alberto Sordi disse, a proposito del proprio lavoro, “la mia comicità non è mai stata astratta, gratuita. L’ho sempre ricalcata sulla realtà del momento”. E, forse, non sapendolo, aveva detto un’imprecisione. Perché una delle qualità, o meglio, delle doti riconosciute al grande attore trasteverino, ancor prima che romano, è quella di aver anticipato i tempi, di aver descritto vizi, virtù, pregi e soprattutto difetti del popolo italiano con largo anticipo, andando ben oltre il momento che si stava vivendo. Come in ‘Tutti dentro’, diretto e interpretato da Sordi nel 1984, con Joe Pesci e Dalila Di Lazzaro. Nel film interpretava un giudice incorruttibile, riconoscibile anche dalla folta capigliatura, travolto dallo scandalo che lui stesso aveva creato. Al centro del film proprio quei temi che sarebbero poi esplosi in Tangentopoli, ovvero la corruzione politica e l’esposizione mediatica della magistratura. In ‘Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue‘ è un medico cinico e avido, disposto a tutto, pur di fare carriera, dove le cure migliori vengono riservate ai ricchi, disposti a pagare profumatamente, mentre spicca il totale disinteresse per i mutuati: l’eterno conflitto tra sanità pubblica e privata. Il film risale addirittura al 1969. Il cinismo di Sordi nei suoi film è una delle costanti forse più apprezzate. Come in ‘Finché c’è guerra c’è speranza‘, in cui interpreta Pietro, un commerciante romano di pompe idrauliche che vive a Milano. Diventato commerciante internazionale di armi, attività ben più lucrosa, gira soprattutto per i paesi del Terzo mondo, in cui la piaga delle guerre civili diventa occasione di guadagno. Per mantenere una famiglia benestante e decisamente viziata, diventa così “mercante di morte”, come lo etichetta un giornalista. Scoppia il caso, l’opinione pubblica lo accusa, la famiglia lo accusa. Ma quando pone i familiari di fronte ad una scelta, tornare alla vita pacifica, ma meno redditizia, del commerciante di pompe idrauliche o continuare con la contestata quotidianità del commerciante d’armi, le critiche svaniscono di colpo e tutto rimane così com’è. C’è poi Ferdinando “Nando” Mericoni, il giovanotto di borgata fissato con quanto accade oltre oceano, in un episodio de ‘Un giorno in pretura’, personaggio poi riproposto in un intero film dedicato, ‘Un Americano a Roma’ del 1954. Sordi nel film evidenzia, accentua il mito esterofilo a stelle e strisce. 

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Un francobollo celebra Alberto Sordi nel centenario della nascita

VITA E CARRIERA DELL”ALBERTONE NAZIONALE’

Sono solo alcuni degli esempi delle capacità di Alberto Sordi di rappresentare gli italiani. Che oggi celebrano i suoi 100 anni. Sordi era infatti nato a il 15 giugno del 1920 a Roma, in via San Cosimato, nel cuore della Capitale, nel cuore di Trastevere. Figlio di Pietro, direttore d’orchestra e concertista presso il Teatro dell’Opera di Roma, e Maria, insegnante, fa però il suo debutto nel mondo dello spettacolo non grazie alla recitazione ma soprattutto con l’altra sua grande dote, la voce. Anch’essa, infatti, gli regalerà tante soddisfazioni. Il suo primo lavoro è, nel 1936, infatti, l’incisione di un disco di fiabe musicali per bambini. Nel 1937, invece, vince il concorso della Metro Goldwyn Mayer come doppiatore di Oliver Hardy. Ma nello stesso anno ottiene il suo primo contratto cinematografico, partecipando come comparsa al film ‘Scipione l’Africano‘ di Carmine Gallone. Nel 1952 gira il suo primo film con Federico Fellini, ‘Lo sceicco bianco‘, che però non ottiene un riscontro troppo positivo. Meglio, l’anno dopo, con ‘I vitelloni‘.

IL SUCCESSO IN AMERICA E QUELLA VOLTA CHE… GLI REGALARONO UN TORO

Nel giro di 2 anni, tra il 1953 e il 1954, che la sua popolarità da’ una prima accelerata con ‘Un giorno in pretura‘ (1953), ‘Un americano a Roma’ (1954). Ma pure con ‘Piccola posta’ (1955): riesce a dar vita ad un personaggio vigliacco, svogliato, cinico. Il grande successo di Nando Mericoni arriva oltre oceano, fino a in Kansas City. La ‘sua’ Kansas City, dove viene invitato e nel 1955, alla presenza del presidente Eisenhower, riceve la cittadinanza onoraria. Ma non solo. Gli regalano anche un toro: non potendolo portare a Roma, lo cambia con uno di terracotta, che userà come salvadanaio. Successivamente, riceverà, invece, a Roma la visita di un gruppo di boyscout, in arrivo proprio dalla città che lo ha adottato, con un doppio dono, i collari per i suoi cani ‘Kansas’ e ‘City’. E, ricambiando lo scherzo del toro, regalerà loro un pino di Villa Paganini: “E ora vediamo se siete capaci di portarvelo via”, dirà loro, prima di donargli un più maneggevole pino neonato. La fama, il successo di Sordi erano ormai alle stelle, come conferma una filmografia sempre più in crescendo: arriverà a girare anche una decina di film l’anno. Girerà anche film in costume, come la commedia storica ‘Il marchese del Grillo’, regia di Mario Monicelli (1981): interpreterà due ruoli, quello del Marchese Onofrio, amante degli scherzi, e del carbonaro Gasperino, suo sosia. Sotto la regia di Tonino Cervi, invece, affronterà anche due trasposizioni di Moliere, ‘Il malato immaginario‘, nel 1979, e ‘L’avaro’ del 1990. E poi ancora la serie dei film de ‘Il tassinaro‘, il rapporto con il suo erede Carlo Verdone, con cui girerà film come ‘In viaggio con papà‘ e ‘Troppo forte‘, fino alle ultime pellicole, come ‘Nestore, l’ultima corsa‘ (1994) e ‘Incontri proibiti‘ (1998). A marzo, proprio per celebrare il centenario della nascita, era prevista l’inaugurazione della mostra a lui dedicata, allestita nella sua storica Villa, a due passi dal Circo Massimo. A causa dell’emergenza sanitaria, è stata prima fermata e poi rinviata direttamente a settembre, a partire dal 16 e aperta fino al 31 gennaio del 2021. Dove sarà possibile ammirare immagini e segreti di uno dei più grandi attori della storia del cinema italiano.

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15 Giugno 2020
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