Afghanistan, oppio e armi. Ricetta dell’Is e dei talebani/VIDEO

Ieri la notizia di un nuovo invio di militari statunitensi - circa 5mila - nella guerra in Afghanistan
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – “Da un lato abbiamo i Talebani, dall’altro lo Stato Islamico (Is) nella sua variante sul continente indiano, in particolar modo in Afghanistan e Pakistan, che sta dimostrando una forza e una capacità organizzativa sempre crescenti. Questo ha portato a un maggior numero di incidenti, di attacchi e morti. E ha portato lo stato afghano a non poter più gestire il livello di conflittualità del Paese e dover dipendere sempre più dalle forze statunitensi, come già accaduto in passato”. Così Claudio Bertolotti, analista strategico per Itstime (Italian Team for Security, Terroristic Issues and Managing Emergencies), già capo sezione di contro-intelligence della Nato in Afghanistan dal 2005 al 2008, descrive all’agenzia DIRE la situazione nel Paese all’indomani della notizia di un nuovo invio di militari statunitensi – circa 5mila – nella guerra in Afghanistan. La decisione rientra in “una strategia adottata da Trump e finalizzata a contenere e contrastare lo sviluppo di ulteriori fenomeni insurrezionali” dice Bertolotti, che ha parlato a margine di una conferenza su islamismo e terrorismo organizzata ieri alla Camera.

Di “strategia” si tratterebbe, dunque, anche se quella guerra è da considerarsi già “persa”, aveva detto lo stesso analista, già alcuni giorni fa, in un’intervista al sito d’informazione ‘Lookout News’. Pur senza forze militari internazionali che li sostengono, talebani e altri gruppi armati hanno un altro alleato sul terreno: l’oppio, la cui produzione, secondo stime dell’agenzia sulle droghe dell’Onu, è cresciuta del 43 per cento tra 2015 e 2016, con un aumento del 10 per cento degli ettari consacrati al papavero da cui si ricava lo stupefacente (da 183 a 201mila). “E’ un circolo vizioso, virtuoso dal punto di vista dei talebani, o meglio di tutti i gruppi di opposizione armata che sono operativi in Afghanistan- commenta Bertolotti- il Paese produce circa il 90-92 per cento dell’oppio mondiale e questo contribuisce ad alimentare uno stato di guerra. Tanto più oppio si possiede e si riesce ad immettere nel mercato del narcotraffico, tanto più denaro per acquistare armi si riesce ad ottenere: un armamento ricco significa maggior capacità di controllo del territorio. E più controllo sul terreno significa più possibilità di coltivare e commercializzare oppio e oppiacei. L’economia di guerra dell’Afghanistan si basa prevalentemente sulla produzione di oppio come prodotto interno. Per quanto riguarda i fondi provenienti dall’esterno, si tratta di donazioni della comunità internazionale”.

di Giulia Beatrice Filpi, giornalista

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»