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Tg Sanità, edizione del 15 giugno 2020

CORONAVIRUS. OMS: SITUAZIONE MIGLIORATA IN EUROPA, MA PEGGIORA NEL MONDO

L’emergenza Coronavirus “nel mondo sta peggiorando anche se in Europa è migliorata”. Lo ha detto il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, in un briefing con i rappresentanti degli Stati membri dell’Agenzia dell’Onu. Nelle ultime due settimane sono stati registrati “100mila nuovi casi di Covid-19 in un giorno- ha fatto sapere il direttore dell’OMS- e il 75% dei contagi sono stati segnalati in dieci Paesi, nelle Americhe e nel Sud-est asiatico”.  Tre i Paesi più colpiti: negli Stati Uniti sono stati superati i 2 milioni di casi dall’inizio dell’emergenza, mentre in Brasile, dove si viaggia ancora a oltre 30mila contagi al giorno, il totale è superiore ai 770mila. Anche la Russia ha superato i 500mila positivi in totale. Ma a preoccupare maggiormente l’Oms, a causa degli scarsi mezzi per il contrasto della diffusione del virus, è la situazione del continente africano: la direttrice per la regione africana, Matshidiso Moeti, ha spiegato che “il Covid-19 si sta diffondendo dalle capitali, dove è arrivato grazie a persone che hanno viaggiato in altre zone più periferiche, e sta subendo un’accelerazione, con oltre 207mila casi confermati e 5.642 decessi legati all’infezione”.

CORONAVIRUS. SPERANZA: VIRUS CIRCOLA, MA PREVALGONO CASI ASINTOMATICI

“Aumentano i guariti, si riduce la curva del contagio, molte regioni sono a zero, diminuiscono i deceduti. L’indice Rt è in tutta Italia sotto 1. Sono dati incoraggianti, che però rappresentano solo una parte della realtà”. Così il ministro della Salute, Roberto Speranza, riferendo la scorsa settimana alla Camera sulle prossime misure del governo per contrastare il Coronavirus. “Le analisi rilevano indicazioni precise che non dobbiamo sottovalutare- ha proseguito Speranza- L’epidemia non è finita: ci sono ancora focolai di trasmissione e il virus, anche se in forma ridotta e con una prevalenza di casi asintomatici, continua a circolare”. Ora, secondo il ministro della Salute, occorre “tenere alto il numero dei tamponi effettuati, soprattutto per ricercare possibili focolai laddove il Covid ci ha fatto più male. Per questo non bisogna esitare a prendere nuovi provvedimenti rigorosi – ha concluso- laddove se ne manifesti la necessità”.

CORONAVIRUS. FNOMCEO: OLTRE 28.600 OPERATORI SANITARI POSITIVI A VIRUS

“Secondo gli ultimi dati dell’Istituto superiore di Sanità, il personale sanitario risultato positivo al Covid è di oltre 28.600 persone, cioè oltre il 12% degli interi positivi al Covid. Un numero veramente esorbitante”. Così il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, nel corso del webinar dal titolo ‘L’emergenza Covid-19 tra cura e gestione’, promosso dall’Alta Scuola in Economia e Management dei Sistemi sanitari dell’Università Cattolica. “Durante la pandemia- ha ricordato Anelli-167 medici ci hanno lasciato. Da allora abbiamo capito quanto fosse difficile il rapporto tra la professione e il Covid-19 perché, devo dirlo, è stato affrontato in maniera assolutamente superficiale, senza che ci fossero stati gli opportuni approfondimenti che una situazione del genere avrebbe dovuto avere”. 

