Sanità, Siud: “L’incontinenza urinaria si sconfigge con l’elettrostimolazione”

La dottoressa Antonella Biroli della Società italiana di Urodinamica intervistata dall'Agenzia Dire
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – “L’elettrostimolazione e’ un’arma che possiamo utilizzare per il trattamento dell’incontinenza urinaria. Si tratta dell’applicazione di uno stimolo elettrico a una struttura, che sia tipo nervoso sia muscolare, atto ad ottenere un effetto”. Lo fa sapere all’agenzia Dire la dottoressa Antonella Biroli, fisiatra dell’ospedale San Giovanni Bosco di Torino e referente della Commissione multidisciplinare della Societa’ italiana di Urodinamica, intervistata in occasione del 43esimo Congresso nazionale della Siud, in programma a Roma fino a sabato.

“Non si tratta di un’unica tecnica, ma di un insieme di tecniche- spiega Biroli- che variano per sede di applicazione e per caratteristiche dello stimolo che si va ad utilizzare. Si precede in un primo momento con la diagnosi del problema e con la diagnosi funzionale: cosi’, all’interno di un progetto terapeutico che viene definito, possiamo utilizzare l’elettrostimolazione secondo le caratteristiche ben definite e gli obiettivi che ci poniamo. In questo senso, possiamo utilizzarla sia nel campo dell’incontinenza urinaria da sforzo sia da urgenza, con modalita’ differenziate a seconda del problema”.

Per quanto riguarda invece il trattamento del dolore pelvico cronico, questo coinvolge diverse discipline ed e’ multimodale. “Nell’ambito del trattamento, quello riabilitativo gioca senz’altro un ruolo importante- spiega ancora la fisiatra- Un trattamento sia di tipo manuale sia strumentale va indicato a seconda delle caratteristiche del paziente, quindi secondo le caratteristiche del dolore, della fisiopatologia del dolore e della sintomatologia descritta dal paziente”.

Ma il messaggio che per l’esperta e’ importante lanciare e’ soprattutto questo: “Pur chiamandosi ‘dolore pelvico cronico’, la definizione di ‘cronico’ non deve essere una condanna- conclude la dottoressa Biroli- si tratta solo di un dolore che perdura nel tempo, ma oggi sono a disposizione armi terapeutiche multimodali in grado di agire nel tempo e di essere d’aiuto a chiunque soffre di questa patologia”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

15 Giugno 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»