VACCINI. SIMG: ANTINFLUENZALE EVITERÀ CONFUSIONE CON COVID-19

In attesa di un vaccino per il Covid-19, la medicina generale si prepara alla prossima campagna di vaccinazione antinfluenzale, che con molta probabilità potrebbe essere anticipata tra settembre e ottobre. Giocare d’anticipo, secondo gli esperti, quest’anno potrebbe essere una strategia “molto utile” per evitare uno degli effetti avuti all’inizio del Covid-19, quando molti casi sono stati confusi per forme di influenza tradizionale. “Con largo anticipo- ha detto all’agenzia Dire il presidente della Società Italiana di Medicina Generale, Claudio Cricelli- abbiamo chiesto che la vaccinazione antinfluenzale quest’anno venisse estesa, possibilmente in maniera gratuita, ad un maggior numero possibile di persone. Abbiamo infatti fondati timori che durante il prossimo autunno/inverno si possano ripresentare focolai di Covid-19, che sicuramente si andranno a sommare all’influenza stagionale”. E presentandosi i due virus con sintomi “praticamente uguali”, secondo Cricelli c’è il rischio che “si possa creare la stessa confusione che probabilmente ha determinato un mancato riconoscimento dei casi di Covid tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo”. Il vaccino contro l’influenza, come indicato da una circolare del ministero della Salute, non sarà obbligatorio ma raccomandato e gratuito per tutti i bambini dai 6 mesi ai 6 anni e per tutti gli anziani a partire dai 60 anni d’età. 

CORONAVIRUS. STUDIO HARVARD: A WUHAN EPIDEMIA GIÀ AD AGOSTO

Un recente studio dell’Università americana di Harvard sostiene che a Wuhan l’epidemia di Covid-19 sia iniziata verso la fine di agosto e non a dicembre come dichiarato dalle autorità cinesi. Per giungere a queste conclusioni i ricercatori hanno impiegato due tipologie di dati: in primo luogo, sono state usate le immagini satellitari per tenere traccia dell’afflusso di persone e automobili in 6 ospedali della città, tra gennaio 2018 e aprile 2020. L’analisi ha rivelato un ‘picco’ negli accessi tra agosto e dicembre 2019, che in particolare ha toccato i livelli massimi, tra settembre e ottobre, in 5 dei 6 ospedali monitorati. In secondo luogo, sono state analizzate le parole più ricercate sul principale motore di ricerca cinese, Baidu, compiute dagli utenti di Wuhan nello stesso periodo. Nei mesi del ‘picco’ degli accessi ospedalieri gli analisti hanno notato che, tra le parole più cercate, ci sono ‘tosse’ e ‘diarrea’. Ma se la prima è un sintomo tipico delle influenze e delle sindromi simil-influenzali stagionali, la diarrea è un sintomo del Covid ritenuto secondario e più raro dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Una portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha però smentito le conclusioni della ricerca: “Ritengo che si tratti di totali assurdità- ha dichiarato Hua- Ci troviamo davanti a conclusioni fondate su osservazioni superficiali”.

ASMA GRAVE. DOXA PHARMA: IN 96% CASI LIMITA LAVORO E VITA SOCIALE DI CHI NE SOFFRE

L’asma grave condiziona fortemente la vita di chi ne soffre. Il 96% dei pazienti ritiene importante l’impatto sulla propria quotidianità, con limiti soprattutto nel lavoro e nella vita sociale. È quanto emerge da una ricerca condotta da Doxa Pharma per Sanofi, presentata durante il webinar dal titolo ‘Asma così grave da togliere il fiato’. Il 69% del campione intervistato afferma di dover rinunciare allo sport almeno una volta al mese, il 65% di assentarsi dal lavoro almeno qualche giorno al mese e l’85% di avere un impatto negativo sulla performance lavorativa, a causa dello scarso riposo notturno per via dei sintomi (per il 44%). Mentre il 59% la ritiene fonte di stress, motivazione per cui 1 paziente su 2 sceglie di non frequentare luoghi affollati. Tutto questo si accompagna a sentimenti di frustrazione e depressione nel 50% del campione. “Molte persone che soffrono di asma grave tendono a sottovalutare la propria patologia, intervenendo spesso con cicli di corticosteroidi che, non solo non controllano l’infiammazione, ma spesso producono seri effetti collaterali anche permanenti”, ha sottolineato Francesca Puggioni, vicedirettore di Medicina personalizzata Asma e Allergologia all’Humanitas di Milano, mentre Giorgio Piacentini, docente di Pediatria all’Università di Verona, ha spiegato come l’asma grave abbia un “significativo impatto sulla qualità di vita degli adolescenti che ne soffrono, perché tendono a rifiutare l’idea di essere ‘malati’ e a nascondere la propria condizione per timore di essere allontanati dalla propria cerchia di amici o conoscenti”.

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15 Giugno 2020
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